La data si avvicina sempre di più. Dal 15 ottobre sarà obbligatorio mostrare il green pass per accedere in tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, sia per i dipendenti che per i lavoratori autonomi. Dalla validità del Certificato verde alle esenzioni, dai tamponi alle sanzioni, dai controlli alla tutela della privacy, dalla sostituzione degli assenti allo smart working. Sono ancora tanti i dubbi che attanagliano sia i lavoratori sia i datori di lavoro. Intanto, a scanso di equivoci, la nozione basilare: il green pass è obbligatorio per tutti i lavoratori. Non solo quelli pubblici e privati ma anche gli autonomi e i somministrati. L’obbligo riguarda persino eventuali volontari che dovessero entrare in azienda. La tempistica? Fino al 31 dicembre, termine dello stato di emergenza. Per ora.

Green pass e sanzioni

La regola è semplice: chi non mostrerà il green pass non potrà lavorare. In tal caso, per il lavoratore scatterà l’assenza ingiustificata e quindi sarà sospeso il pagamento dello stipendio. Al contrario di quanto preventivato, il Governo ha deciso di non prevedere alcuna sanzione disciplinare. Esistono dei distinguo. L’obbligo di green pass non si applica a coloro che esibiranno un certificato medico in cui – per specifici motivi di salute – si certifica che il lavoratore non può essere vaccinato. Le certificazioni possono essere rilasciate dai medici dei servizi vaccinali o dai medici di base. Altro capitolo, i lavoratori che entrano in azienda senza pass. Oppure ne hanno uno falso o perché sfuggono ai controlli a campione. In tali casi, scattano le sanzioni disciplinari. Nei casi più gravi diversi giuslavoristi non escludono la possibilità del licenziamento. Oltre a questo, è prevista una sanzione amministrativa che può andare da 600 a 1.500 euro.

Verifiche e responsabilità

La verifica del green pass può essere effettuata mediante la scansione del QR code, utilizzando esclusivamente la App “VerificaC19”. Le attività di verifica non comportano, in alcun caso, la raccolta dei dati dell’intestatario. Come ricorda il “Corriere della Sera” “Il decreto 127 del 21 settembre permette il controllo a campione ma giuslavoristi e la stessa Confindustria lo sconsigliano. L’articolo 2087 del Codice civile, infatti, pone in capo all’imprenditore la responsabilità della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Se si verificassero focolai dovuti all’ingresso di dipendenti non controllati l’imprenditore potrebbe trovarsi a dover giustificare la sua scelta”. Insomma, il comportante più idoneo, proprio per evitare guai successivi, è il controllo all’ingresso del luogo di lavoro.

Sostituzione del lavoratore

Altra informazione importante: il lavoratore assente senza green pass non può essere sostituito nelle aziende con più di 15 dipendenti. Lo si può fare in quelle sotto i 15 dipendenti per un periodo di 10 giorni, rinnovabile per altri 10. Ancora da comprendere quale tipo di contratto da utilizzare per la sostituzione. Ricordiamo, infine, che il tampone è a carico del lavoratore. Ma il decreto non impedisce al datore di lavoro di pagarlo in caso le parti raggiungessero un accordo in questo senso.