L’Olanda? Il paese dei fiori, di Amsterdam, dei mulini a vento e di tante altre amenità, come il calcio totale, è anche un “paradiso fiscale”.

Storicamente contrario agli aiuti condivisi in ambito europeo. Ma davvero abile a sottrarre miliardi di introiti alle casse italiane (e di tante altre nazioni del Vecchio Continente).

Il modus operandi di “sottrazione” dell’Olanda

In questi giorni su vari siti specializzati e blog finanziari, sta girando una storiella molto carina ma che fa comprendere in pieno il modus operandi olandese.

Eccola: ogni volta che ordinate (almeno prima della pandemia…) un caffè presso la nota catena “Starbucks” in Italia, state inviando – inconsapevolmente – dei soldi a una finanziaria in Olanda. Funziona alla stessa maniera quando prenotate un hotel con Booking e con decine di multinazionali americane che lavorano in Europa.

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Il tecnicismo è davvero semplice: per ogni cappuccino o stanza d’albergo venduta, la filiale italiana versa alla società olandese una royalty per l’utilizzo del marchio. Il risultato è immediato: gli utili in Italia si riducono, quelli in Olanda crescono.

Ogni anno, in questo modo, verso il Nord Europa partono 1,5 miliardi di dollari di imposte nostrane. Tutto ciò grazie alle multinazionali americane che sono ben felici di versare all’Aja appena 300 milioni di dollari.

Proprio così: invece di pagare 5 dollari di tasse dove vengono generati gli utili, le società americane riescono a versare un dollaro nelle casse di Amsterdam. Un giochino che drena ai Paesi europei almeno 10 miliardi di dollari l’anno e ne porta 2,2 in Olanda.

Olanda: lo studio di Tax Justice Network

Un beneficio che senza l’Unione europea gli olandesi non avrebbero. E stando ad uno studio di “Tax Justice Network”, il paradosso è che Bruxelles rischia di collassare per l’intransigenza di uno dei Governi che maggiormente beneficia del meccanismo comunitario giocando sulla libera circolazione dei capitali e, quindi, sulla possibilità per le multinazionali di spostare gli utili dove meglio credono.

“Nel caso delle società americane – si legge sullo studio – a fronte di 70 miliardi di utili, le tasse pagate nel paese ammontano a 3,4 miliardi.

Motivo per cui i profitti in Olanda, pari all’8% del Pil del Paese, superano tutti quelli registrati all’interno della Ue.

Senza questo atteggiamento, gli olandesi incasserebbero un decimo delle imposte che ottengono mentre i vicini europei raddoppierebbero o triplicherebbero gli introiti”. Non è un caso dunque che il 91% delle maggiori multinazionali del mondo abbia una finanziaria nel Paese dei tulipani. Un sistema “vitale” per l’Olanda, visto che da quelle parti si vive una forte contraddizione: da un lato una fiscalità favorevole ad attrarre investitori internazionali. Dall’altro, un impianto finanziario piuttosto disinvolto a gravare sui suoi cittadini.

Il debito del settore privato olandese

Come ben spiegato da “Il Sole 24 Ore”, in Olanda preoccupa il “debito del settore privato nel suo complesso che raggiunge il 231% del Pil contro il 107% dell’Italia. In particolare, il debito delle società non finanziarie si attesta al 132,3% del Pil, mentre in Italia è fermo al 66,1%.

L’indebitamento delle famiglie è pari al 98,7% del Pil in Olanda e al 41,2% in Italia”. Al contempo, il rapporto tra debito e reddito delle famiglie è quasi di 2 a 1 (193%), più di tre volte superiore rispetto al caso del nostro Paese.

Segno che i cittadini olandesi non potrebbero contare sulle loro risorse proprie per ammortizzare le obbligazioni contratte in passato, al contrario di quanto accade in Italia dove il risparmio privato è garanzia contro le crisi, tanto che si sta pensando alle strategie per mobilitarlo in questa fase problematica.

Capito ora perché l’Olanda mira a mantenere la propria posizione di privilegio al tavolo europeo?