Mettiamo per assurdo che quella da Covid-19 sia una vera Pandemia. E mettiamo, sempre per assurdo, che torneremo alla normalità di prima.

Ma per quale ragione diverse nazioni hanno fatto a gare per portare aiuti all’Italia?

Per solidarietà. Giusto. Ma se così non fosse? Se dietro questa corsa da parte di Cina, Stati Uniti e Russia ci fosse dell’atro? (Sempre per assurdo)

l’Italia è diventata lo scenario di una serrata competizione tra le maggiori potenze mondiali che stanno cercando di ridefinire le loro influenze nel nostro Paese. La pandemia ha infatti offerto un’occasione unica per chiarire i bilanciamenti di interessi e poteri.

Non sarebbe la prima volta, in forme e maniera diverse ed in contesti diversi che potenze internazionali agiscano per ottenere scopi molto particolari. 

 

Il caso Ketchum

Nel 2006, per esempio, un’importante società americana di pubbliche relazioni viene ingaggiata dalla Russia di Putin. Il Cremlino dichiara che serve per raggiungere i media occidentali in vista del vertice del G8 a San Pietroburgo. il 31 dicembre del 2007 Vladimir  Putin esce nella copertina del Time come personaggio dell’anno. E nel 2012 pubblica di sua mano un controverso pezzo d’opinione nel New York Times.

Contributi simili non sono casuali. Come scoperto dal sito d’inchiesta BuzzFeed News e da ProPublica, quello di Putin è solo uno dei tanti articoli piazzati dal gigante delle pubbliche relazioni Ketchum dietro compenso pari a 23 milioni di dollari da metà 2006 a metà 2012 più altri 17 provenienti da Gazprom, una delle compagnie energetiche più potenti al mondo.

Pubblicazioni simili, sempre volte ad incensare l’operato politico di Mosca, sono comparse negli ultimi anni su tutti i maggiori media del mondo, dal New York Times fino al network americano CNBC. In un articolo redatto dal dirigente di una banca di investimenti con sede nella capitale, la Russia viene descritta come “potenzialmente il luogo più dinamico del continente”.

 

Il paradosso

Diverse colonne d’opinione che elogiano la Russia sono state piazzate dal certosino lavoro di Ketchum anche sulle pagine dell’edizione americana dell’Huffington Post. Lo stesso giornale la cui testata italiana ha duramente criticato in un recente articolo proprio la relazione Putin-Ketchum. Viene da pensare che nemmeno la redattrice della redazione italiana ne fosse a conoscenza…

Relazioni pericolose, insomma, che se da una parte sono servite a raggiungere finalità pubbliche, dall’altra hanno contribuito ad innescare torbidi paludamenti. Come la nota vicenda del Russia Gate, che ha inquinato il campo visivo dell’elettorato medio americano.

 

Covid-19, i russi in Italia

Molti giornali e trasmissioni italiane si sono interrogati sul ruolo giocato dalla Russia nello scacchiere mondiale nel corso della pandemia. A marzo, cortei militari russi hanno calpestato il suolo lombardo per sostenere il governo di Roma nel fronteggiare il dilagare del virus. L’intervento russo non ha tardato a sollevare perplessità, tanto che un importante quotidiano come La Stampa aveva manifestato i propri dubbi in merito pubblicando un’inusuale lettera aperta indirizzata al direttore dall’ambasciatore russo in Italia, Sergei Razov.

Alla lettera, il giornalista de La Stampa rispondeva sottolineando il fatto di essere in possesso di informazioni provenienti da «fonti politiche di alto livello». Asseriva che «l’80% degli aiuti russi sarebbe totalmente inutile o poco utile». Un attacco plateale che ha goduto fin da subito di una grande eco. La risposta di Sergei Razov non ha tardato ad arrivare, ribadendo che non ci sono stati, né mai ci saranno, secondi fini negli aiuti russi.

 

Una pratica vecchia

Il meccanismo di servirsi delle Pubbliche relazioni per aggiustare il tiro sulla propria percezione da parte di Governi poco trasparenti è una pratica antica e assai diffusa tra le superpotenze mondiali contemporanee. Dagli Stati Uniti nella guerra del Golfo o sempre la Russia nella complicata situazione Siriana. Anche la Cina non è da meno, però.

In un articolo di Giulia Pompili dalle pagine del Foglio di Ferrara, si comprende meglio il dubbio che nasce dietro ad azioni internazionali filtrate dai media e dai professionisti della comunicazione.

Dopo essere stato il primo paese ad aver chiuso ai voli da e per la Cina, – scrive la Pompili – adesso siamo tornato il paese che più ama la Cina. Il balzo è stato possibile grazie alla propaganda di Pechino – che come sappiamo vuole vincere la guerra globale alla pandemia e uscirne rafforzata sul piano internazionale – con la complicità, consapevole o meno, del nostro ministro degli Esteri. Due giorni fa c’è stata una telefonata tra Di Maio e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Da giorni i media cinesi parlano delle aziende cinesi, ma soprattutto quelle dello Hubei , che devono ricominciare a produrre per venire incontro alla domanda che viene dall’estero. Export, insomma. Sia Wang Yi sia Di Maio fanno sapere tramite agenzie di stampa che l’Italia vuole comprare macchinari medicali, di cui ha urgente bisogno, tipo respiratori. E le mascherine, che già compravamo da Wuhan. Perfetto, dice Wang Yi, se serve vi mandiamo anche una squadra di esperti medici che hanno seguito qui l’epidemia.

 

Per assurdo…

E’ davvero difficile districarsi in questo dedalo di buone intenzioni. Ma come recita in noto adagio: “anche la via per l’inferno è spesso lastricata di buone intenzioni”. 

Ed è altrettanto “bello”, sempre per assurdo, che proprio quando stiamo per affondare, tutti fanno a gara per tenderci una mano: gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e perfino la Germania in seno alla materna Europa.