L’introduzione del Green pass obbligatorio per accedere a ristoranti, mezzi pubblici e grandi eventi fa certamente discutere. Ma ci si sta spingendo anche oltre. Il gigante di Mountain View Google ha deciso di estendere lo smart working per i lavoratori fino al 18 ottobre. Ma nella Silicon Valley statunitense fioccano le società che imporranno l’obbligo vaccinale per i propri dipendenti. Lo stesso farà Facebook, che chiederà ai dipendenti che intendono rientrare in presenza di sottoporsi alla vaccinazione. “Richiederemo a chiunque lavori in un o dei nostri campus americani di essere vaccinati”, affermano i responsabili del social network. E in Italia la prima ad aprire alla vaccinazione obbligatoria è la mantovana Sterilgarda, una delle più importanti aziende alimentari nazionali. Subito dopo l’annuncio, sono piovute polemiche a non finire. Ecco cosa sta accadendo, in Italia e nel mondo.

Il caso Sterilgarda

Tutto nasce da una lettera che i dirigenti di Sterilgarda hanno inviato ai loro dipendenti. Nel testo si legge che “dal mese di settembre 2021, a chi risulterà privo di Green pass per la mancata sottoposizione all’iter vaccinale” potrebbero essere “attribuite mansioni diverse da quelle normalmente esercitate e tali da escludere rischi di contagio per contatti con altri dipendenti”. Se poi la modifica della mansione non fosse possibile, nella lettera si precisa anche che “il lavoratore non verrà ammesso in azienda, con sospensione della retribuzione”. Senza stipendio quindi, ma non licenziati, come spiega l’impresa in una nota successiva. “In nessuna parte del testo si è mai minacciato di licenziare alcuno. Abbiamo fatto presente che il diritto alla salute dei dipendenti e delle loro famiglie deve essere salvaguardato al pari del diritto di ognuno”.

Confindustria e sentenze

Fin qui la cronaca. Ma cosa dice effettivamente la legge? Anche Confindustria ha preso una posizione forte in tal senso: “L’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione. Qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell’azienda”. Insomma, c’è bisogno di una legge, anche alla luce di una recente ordinanza del tribunale di Modena che ha rigettato il ricorso presentato da due fisioterapiste di una Rsa sospese dall’azienda dopo aver rifiutato il vaccino.

Cosa dice la legge

A tal proposito, si è espresso dalle colonne del Corriere della Sera il giuslavorista Pietro Ichino: “L’imprenditore ha il potere e dovere di assicurare il massimo possibile di sicurezza e igiene nel luogo di lavoro. Ora che la vaccinazione anti-Covid è disponibile per tutti, gli imprenditori fanno bene ad adottarla come misura di sicurezza, anche prima che arrivi una legge che lo preveda in modo generalizzato”. Il riferimento è alla sentenza del Tribunale di Monza che si basa sull’art. 2087 del codice civile. In soldoni, se il rifiuto a vaccinarsi non dà luogo a sanzioni disciplinari, può comportare conseguenze sul piano della valutazione oggettiva dell’idoneità alla mansione. Quindi, per chi lavora a contatto con il pubblico oppure in spazi chiusi vicino ad altri colleghi, la mancata vaccinazione può costituire un motivo per sospendere il lavoratore senza retribuzione.