Un nuovo conflitto in questi giorni rischia di infiammare la polveriera mediorientale. Armenia ed Azerbaijan si stanno scontrando nel territorio del Nagorno-Karabakh conteso tra i due.

Ma cosa si nasconde dietro ad un conflitto tra due stati che non hanno mai dato segnali di aggressione reciproca?

 

Il ruolo di Isreaele

Il ruolo di Israele, in questo contesto, può risuonare ambiguo poiché, mentre finanzia missili all’Azerbaijan contro l’Armenia, dall’altro lato, come riporta il sito israeliano Debkafile, il governo israeliano si è dichiarato dispiaciuto per la decisione dell’Armenia, sottolineando che Israele considera importanti le relazioni con lo Stato caucasico.

Secondo Globalist si tratta di un caso diplomatico esplosivo nato dal “Patto del Caucaso” tra il presidente turco Recep Tayyp Erdogan e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che presuppone il concetto de “il nemico del mio nemico è mio amico” e il nemico comune turco-israeliano sul fronte azerbaijano si chiama Iran, che invece intrattiene ottime relazioni con l’Armenia, nonostante le differenze etniche e culturali di stampo religioso (armeni soprattutto cristiani, iraniani in maggioranza musulmani sciiti).

 

Le armi israeliane

Nel conflitto in corso tra le forze armene e azere nella regione del Nagorno-Karabakh, le forze dell’Azerbaijan usano i missili LORA di fabbricazione israeliana. Stanno usando il missile israeliano “LORA” per bombardare l’Armenia, un missile quasi-balistico a guida GPS/INS, sviluppato dall’azienda israeliana Israel Aerospace Industries, che può essere lanciato via terra o via mare. A confermarlo un video diffuso in cui il missile colpisce le zone vicine alla città di Asagi Sus nella regione del Nagorno-Karabakh.

 

La reazione Armena

Il governo armeno non si è fatto attendere e ha ritirato immediatamente il suo ambasciatore da Tel Aviv chiedendo ad Israele di fare lo stesso con il suo ambasciatore sul territorio armeno, attraverso la portavoce del ministero degli Esteri armena Anna Naghdalyah, la quale ha criticato aspramente il governo israeliano. Tutto questo solo dopo un anno dall’apertura dell’ambasciata armena in Israele. 

 

La reazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha espresso il suo sostegno all’appello del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, alle forze armene e azere di “fermare immediatamente i combattimenti, ridurre le tensioni e tornare a negoziati significativi senza ritardi”, dopo tre giorni di scontri sanguinosi nella regione separatista del Nagorno-Karabakh.

I 15 membri dell’organismo dell’Onu hanno firmato il documento all’unanimità durante una riunione di emergenza sul conflitto. Il primo ministro armeno Nikol Pachinian ha giudicato prematura l’idea di negoziati con l’Azerbaijan con la mediazione della Russia. “Non è appropriato parlare di un summit Armenia-Azerbaijan-Russia mentre sono in corso scontri”, ha detto Pachinian ai media russi, secondo quanto riferisce l’agenzia Interfax. “Per negoziati – ha detto – c’è bisogno di un’atmosfera adeguata”.

 

La presenza turca

In questi giorni di scontri è stato evidente come la Turchia, che si definisce un unico stato con l’Azerbaijan, abbia aiutato gli azeri in forma diretta. C’è supporto militare anche attraverso l’arrivo al fronte dell’Artsakh  (Nagorno-Karabakh) di mercenari siriani: sono proxy militari che le forze speciali turche hanno reclutato e addestrato anche tra i gruppi estremisti che hanno combattuto il regime assadista (sono gli stessi che Ankara ha mobilitato in Libia a protezione del governo onusiano,  e sono una costante ormai nell’avventurismo armato di Recep Tayyp Erdogan). 

La partenza dei mercenari siriani per il fronte caucasico è stata inizialmente segnalata dal presidente francese, Emmanuel Macron, che in questo periodo gioca un ruolo di confronto serrato con la Turchia. Successivamente è stata confermata da Berlino.

 

La Russia

“Mosca però non sta proteggendo l’Armenia”, spiega la segretaria dell’Uai: “È una narrativa sbagliata, perché la Russia non sta facendo niente: non fornisce aiuti né economici né politici. Sta aspettando, perché non vuole troppo coinvolgimento e non vuol rischiare di compromettere del tutto le relazioni i propri interessi con  l’Azerbaigian”. C’è stata tre giorni fa una richiesta congiunta per cessate il fuoco mossa dalla Russia insieme a Francia e Stati Uniti, parti del gruppo di contatto di Minsk, ma “si tratta di un’iniziativa molto poco consistente: e un qualche intervento diretto russo attualmente lo vedo non imminente”, spiega Khodaveerdi.

 

La posizione italiana

“L’Italia sia protagonista di azioni finalizzate alla cessazione delle ostilità unendo la propria voce a quella delle organizzazioni internazionali. Condanni con fermezza ogni atto di ostilità verso la popolazione civile e qualsiasi ingerenza di Paesi terzi che possa aumentare ulteriormente la tensione e minacciare la stabilità regionale”, è questa la richiesta che l’Uai ha avanzato, recentemente,al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nel tentativo di sensibilizzare il governo italiano sulle proprie istanze.