Nulla sarà più come prima. Una profezia apocalittica, solo un anno e mezzo fa. Ma che ora risuona come la “normalità”. E se prima della crisi pandemica parlare di “smart working” sembrava quasi un’eresia, oggi invece sta diventando una modalità lavorativa particolarmente apprezzata. Insomma, alla gente piace stare a casa, lavorare in ciabatte, nella sicurezza delle proprie quattro mura… Al di là delle facili battute, è questo il trend che sta caratterizzando la maggior parte delle aziende a livello internazionale. Un po’ come succede alla Apple e dalle parti di Facebook e Twitter. Con dei distinguo: mentre dalle parti di Cupertino lo smart working riguarderà tre giorni alla settimana ed è osteggiato dalla proprietà, gli altri due giganti della Silicon Valley permetteranno ai propri dipendenti di agire sempre presso il proprio domicilio.

Smart working e Apple

Cominciamo dalla Apple. Il sito “The Verge” è entrato in possesso della lettera scritta dai dipendenti all’ad Tim Cook e alla direzione esecutiva di Apple. L’azienda ha informato le maestranze che, dopo oltre un anno di smart working forzato a causa della pandemia, bisogna rientrare in ufficio. In una nota inviata da Tim Cook ai dipendenti, il Ceo ha esposto il piano: lavoro in sede il lunedì, il martedì e il giovedì, a partire dall’autunno. Da remoto per due volte a settimana. “Nonostante quello che siamo riusciti a fare mentre eravamo a distanza, la verità è che abbiamo perso qualcosa di essenziale in questo ultimo anno: noi stessi”, scrive Cook nella missiva ai dipendenti. E ancora: “Le videoconferenze hanno accorciato le distanze tra noi, di sicuro, ma ci sono cose che semplicemente non possiamo replicare”.

Flessibilità

Apriti cielo. La parola d’ordine è “flessibilità”. I dipendenti, insomma, vorrebbero scegliere autonomamente se lavorare da casa o in ufficio. Un messaggio affidato ad una contro-lettera per Cook. Che recita così: “Vorremmo cogliere l’occasione per comunicare una preoccupazione crescente tra i nostri colleghi. La politica di Apple sul lavoro flessibile e le posizioni attorno ad esso hanno già costretto alcuni di noi a smettere. Senza l’inclusività che la flessibilità porta, molti di noi sentono di dover scegliere tra una combinazione delle nostre famiglie, del nostro benessere e dell’essere autorizzati a fare il nostro lavoro migliore, o far parte di Apple”. E ancora: “Nell’ultimo anno ci siamo spesso sentiti non solo inascoltati, ma a volte ignorati”. Quindi “Chiediamo formalmente di conoscere l’impatto ambientale del ritorno al lavoro di persona, e come la flessibilità permanente a distanza potrebbe compensare tale impatto”.

L’esperienza di Facebook

Tutto il contrario di quanto sta succedendo in casa Facebook. Secondo quanto menzionato in una nota interna dal ceo Mark Zuckerberg, tutti i dipendenti a tempo pieno dell’azienda potranno continuare a lavorare da casa anche dopo la pandemia. Come racconta la CNBC, Zuckerberg è convinto che “un buon lavoro può essere svolto ovunque. Sono ancora più ottimista sul fatto che il lavoro a distanza su larga scala sia possibile, in particolare poiché la presenza di servizi video da remoto e la realtà virtuale continuano a migliorare”. Un discorso che assomiglia tanto a quello fatto a San Francisco dai dirigenti Twitter ai loro impiegati.