“Ti chiedi se un giorno il vaccino servirà per votare o per andare al pronto soccorso. Non è ancora così, per ora si parla di altre limitazioni. Niente bar o ristoranti, niente cinema e teatri, non si potrà salire su treni e aerei. Si discute sulla scuola. Non ci saranno insegnanti scettici. Il vaccino di fatto sta ridisegnando la carta dei diritti e l’idea di cittadinanza”. Inizia così un pezzo di Vittorio Macioce, giornalista de “Il Giornale”. Rivoluzionario? Non tanto, le domande, in questi giorni in cui i contagi da Covid stanno risalendo, sono legittime: servirà il “Green pass” per circolare liberamente e vivere una vita più o meno normale? Per quanto tempo? E se dovesse arrivare una nuova ondata di pandemia, che si fa, di nuovo tutti in casa con il lockdown, nonostante la carta verde? Tutte domande che presuppongono una modifica epocale dei paradigmi ai quali siamo abituati. Per vivere. Già, ma siamo pronti ad accettarli?

Green pass, sicurezza e libertà

Secondo Macioce, ci troviamo di fronte al più classico bivio: “sicurezza o libertà?”. Tutte le civiltà si muovono su questa linea. La Cina è più verso lo zero (sicurezza) e Inghilterra verso l’uno (libertà). “Ora il passaporto ti dice che ci sono cittadini pieni e altri dimezzati. I secondi sono tutti quelli che rifiutano il vaccino. È giustificato da ragioni superiori di salute pubblica”. Ma proprio il Green pass inserisce una sottile differenza che però diventa un masso nel campo filosofico delle libertà individuali: “Il passaporto riconosce i tuoi diritti. Tu sei vaccinato quindi non hai restrizioni. Solo che c’è un problema. Quei diritti sono inalienabili. Non li certifica lo Stato. Quei diritti sono tuoi. Lo Stato di emergenza da cui nasce il lockdown è già una forzatura. È una sospensione eccezionale delle libertà individuali. Il passaporto è peggio. È la certificazione che quei diritti non sono tuoi. È un passaggio di proprietà. Quei diritti non sono più inalienabili”.

Pro e contro

Già, ma fino a che punto, in un’emergenza epocale, lo Stato può difendersi, limitando le libertà individuali? Il quesito è uno, per sempre: possiamo farci negare la libertà individuale per il bene comune? Un punto di discussione che sta allarmando la politica, con una guerra tra chi non vuole rendere il vaccino obbligatorio e chi crede che il Green pass sia la negazione aberrante dei diritti individuali. Come ha scritto “il Sole 24 Ore”, “Alla sola ipotesi di introdurre anche in Italia il possesso del green pass per consentire l’accesso a stadi, ristoranti e altri luoghi pubblici si è risposto soprattutto con slogan. L’idea è stata liquidata come uno scherzo dal leader della Lega, definita ‘raggelante’ da Giorgia Meloni. Dall’altra parte, non manca chi auspica una soluzione del genere come una sorta di giusta punizione per i reprobi che si sono sottratti al dovere etico di vaccinarsi e propone addirittura di far pagare le cure a chi si ammala”. “Per colpa sua”…

La Costituzione

Ora: per la Costituzione la salute va tutelata come diritto fondamentale del singolo e come interesse della collettività. Ciò consente l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto “non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”, come ha stabilito la Corte costituzionale nel 2018. Sempre la Costituzione consente di introdurre limiti alla libertà di circolazione proprio per motivi di salute. Quindi, si potrebbe subordinare alla vaccinazione l’esercizio di professioni che impongono il contatto con molte persone, a maggior ragione quando si tratta di persone fragili. Pensiamo a medici, insegnanti, forze dell’Ordine.

Chi decide per noi?

Tutto vero, tutto giusto. Il passo successivo, diabolico, è un altro. Attenzione: chi deve decidere per noi? E soprattutto: quali sono i criteri per definire lo stato di emergenza? La deriva è sempre dietro l’angolo, con la paura che lo straordinario diventi ordinario e normalità. Insomma, per molti il rischio è che si possa arrivare ad abusare di questa libertà di privare la libertà… In tal senso, chiudiamo proprio con le parole di Macioce: “È una rivoluzione. È qualcosa che sgretola i principi fondamentali su cui si basa l’architettura liberal-democratica. Esagerato? È solo un passaggio temporaneo. È un’emergenza. Certo, ma una variante che può aprire a metamorfosi imprevedibili. Chi decide quando c’è o non c’è emergenza? E fino a che punto puoi spingerti nel nome della sicurezza? Chi segna il limite? Ci sono alcuni governi europei, ad Est, che stanno già teorizzando l’autoritarismo democratico. Sicuri che il passaporto sia un precedente passeggero?”.