Fa un certa impressione pensare come ormai l’utilizzo delle mascherina anti-Covid siano entrate a fare parte della nostra quotidianità. Eppure, parliamo di un dispositivo di protezione che è stato introdotto da nemmeno un anno. Ma d’altronde, la velocità e la forza con cui la pandemia di coronavirus è entrata nelle nostre vite ci ha catapultati dentro una situazione forse unica nella storia recente dell’umanità. 

Mascherine anti-Covid: cosa pensano gli esperti

Resta però il fatto che nonostante il governo continui ad insistere sulla loro efficacia e le ordinanze comunale e regionali che ci obbligano ad utilizzarle siano sempre più numerose, bisogna anche considerare che al momento non ci sono delle vere e proprie evidenze scientifiche circa la loro reale utilità. E nel mondo scientifico non esiste nemmeno un consenso unanime sul tipo di ricerche da svolgere per appurare la loro efficacia. 

Durante i primi mesi dell’epidemia, la tesi era quella che il virus si trasmettesse toccandosi il naso o la bocca dopo essere entrati in contatto con superfici contaminate. Successivamente si è poi scoperto che il coronavirus era in grado propagarsi anche per via aerea

In realtà questo sospetto tra gli scienziati c’era stato da subito. Il problema però è che la capacità di produzione delle mascherine anti-Covid non era assolutamente proporzionale ai bisogni della popolazione. E dunque si decise di privilegiare e porre l’attenzione sulle norme igieniche fondamentali, come lavarsi accuratamente le mani e sanificare le superfici. 

Mascherine anti-Covid: gli studi sulla loro reale efficacia

Adesso, a distanza di mesi da quando è iniziata la pandemia, le ricerche e i dati sull’efficacia di questi dispositivi di protezione iniziano ad essere consistenti. Uno studio americano condotto da Health Affairs ha stimato come l’utilizzo delle mascherine anti-Covid abbia contribuito in modo determinato a prevenire circa 450 mila contagi. 

Così come un’altro studio condotto da MedRxiv ha messo in evidenza come la mortalità da coronavirus sia inferiore di circa quattro volte rispetto ai luoghi dove non era previsto l’uso della mascherina. Certo, va però precisato che il problema di questo tipo di ricerche è che danno per scontato che nei luoghi in cui vige l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione, questo sia realmente rispettato dalla popolazione. 

Ma in realtà, non esiste un modo per verificare che questo accada davvero. E dunque, è abbastanza complicato stabilire quale sia stata realmente l’incidenza delle mascherine anti-Covid sulla prevenzione dei contagi. Molti esperti sostengono che soltanto nel momento in cui le misure restrittive saranno attenuate, si potrà valutare la reale efficacia del loro utilizzo. 

Coronavirus, l’importanza delle comunicazioni istituzionali dei governi

Molti scienziati cercano poi di porre l’attenzione sul fatto che le mascherine anti-Covid abbiano un’efficacia che va oltre la loro reale utilità da un punti di vista prettamente scientifico. Indossandole infatti le persone tendono a sviluppare un certo di atteggiamento.

Ovvero, si tende a mantenere una maggiore attenzione su quello che ci circonda e sui possibili pericoli di contagio a cui possiamo andare incontro. Per questo, molti ricercatori invitano i governi a far passare il messaggio che indossare la mascherina sia innanzitutto un gesto altruista. Con questo tipo di comunicazioni istituzionali infatti, si possono innescare dei comportamenti virtuosi tra i cittadini fondamentale per il contenimento del virus. 

In conclusione, che le mascherine siano uno strumento utile per proteggerci contro il virus è sicuramente vero. Non bisogna però dimenticare che in ogni caso non esistono ancora delle ricerche scientifiche risolutive in merito. Sicuramente nei prossimi mesi arriveranno delle pubblicazioni che ci aiuteranno a capire meglio.

Leggi anche: “Italie”, la start-up che darà valore al Made in Italy