Importante scoperta degli scienziati britannici del Medical Research Council. Nasce il “batterio invincibile. Pare una battuta ma è la semplice verità: i ricercatori d’Oltremanica hanno isolato un batterio sintetico inattaccabile dai virus. Il motivo? Non ne comprende il linguaggio e quindi non può aiutarli a replicarsi, costringendoli a soccombere. La sensazionale scoperta, illustrata sulla rivista “Science”, apre la strada alla possibilità di ottenere microrganismi dal patrimonio genetico modificato. Da trasformare in antivirali, antibiotici o antitumorali. I batteri invincibili potrebbero essere utili anche per la realizzazione di nuove plastiche biodegradabili. Insomma, un grande risultato per la biologia sintetica. Dopo oltre 20 anni di esperimenti aleatori, il batterio resistente ai virus è qualcosa di tangibile, ottenuto spingendo al massimo la tecnologia alla base della vita sintetica.

Il “batterio invincibile”

I ricercatori britannici sono partiti modificando uno dei batteri più comuni al mondo, l’Escherichia coli. Oltre agli amminoacidi che esistono in natura, i cosiddetti amminoacidi “canonici”, il suo codice genetico è stato arricchito utilizzando per la prima volta più amminoacidi che in natura non esistono. Un modo di agire davvero rivoluzionario, visto che sino ad oggi le sostituzioni erano state fatte singolarmente. Coordinati da Wesley E. Robertson e da Jason W. Chin, i ricercatori hanno modificato i pacchetti nei quali è organizzata l’informazione genetica. In condizioni naturali, questa è contenuta nelle quattro lettere in cui è scritto il Dna: è organizzata in 20 amminoacidi, a loro volta confezionati in 64 pacchetti chiamati codoni. Ebbene, sono proprio i codoni a contenere tutte le istruzioni necessarie per fabbricare le proteine. A leggerli e a permettere di assemblarli è la molecola chiamata Rna di trasferimento (tRna).

Un codice genetico sconosciuto

Partendo da questo corredo naturale del batterio i ricercatori hanno rimosso alcuni codoni e alcune sequenze di tRna, sostituendole con sequenze artificiali. Così facendo, il batterio ottenuto non ha più la capacità di leggere il codice genetico dei virus. Un passaggio fondamentale, visto che i virus si riproducono sfruttando proprio la capacità delle cellule di leggere tutti i pacchetti di informazione del loro genoma. Il nuovo batterio, però – è proprio il caso di dirlo – è completamente “analfabeta”. Di conseguenza quando il virus entra nella cellula non trova nessun aiuto per replicarsi. L’infezione, dunque, non può avvenire.

Conquista della biologia sintetica

Per il genetista Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata, il risultato “è una conquista della biologia sintetica”. Come ha riferito all’Ansa, la nuova tecnologia consente “non solo di leggere il DNA o di modificarlo per la terapia genica, ma anche di riscrivere il codice, modificandolo per ottenere proteine non esistenti in natura sulla base dei 20 aminoacidi conosciuti”. Proteine contenenti “tre distinti amminoacidi non canonici”, che permettono di “riprogrammare le nostre cellule a tradurre diversi eteropolimeri nuovi con diverse e sconosciute funzioni”.

Farmaci anticancro

Secondo Jason W. Chin, questi batteri possono essere trasformati in “fabbriche programmabili e rinnovabili di molecole con nuove proprietà”. I benefici? La produzione di nuovi farmaci, come antivirali, antibiotici e farmaci anticancro. L’obiettivo, conclude il ricercatore, è “utilizzare questi batteri per costruire grandi polimeri sintetici per nuovi materiali e nuovi farmaci, come plastiche biodegradabili che possano dare un contributo alla bioeconomia circolare”.