Alcuni effetti della Pandemia hanno avuto dei risvolti positivi, come la mancanza di file in molti posti dove prima era impossibile entrare, fruizione comoda di quei pochi spettacoli estivi e concerti autorizzati, con un mondo più a misura d’uomo.

Tra gli effetti invece negativi, oltre naturalmente quelli sulla salute di molti cittadini, ce ne uno di nicchia, passato in sordina, che la dice lunga sulle difficoltà che ci sono nell’amministrare una grande città come Roma.

 

In pratica il comune di Roma, dopo ben 13 anni ha fatto marcia indietro ed ha rinunciato alla raccolta differenziata dei rifiuti.

 

Dopo 13 anni

Dal 30 settembre scorso sono tornati i cassonetti sulla strada. Le domus aree costruite, i locali tecnici messi a punto con tanto di tastierino numerico, l’impegno dei cittadini alla differenziazione dei rifiuti: tutto da gettarsi alle spalle. 

Spese, tra l’altro, sostenute dagli stessi abitanti a suo tempo e per i quali ora sono anche disposti a fare una causa risarcitoria ad Ama. “Questa è senza dubbio un’opzione – spiega Gabriella Masella, presidente del comitato di quartiere -. Ma la cosa che fa più rabbia è come sia stata gestita tutta la faccenda, senza alcun confronto con i cittadini, e per via di una denuncia alla Asl di zona che avrebbero fatto alcuni operatori Ama per il mancato rispetto degli standard di sicurezza nel lavoro manuale. E questo dopo 13 anni”.

 

Le ragioni di AMA

Nell’ultimo piano occupazionale presentato al Comune la municipalizzata annuncia che tra quest’anno e il 2021 il porta a porta non sarà più effettuato.  Per circa 100mila utenti, pari a 400mila persone non ci sarà prelievo di rifiuti. Si tornerà alla cosiddetta raccolta stradale, quella con i cassonetti per ogni diverso materiale. 

Al riguardo l’azienda ha informato i sindacati che si appresta a comprare 30mila secchioni in ferro (per risparmiare dovrebbero essere recipienti rigenerati, con un costo unitario intorno ai 500 euro) e ad ampliare la flotta con 59 compattatori.

 

La volontà dell’Amministrazione

All’inizio del loro mandato gli esponenti della giunta Raggi definivano il porta a porta «la vera raccolta differenziata», indispensabile per portare a 600mila le tonnellate di materiali da riciclare entro il 2019. Di più, si voleva estendere il Pap a tutta la Capitale. In quest’ottica erano state anche lanciate alcune sperimentazioni in cinque municipi per conferire l’immondizia in sacchetti con un chip elettronico, in grado di controllare che i cittadini rispettassero le prescrizioni sulla differenziata. 

E partendo da tutto questo, si comprende perché il Campidoglio non abbia apprezzato la svolta dell’attuale management di Ama. Tanto che da Palazzo Senatorio fanno sapere che il piano dell’amministratore unico, Stefano Zaghis, va rivisto.

 

Cosa dicono i sindacati

Una linea contestata dal segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, intervistato dall’agenzia Dire, soprattutto in relazione alle prime 260 lettere di licenziamento partite dal Rti guidato da Roma Multiservizi. “Ci stupisce che ancora una volta Ama si sia fatta trovare impreparata, perche’ non ha bandito una nuova gara e in piu’ abbiamo scoperto che ha cambiato alcune scelte strategiche. 

Tra le motivazioni dell’internalizzazione delle attivita’ c’e’ quella di un cambiamento del sistema di raccolta. Sembra che voglia abbandonare la raccolta porta a porta per le utenze non domestiche e l’aumento di questo tipo di servizio, cioe’ una delle bandiere della Giunta Raggi. Sembra ci sia un ritorno al passato, alla raccolta stradale. 

Siamo abituati a queste giravolte, negli ultimi 10 anni gli amministratori di Ama che si sono succeduti hanno sempre avanzato proposte salvifiche. Contestavamo due anni che l’Ama volesse fare questo tipo di attivita’ in questo modo, oggi ci troviamo di fronte a uno scenario assurdo“.

 

Quali le conseguenze

Piu’ raccolta stradale significa “piu’ cassonetti in citta’, oltre che piu’ pieni ma soprattutto- ha proseguito Di Cola- A me sembra che piu’ che una scelta strategica quella fatta da Ama sia economica, perche’ e’ in difficolta’ finanziaria, ha bisogno di risparmiare e prova a farlo sulle spalle dei lavoratori”.

Oltre a questo, un aumento della raccolta stradale a fronte di una diminuzione del porta a porta nei negozi e negli uffici porta con se’ un’altra possibile conseguenza nefasta per i conti di Ama e del Comune. Quella dell’evasione tariffaria.

“Il rischio, spostandosi dalla raccolta porta a porta a quella stradale, e’ che quell’azione di mappatura e controllo che veniva fatta con questo tipo di raccolta possa venire meno– ha concluso Di Cola. E’ chiaro che questo non vuol dire che ci sia un automatico aumento dell’evasione della tariffa ma e’ evidente che quel sistema tra i suoi pregi aveva il maggior controllo del territorio”.