Mai come oggi la corsa allo sviluppo di un vaccino vede così tanti candidati. Più di centosettanta aziende stanno infatti concorrendo alla realizzazione del rimedio farmaceutico più famoso di sempre: il vaccino contro il Covid-19.

 

Un po’ di numeri

L’Unione Europea aveva ordinato 200 milioni di dosi ed è pronta a esercitare l’opzione per altre 100 mila. Il Regno Unito ne aveva ordinate 30 milioni. Ma oggi Johnson ha parlato di 40 milioni. Gli Stati Uniti, che puntavano molto sul vaccino di Moderna, hanno ordinato 100 milioni di dosi ma hanno l’opzione per arrivare a mezzo miliardo. Il Giappone ha prenotato 30 milioni di dosi e il Canada altre 20, con l’opzione di arrivare a 76 milioni.

 

La voce dell’EMA

L’Ema ha rotto gli indugi e oggi ha annunciato sul suo sito di aver avviato la rolling review, la procedura accelerata, per l’approvazione del vaccino anti Covid 19, quello di Oxford a cui si lavora anche in Italia. Ma nella forsennata corsa al vaccino anti Covid-19 che vede centinaia di candidati in tutto il mondo, notizie, annunci e indiscrezioni si susseguono frenetici. Più o meno attendibili più o meno rassicuranti, o addirittura inquietanti. Come quella riportata dal New York Times, secondo cui il governo cinese starebbe procedendo alla somministrazione su larga scala di tre vaccini senza attendere la conclusione dei trial clinici. Primi a essere inoculati i dipendenti pubblici e il personale delle farmaceutiche produttrici dei vaccini, a seguire gli insegnanti, i lavoratori dei supermercati e chi viaggia in aree a rischio.

 

Numeri generali

I casi di Covid nel mondo hanno superato i 59 milioni, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University, mentre i decessi confermati sono 1.399.782 dall’inizio della pandemia. E anche in Italia i contagi continuano a salire: l’ultimo bilancio, relativo al 24 novembre, è di 25.853 nuovi casi e 722 morti.

 

I primi tre vaccini in arrivo a confronto

Pfizer e Moderna hanno prodotto una soluzione che funziona allo stesso modo, si basa cioè su quello che viene chiamato un vaccino di tipo RNA. In sostanza con l’iniezione del vaccino vengono introdotte nel nostro organismo delle informazioni generiche che attivano i ribosomi, dei particolari organismi adibiti alla lettura delle informazioni genetiche, per la produzione della proteina spike del coronavirus. Questa proteina attiva poi un risposta immunitaria che permette al corpo di produrre gli anticorpi in grado di bloccare l’infezione nel caso in cui dovessimo entrare a contatto con il virus.

AstraZeneca invece ha optato per un’altra tipologia di vaccino, quella tradizionale. Il metodo classico dei vaccini prevede infatti l’iniezione diretta della proteina spike del coronavirus. Si tratta del cosiddetto vaccino vettore virale che utilizza una versione indebolita di un virus che è stato geneticamente modificato e che quindi non è in grado di infettare l’uomo. Tutte e tre le soluzione prevedono una doppia somministrazione: dopo circa 28 giorni deve essere effettuata una nuova iniezione.

 

L’OMS spinge per l’obbligatorietà

Dopo le dichiarazioni passate un po’ in sordina di Arcuri e la proposta choc di Faraone, anche Walter Ricciardi sembra aprire a un’ipotetica obbligatorietà del vaccino anti Covid.

Ma il professore di Igiene dell’Università Cattolica e consulente scientifico del ministero della Salute, per ora, non si sbilancia troppo, il segnale che qualcosa bolle in pentola c’è eccome.

“Per il momento – spiega Ricciardi ad Agorà su Rai 3 – ho consigliato al ministro di prevedere la volontarietà per gli adulti. Ma se capissimo che serve il 90-95% di copertura per ottenere l’immunità di gregge si potrebbe valutare anche l’obbligo”.