Storia di un rapporto mai sbocciato. Quella tra il premier Conte e l’ex ad di Vodafone,  Vittorio Colao, alla guida della task force per far ripartire il Paese, è una scintilla che non è mai scoccata. Tanto che Colao, stando ai rumors che spifferano dalle segrete stanze dei bottoni, sarebbe arrivato ai saluti. Prima, però, da Palazzo Chigi si attendono un dossier esauriente da parte di Colao e staff. Con le proposte per far decollare l’economia italica. Che sarebbe già sulla scrivania del Presidente del Consiglio. E quando ci saranno gli Stati Generali dell’economia potrebbero rientrare in un documento più ampio da proporre al Paese. Di certo, però, le indicazioni di Colao non saranno il “Verbo”.

Colao-Conte: pensavo fosse amore…

Eppure, poco più di un mese fa, il Governo aveva presentato Colao – e il suo team – come una sorta di Messia, il risolutore di tutti i problemi della Penisola. E poi? Poi qualcosa si è incrinato. Oppure non è mai nato. A mettersi di traverso sarebbero stati proprio i compagni di partito di Giuseppe Conte, oltre ad alcune frange del Pd e di Italia Viva, contrari a dare troppo potere in mano al manager. Il pericolo? Svuotare di contenuti il ruolo della politica e mettere eccessivamente in luce l’operato di Colao come nuovo Salvatore della Patria. Tant’è che ora il numero uno della task force starebbe pensando di salutare tutti.

Rivoluzione green e innovazione

Intanto, il documento sarebbe al vaglio di Conte. Si tratterebbe di un piano di circa 100 progetti e 20 obiettivi. Secondo varie indiscrezioni, le proposte del Comitato di Colao ruoterebbero essenzialmente su alcuni temi ben definiti. In particolare, come scrive il quotidiano “Repubblica”, si parla di “Rivoluzione verde e transizione ecologica; Inclusione e uguaglianza; Digitalizzazione e innovazione”. Tutti, rispettivamente, declinati a seconda dei settori: “le imprese come motore dell’economia; le infrastrutture e l’ambiente come volano del rilancio”. E ancora: “turismo, arte e cultura; la Pubblica amministrazione alleata dei cittadini; istruzione e formazione per tutti; individui e famiglia in una società più inclusiva ed equa”.

Lo scoglio della burocrazia

Tra i punti principali dell’analisi di Vittorio Colao, la necessità di sburocratizzare il Paese. Già, sai che novità. Tutti si riempiono la bocca con questa burocrazia da eliminare. Ma poi, nei fatti… Stando al manager residente a Londra, molte infrastrutture in Italia sono ferme a causa della normativa che prevede la responsabilità diretta dei dirigenti pubblici nei casi di danni o incidenti vari. Un’altra idea sarebbe poi quella di “escludere il contagio da Covid-19 dalla responsabilità penale del datore di lavoro”. Altro capitolo, le infrastrutture di interesse nazionale: qui, si prevede l’introduzione di una procedura ad hoc, con un “presidio di esecuzione”, che permetta di snellire le pratiche per la realizzazione delle opere. Sia per quelle materiali, come l’estensione dell’Alta velocità e il Ponte sullo Stretto, sia per la digitalizzazione dell’intero territorio nazionale.

Imprese e università

Quanto alle imprese, il piano insisterebbe sulla liquidazione dei crediti delle aziende nei confronti della Pubblica Amministrazione. Al vaglio anche la possibilità di anticipare i tempi di pagamento per i lavori pubblici. Inoltre, si propone anche di erogare nuovi incentivi per facilitare il rientro delle imprese che si sono trasferite all’estero. Altro obiettivo di Colao sarebbe quello di rafforzare e accelerare gli investimenti sulla green economy. Senza dimenticare gli interventi a sostegno dell’occupazione femminile, particolarmente colpita dalla crisi del Covid-19. In tema di scuola, università e ricerca, l’obiettivo ambizioso sarebbe arrivare ad un aumento del numero dei laureati. Il manager vorrebbe “superare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze e conoscenze”. Belle idee, non c’è dubbio. Ma quante saranno poi quelle “adottate” dal Governo?