L’epidemia di coronavirus, che ha costretto il governo a dichiarare il lockdown nell’intero paese, ci ha obbligati a cambiare del tutto ogni nostra abitudine. E con l’arrivo dell’estate, per molti italiani il dilemma adesso sarà come e dove trascorrere le vacanze. E forse, tutti noi potremmo ritrovarci inevitabilmente “costretti” a riscoprire la campagna.

Un luogo che con l’avvento delle metropoli e dell’industrializzazione è finito sempre più ai margini delle nostre scelte di vita, scontando uno spopolamento che nella storia non si era mai visto. 

L’impossibilità di trascorrere le vacanze all’estero 

Anche perché, al di là delle indiscrezioni che filtrano dai giornali che ci dicono che il governo già a giugno potrebbe consentire gli spostamenti tra le regioni, di sicuro gli italiani non andranno in vacanza all’estero. Sia perché forse sarà lo stesso governo ad impedirlo allo scopo di contenere il virus, sia perché la paura di spostarsi da parte dei cittadini rimane forte.

Manuel Mandelli è il fondatore di Bluepillow, un’azienda che si occupa di gestire case vacanze. A suo parere, al di là delle restrizioni governative, in ogni caso l’80 per cento degli italiani sceglierà di non andare all’estero per almeno un anno. 

Inevitabilmente quindi, le persone trascorreranno le loro vacanze in Italia, e c’è una grande possibilità che la campagna diventi la meta più ambita. Questo anche perché offre degli spazi che rendono più semplice rispettare il distanziamento sociale. Oltre al fatto che dopo due mesi di quarantena passati tra le grigie e claustrofobiche mura di una città, la voglia di ritrovare il contatto con la natura potrebbe rivelarsi quasi un bisogno necessario e fisiologico. 

La storia insegna che epidemia e lockdown hanno sempre “ridisegnato” l’urbanistica

D’altronde le grandi epidemie e i conseguenti lockdown nella storia sono sempre esistiti. E hanno quasi sempre prodotto come conseguenza uno spostamento verso la campagna, considerata un’area più protetta e salutare. 

Richard Sennett è un professore di urbanistica che insegna al Mit, oltre ad ricoprire il ruolo di consulente per le Nazioni Unite. Secondo il suo giudizio, a breve a causa di questa epidemia, assisteremo nel mondo a un consistente spostamento, soprattutto da parte della popolazione più agiata, dalla città alla campagna.

Anche perché le persone avranno la possibilità di trascorrere le vacanze in abitazioni molto più grandi ed economiche. Ma in Italia, soprattutto al sud, potrebbe avvenire lo stesso anche per la classe media e quella più disagiata. Sono tantissime infatti i cittadini che sin dal dopoguerra pur vivendo in città, hanno sempre acquistato dei terreni in campagna lasciati in eredità di generazione in generazione. Oltretutto, sempre secondo Sennett, il fatto che lo smart working assumerà un ruolo sempre più importante a causa del Covid-19, renderà le persone libere di scegliere dove andare a vivere o passare le loro vacanze. 

Non solo vacanze: la campagna potrebbe essere l’unica opportunità per chi ha perso il lavoro

Ma è probabile che la campagna non verrà riscoperta soltanto come luogo dove vivere in relax qualche giorno le proprie ferie.

Essendo infatti uno degli ambienti più sicuri per proteggersi dall’epidemia, molte persone che hanno perso il lavoro, potrebbero trovare un nuovo impiego nell’agricoltura.

In Inghilterra ad esempio, si è già registrato un record, per quanto riguarda le persone che hanno scelto di abbandonare la città e andare a lavorare in campagna come raccoglitori di frutta  e verdura. Una ricerca condotta da Totalijobs su questo fenomeno, ha rilevato dei numeri sconcertanti. Le ricerche su Google di lavori come raccoglitore di frutta o lavoro agricolo sono infatti aumentate del 338 per cento nel primo caso e del 107 per cento nel secondo. 

Il progetto JobinCountry per portare nuovi lavoratori in campagna

In Italia invece si sta scontano una vera proprio emergenza riguardo la mancanza di lavoratori nell’agricoltura.

Coldiretti ha infatti di recente prodotto una stima che indica che quest’anno si sconterà un’assenza pesantissima. Si tratta infatti di circa 370 mila stranieri nei campi che per la prima volta non potranno venire nel nostro paese a lavorare nei campi. 

Per tentare di rimediare a questo, Coldiretti ha avviato un progetto denominato Jobincountry, che attualmente è stato realizzato in via sperimentale in Veneto. Il riscontro da parte della popolazione è andato oltre le aspettative. Solo nella prima settimana dal lancio di questo progetto, sono già oltre 1500 gli italiani che hanno aderito per lasciare la città e andare a lavorare in campagna. Si tratta di persone provenienti da qualunque ceto e settore lavorativo. Da operai, a responsabili marketing, personale del settore turistico e studenti.

Naturalmente questo avviene perché purtroppo la crisi economica innescata dal coronavirus ha già provocato migliaia di licenziamenti. 

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Insomma, sembra sempre più probabile che il coronavirus ci porterà a riscoprire la campagna dopo decenni di progressivo abbandono e spopolamento. E chissà che questo, soprattutto per chi era abituato a trascorrere le proprie vacanze all’estero, non riporti quella passione per le aree rurali che a partire dal secondo dopoguerra si è progressivamente persa, in particolar modo nel Nord Italia.