Il reddito di Cittadinanza potrebbe arrivare al capolinea. Un provvedimento che metterebbe moltissime persone in seria difficoltà. Per il momento si tratta di una ipotesi, ma non del tutto infondata. A darne sentore sarebbe nientemeno che proprio il prossimo Presidente del Consiglio Mario Draghi con le sue recenti dichiarazioni.

 

La dichiarazione incriminata

A far saltare sulla sedia quelli del Movimento 5 Stelle è stata l’affermazione di Draghi socondo la quale “Servirebbero più opportunità e meno sussidi”. Che in Italia potrebbe essere sinonimo di un addio ai bonus. In questi giorni il premier incaricato ha parlato veramente poco, ma è stato molto ad ascoltare. Anche perché siamo piena fase di consultazione con i gruppi politici ed è presto per una presa di posizione definitiva e che non lasci aperta la porta alla contrattazione.

 

La posizione di Draghi

La posizione di Mario Draghi, però, è abbastanza chiara, soprattutto se si parla di reddito di cittadinanza (su questo argomento, ne ho parlato ampiamente in un mio precedente articolo, che trovi a questo link), ma soprattutto siamo anche riusciti a farci un’idea su come potrebbe muoversi sulla patrimoniale (clicca qui per leggere l’approfondimento sulla patrimoniale). Questa volta, invece, ci soffermiamo sul futuro dei bonus e come potrebbe muoversi il nuovo Governo in questo senso, nel caso in cui dovesse insediarsi nel corso delle prossime settimane.

 

Al meeting di Rimini

Nel corso della sua partecipazione al Meeting 2020 – Special Edition che si è tenuto a Rimini, l’ex Governatore di Bankitalia, nonché Presidente della BCE, ha fornito il suo parere rispetto ai sussidi erogati da uno Stato per il sostegno economico ai cittadini. Un chiaro riferimento anche al Reddito di Cittadinanza, misura che in questi mesi di crisi economica si è rivelata fondamentale per evitare lo scoppio di una crisi sociale.

“I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più perché i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

Dichiarazioni che ad un primo ascolto potrebbero sembrare una critica al Reddito di Cittadinanza, ma se ci soffermiamo e le analizziamo nel dettaglio non sembra essere proprio così. Draghi, infatti, si è limitato a criticare quei Governi che si limitano a riconoscere sussidi economici senza pensare ad interventi di lungo periodo; riconosce, però, l’importanza di questi, in quanto sono importanti per “sopravvivere”.

 

Reddito di Cittadinanza addio?

Come prima cosa è bene chiarire che un eventuale Governo Draghi non avrebbe la necessità di cancellare il Reddito di Cittadinanza. D’altronde la misura piace all’Unione Europea, e un Governo fortemente europeista come quello che potrebbe nascere non avrebbe motivo per discostarsi da questa indicazione.

Inoltre il Governo Draghi avrà a disposizione circa 200 miliardi di euro del Recovery Fund, ai quali potrebbero aggiungersi le risorse del MES; non servirà, quindi, risparmiare sul Reddito di Cittadinanza per approvare le riforme.

Inoltre, anche un Governo istituzionale dovrebbe tenere conto della situazione di emergenza economica che stanno attraversando molte famiglie: lo stesso Draghi ha riconosciuto che i sussidi sono importanti per “sopravvivere”, ragion per cui questo non è di certo il miglior momento per tagliare una misura che nei mesi scorsi – e per quelli avvenire – è stata l’unica entrata mensile per molte famiglie.

 

Meno bonus all’orizzonte.

Per rispondere alle critiche di Matteo Renzi, il governo Conte aveva già provveduto a portare gli investimenti al 70% delle risorse complessive. Con l’arrivo di Mario Draghi questa percentuale potrebbe aumentare ulterioremente e potrebbero essere anche riviste al rialzo le stime sulla crescita del Pil, dal quale dipenderebbe anche la sostenibilità del debito pubblico.

Meno bonus a pioggia: il destino dell’Italia sarebbe quello di andare verso un taglio netto delle politiche populiste e di sussidio, che hanno contraddistinto i due governi Conte. 

Meno bonus a pioggia e meno sussidi significa sicuramente meno consenso politico, ma sicuramente si rafforzerebbe la sicurezza economica del paese e si darebbe una migliore speranza per il futuro dei nostri figli. Ci sarebbe solo e soltanto un problema per l’immediato: uno dei punti cruciali da sciogliere sono gli aiuti previsti nell’immediato alle imprese.

In Europa tutti i governi stanno provvedendo a sostenere le imprese: è necessario, però, non sprecare le risorse. I governi guidati da Giuseppe Conte hanno speso ben 11 miliardi di euro tra sussidi e bonus. Quanto possiamo ancora spendere?