È iniziato un vero e proprio scontro tra tra i consorzi italiani che si occupano della tutela dei prodotti Dop e Igp e la Cina.

Un clima di tensione nato in seguito alla decisione del governo di Pechino di modificare una legge del 2017.

L’aggiornamento di questa normativa equipara infatti i consorzi di tutela a delle organizzazioni no-profit. Diverse le conseguenze generate da questo cambiamento, tra cui ad esempio quella di dotarsi obbligatoriamente di un rappresentante legale cinese per poter svolgere qualunque tipologia di attività promozionale all’interno della Cina.

Una decisione che non è affatto piaciuta ai rappresentanti dei consorzi italiani, che hanno dichiarato adesso l’intenzione di non prendere parte ad alcuni eventi promozionali previsti per il mese di maggio in segno di protesta. 

Prodotti Dop e Igp, i consorzi chiedono aiuto al governo italiano

L’associazione per i consorzi ha inoltre chiesto aiuto al governo italiano per iniziare un’opera di mediazione con l’esecutivo cinese sul tema. L’appello è stato lanciato sia al Ministero delle Politiche Agricole che a quello degli Esteri, anche se per il momento, non è ancora arrivata nessuna risposta istituzionale in merito.

Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia ha spiegato però che, se il governo italiano non si è ancora pronunciato sulla questione, la Commissione Europea si è invece già messa a disposizione per contattare le autorità cinese e trovare un compromesso. Nel caso in cui però non venga raggiunta una soluzione che convinca i consorzi italiani, Baldrighi ha precisato che “siamo pronti a chiedere ai nostri 26 Consorzi associati, di boicottare la partecipazione al padiglione italiano organizzato da Ice che si terrà in Cina nel prossimo mese di maggio”. 

La richiesta dei consorzi al governo italiano

L’auspicio rimane però naturalmente quello di poter risolvere questa controversia attraverso la diplomazia. I consorzi inoltre, hanno di recente avanzato alcune richieste durante l’audizione riguardante la discussione del Piano nazionale di Resilienza del nostro paese. Al governo, i rappresentanti del consorzio hanno richiesto in primo luogo la creazione di un plafond dedicato esclusivamente al loro comparto.

Un piano però che deve avere come obiettivo finale quello di dare il via a dei progetti per un investimento totale di almeno 500 milioni di euro. Secondo i consorzi, l’attuazione di questa proposta porterà nel medio termine alla creazione di almeno 20 mila nuovi posti di lavoro. Una mossa dunque che potrebbe dare una scossa di un certo rilievo all’occupazione, in un momento di grande contrazione economica come quello che stiamo attraversando. E che oltretutto, aiuta il nostro paese anche ad incentivare quella transizione ecologica che tutti i partiti ritengono inevitabile e doverosa attuare. 

Un comparto economico da oltre 16 miliardi di euro

D’altronde, parliamo di un comparto economico che, come ha ricordato di recente anche il presidente di Origin vale 16,9 miliardi di euro, con 180mila operatori e 285 Consorzi di tutela, per questo è necessario che il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” possa procedere in modo spedito”. L’associazione chiede inoltre al governo che possa essere pubblicato un bando che abbia però determinati criteri sulla spesa massima e su cui “successivamente, i singoli Consorzi o le singole filiere possono presentare un Contratto di filiera-distretto”. Un intervento che secondo i rappresentanti dei consorzi permetterà di efficientare ulteriormente l’intero sistema produttivo. 

Prodotti Dop e Igp, le dichiarazioni del direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano

Anche il direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano Riccardo Deserti si è espresso positivamente riguardo questa proposta. L’uomo infatti, che occupa anche la carica di vicepresidente di Origin, ha spiegato che varare questo bando secondo le condizioni espresse dai consorzi, consentirebbe di dare una spinta molto forte all’intero settore. 

Leggi anche: Covid 19 e meta 2050, il lungo cammino, ad ostacoli, delle energie rinnovabili

E per farne comprendere la portata, Deserti ha invitato le parti in causa a riflettere sulle conseguenze benefiche di “un bando che coinvolga mille imprese italiane che investono singolarmente sul territorio somme pari a circa 20-40mila euro, a cui si aggiungono i servizi orizzontali a progetto da circa 50-80 milioni di euro, con un ritorno notevole per le aziende e l’economia del Paese in termini di infrastrutture, formazione, occupazione, sviluppo rurale ed entrate economiche”.