Continua il batti e ribatti tra Stati Uniti e Cina sulle responsabilità di aver diffuso il Coronavirus nel mondo. Accuse pesanti che hanno innescato una vera e propria guerra tra le due superpotenze fatta di esternazioni, comunicati stampa e post virali.

La vicenda comincia già nel mese di Aprile, quando gli Stati Uniti, a seguito del crescente contagio insinuano che il virus sia partito dal noto laboratorio biologico Cino-Francese di Wuhan. Secondo gli Americani, che in quella prima occasione si affidarono ad un tweet del Presidente Donald Trump, qualcosa a Wuhan sarebbe andato storto. 

La risposta cinese non si fa attendere. Geng Shuang. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese parla alcuni giorni dopo durante la solita conferenza stampa dal quartier generale a Pechino.

 

Il portavoce risponde irritato alle accuse

Queste accuse non hanno presupposti fattuali. È semplicemente ridicolo” ha chiosato Shuang. Un esordio non proprio soft, di una conferenza dai toni particolarmente accesi. L’invettiva del portavoce si riversa contro “una manciata di politici americani, alla ricerca di un capro espiatorio per la loro risposta inefficace, che negano i fatti per denigrare e insultare la Cina e ricorrono alla manipolazione politica”.

Shuang sciorina con precisione meccanica i numeri della campagna diplomatica globale di Pechino per il Coronavirus. “Dall’inizio, il presidente Xi Jinping ha parlato al telefono 40 volte con 32 leader di Stato e capi di organizzazioni internazionali, il premier Li Keqiang 12 volte con 11 leader, il ministro degli Esteri Wang Yi 66 volte con 46 omologhi”.

Poi passa ai numeri della solidarietà, alle donazioni e agli “acquisti” che il governo cinese ha “facilitato”. “Questi atti di gentilezza incarnano il tradizionale valore cinese della reciprocità così come il grande cuore del popolo cinese e il suo spirito umanitario – ha detto Shuang, ma anche “il senso di una responsabilità globale di un grande Paese”.

Una chiosa è dedicata alle nuove geometrie di alleanze che Pechino sta disegnando sull’onda dell’emergenza. Una su tutte, quella con la Russia di Vladimir Putin. “Cina e Russia, come partner strategici in coordinamento per una nuova era, hanno cooperato da vicino per combattere il Covid-19 e promuovere di concerto una risposta internazionale”.

 

Perché gli USA accuserebbero la Cina?

Con una situazione interna delicatissima Trump sa bene che rischia di giocarsi la riconferma. Considerando poi le sue titubanze iniziali nell’affrontare la minaccia rappresentata dal virus, è facile ipotizzare perché gli attacchi americani contro la Cina stiano diventando via via sempre più violenti. 

Un nemico esterno a cui imputare il disastro che ha messo in ginocchio l’economia e la sanità degli Stati Uniti potrebbe ricompattare l’elettorato attorno al presidente.

Mike Pompeo in una recente conferenza stampa ha poi deciso di entrare a gamba tesa. “Questo è il classico tentativo di disinformazione comunista”, ha commentato, aggiungendo che “non è la prima volta che il mondo è stato esposto ai virus a causa di fallimenti avvenuti in un laboratorio cinese”. I cinesi ”hanno una storia di fallimenti in laboratori”, che vengono “non vengono gestiti secondo gli standard”. 

 

Il rapporto FIVE EYES

Tornando a Pompeo, il segretario ha basato le sue accuse su un rapporto di 15 pagine pubblicato dall’alleanza di intelligence “Five Eyes“, che riunisce i servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. I relatori affermano che la Cina avrebbe mentito sulla diffusione del contagio del coronavirus.

Il virus, infatti, sarebbe stato generato nella sede dell’Istituto di virologia di Wuhan, situato vicino al mercato della città. Il luogo da cui – secondo le versioni ufficiali – si sarebbe diffuso inizialmente. La relazione di intelligence, riferisce l’Australian Times, sostiene inoltre che le autorità di Pechino abbiano messo a tacere i critici alla gestione nazionale dell’epidemia, “distrutto” campioni di laboratorio e ostacolato i tentativi di altri studiosi internazionali di sviluppare un vaccino.

Infine Pompeo fa un paragone con gli Stati Uniti: ”Mentre in America gli scienziati ci avrebbero avvertito, avremmo scambiato informazioni e trovato una soluzione, in Cina c’è stato il un classico metodo della propaganda comunista“.

Da Pechino non sono ancora arrivate repliche mentre la Cnn ha messo sul tavolo un conto inquietante. Ad aprile, a causa del virus, è morto un americano ogni 44 secondi.

 

Un mistero inquietante

Un mistero avvolge la morte di Bing Liu, 37enne ricercatore dell’Università di Pittsburgh. L’uomo aveva fatto “scoperte molto significative” legate alle infezioni da Covid-19. Lo scienziato sarebbe stato ucciso da colpi d’arma da fuoco sabato 2 maggio, in quello che la polizia definisce un omicidio-suicidio. A riportare la notizia è la Cnn.

Bing stava facendo scoperte molto significative per la comprensione dei meccanismi cellulari che sono alla base dell’infezione da SARS-CoV-2 e delle annesse complicazioni”, ha affermato il dipartimento di biologia dove il 37enne lavorava.

I suoi colleghi lo descrivono come un eccezionale ricercatore e si sono impegnati a portare a termine il suo lavoro.

 

L’attesa delle prove

Dopo lo scambio di accuse tra Stati Uniti e Cina, il mondo attende le prove. Il problema principale è che il braccio destro di Donald Trump non ha ancora indicato espressamente quali siano queste prove. Non ha specificato nemmeno se la fuoriuscita del virus è avvenuta con cognizione di causa o in seguito a un incidente casuale. Il mondo esige risposte, semmai ci saranno. 

Trump, senza fornire dettagli, ha detto giovedì di aver visto le prove che l’Istituto di Virologia di Wuhan era la fonte. L’eco di una speculazione alimentata dai commentatori radiofonici di destra degli Stati Uniti su un laboratorio segreto.

La Cina nega le affermazioni. Persino il direttore del National Intelligence Office degli Stati Uniti ha affermato che gli analisti stanno ancora esaminando l’origine esatta dell’epidemia.