Tra le prime mosse del Premier Draghi in questa nuova avventura per cercare di guidare il Paese fuori dalla pandemia, vi è stata la scelta di affidare al big americano della consulenza aziendale, McKinsey, il percorso di riscrittura del Recovery Plan. Già chiamato in passato a collaborare con Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia su vari dossier, McKinsey dovrà aiutare a comprendere come spendere, al meglio, i 209 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Entro il 2026. Una decisione, quella di Draghi, che ha scatenato le reazioni politiche – spesso piccate – per il dover ricorrere, con tanto di compenso, ad una società privata di consulenza per redigere un documento fondamentale per il futuro della nazione. Ecco i risvolti di una vicenda che ha ancora tanti lati oscuri.

McKinsey e il Mef

Polemiche, veleni e scontri politici che hanno costretto il Mef a fare una serie di precisazioni, con tanto di comunicato: “La governance del Pnrr italiano è in capo alle amministrazioni competenti e alle strutture del Mef che si avvalgono di personale interno degli uffici. McKinsey non è coinvolta nella definizione dei progetti del Pnrr”, si legge in una nota diramata da Via XX Settembre. Un comunicato che avrebbe dovuto diradare tutte le nebbie e quei fumi velenosi circa la consulenza a stelle e strisce. Anche perché l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda “l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali ‘Next Generation’ già predisposti dagli altri paesi UE e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del piano”.

Le reazioni politiche

Inoltre, il contratto con McKinsey, fa sempre sapere il Mef, “ha un valore di 25mila euro più Iva”. Spiegazioni che non placano gli ardori, da destra a sinistra. A cominciare dall’ex ministro del Sud, Giuseppe Provenzano (“Dobbiamo richiamare i migliori nello Stato, magari tra i giovani, non delegare a privati esterni funzioni fondamentali”), sino a Giorgia Meloni (“Con tutti i ministri, viceministri, sottosegretari, capi dipartimento, capi uffici legislativi, task force, dirigenti, tecnici e funzionari dello Stato, il governo Draghi deve affidare la stesura del Recovery Plan ad una società privata di consulenza?”).

Politica o tecnici?

Attiva dal 1969 in Italia con sedi a Milano e Roma, McKinsey può contare su oltre 350 collaboratori tra analisti, consulenti e partner. Da McKinsey vengono Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica, Paolo Scaroni, Corrado Passera e Alessandro Profumo. E allora, dove sta realmente il problema? Il dubbio è che la politica abbia abdicato per i tecnici. Come spiega Lorenzo Zacchetti su “affaritaliani.it”, “Uno Stato non è un’azienda. La logica del profitto non può sostituire lo sguardo più ampio che bisogna avere quando si guida una Nazione. Per sospingere l’Italia fuori dal dramma del Covid-19 servono scelte efficaci, ma indiscutibilmente politiche”. “Ricorrere ai manager è una scorciatoia pericolosa. Però abbiamo il dovere di dire le cose come stanno. Se siamo giunti a questo, è sicuramente per responsabilità della politica, che spesso ha castrato le competenze in favore di una ben più prosaica logica di spartizione e compensazione”.