Cos’è la buccillamina? Si tratta davvero di uno studio in grado di combattere il Covid19? Alcuni scienziati americani ne sono convinti. 

Ma andiamo con ordine.  

I vaccini contro il coronavirus sembrano finalmente pronti per essere immessi sul mercato. Una bellissima notizia, che darà un contributo deciso a sconfiggere una pandemia che in pochi mesi è riuscita a mettere in ginocchio il mondo intero. Ma nonostante questo, non bisogna comunque dimenticare che siamo ancora lontani da poter mettere fine a questa epidemia.

Le terapie intensive infatti continuano ad essere affollate e la terza ondata prevista dagli scienziati nel 2021 potrebbe di nuovo riportarci a una situazione critica. 

Buccillamina, l’annuncio di Revive Therapeutics

Anche perchè, il vaccino non potrà essere disponibile nell’immediato per tutta la popolazione.

Per questo, diventa indispensabile trovare delle alternative per combattere questo virus. E in questo senso, la notizia arrivata da Revive Therapeutics, un’impresa che si occupa di produrre farmaci cannabinoidi contro le infezione rare, potrebbe dare un aiuto decisivo in tal senso.

L’azienda ha infatti annunciato che sta lavorando allo sviluppo di un farmaco contro il coronavirus. Si chiama buccillamina e si tratta di un farmaco attualmente utilizzato in Giappone e Corea del Sud per curare l’artrite reumatoide. 

Buccillamina, l’approvazione della Food and Drugs Administration è già arrivata

Nel mese di luglio, Revive ha ottenuto il benestare della Food and Drugs Administration per condurre uno studio. Lo scopo è quello di verificare la sicurezza di questo farmaco nel trattamento dei pazienti affetti da coronavirus. Inoltre, uno studio condotto di recente dall’università della California sembra confermare che la buccilamina riesca a ridurre molti effetti collaterali riconducibile al virus.

Adesso dunque, la speranza è che questo farmaco possa diventare un trattamento chiave nella cura al coronavirus. Fino quando naturalmente, come spiegato in precedenza, non saranno disponibili i vaccini. Il problema però, che potrebbe rendere ancora più importante il farmaco prodotto da Revive, è che negli ultimi giorni si sono scatenate alcune polemiche contro il vaccino prodotto da Pfizer. 

Vaccino anti coronavirus, il problema delle reazioni allergiche 

Diversi scienziati infatti stanno denunciando il fatto che questo stia creando delle reazioni allergiche che non lo rendono sicuro come si pensava. Alcuni giorni fa ad esempio Moncef Slaoui, ricercatore tunisino a capo della task force voluta da Donald Trump per la sintetizzazione del vaccino anti Covid, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla CNN che faranno sicuramente discutere.

L’uomo ha infatti spiegato che queste reazioni allergiche sono più frequenti del previsto nei soggetti che hanno assunto il vaccino. Un’affermazione che è stato ripresa dal quotidiano inglese “The Sun” che ha inoltre aggiunto che attualmente negli Usa, almeno sette persone hanno già sviluppato questo effetto collaterale. 

Ipotesi di un vaccino ad hoc per chi soffre di allergie

Un dato curioso però è che il vaccino è stato già testato nel Regno Unito su un campione di 600 mila persone. E tra queste, solo due persone hanno sviluppato questo tipo di reazione allergica. E proprio per questo motivo, Slaoui ha spiegato ai giornalisti che si sta riflettendo se avviare degli studi clinici in proposito. Lo scopo sarà quello di comprendere se non sia il caso, di fronte a questi dati, di iniziare a pensare di sviluppare dei vaccini a parte per coloro che soffrono di allergie.

Leggi anche: Aibnb, la quotazione in Borsa e il nuovo claim: vicino è bello

E quella che Slaoui ha presentato come una semplice ipotesi, ha trovato in seguito una conferma molto più forte. Alkis Togia, direttore dell’istituto “Allergy, Asthma and Airway Biology Branch, ha infatti dichiarato, sempre alla CNN, che lo studio è già stato approvato e che riguarderà un campione di circa cento persone.