Matteo Renzi, con quella che tutti chiamano la mossa del “Caciocavallo” ha fatto cadere il secondo Governo Conte. Una strategia vincente già preparata da tempo, come ha lasciato intendere lo stesso ex premier toscano.

 

Salvatore del Paese?

Per molti sarà antipatico, sarà insopportabile, sarà inaffidabile, ma Matteo Renzi forse ha salvato l’Italia per la seconda volta in un anno e mezzo, prima impedendo a Matteo Salvini di prendere i pieni poteri, lasciandogli prendere un mojito ben ghiacciato al Papeete, e poi abbattendo il secondo peggior governo della storia repubblicana, il Conte due, secondo soltanto al Conte uno, ma sempre con Rocco Casalino e la sua propaganda da quattro soldi, portandosi a spasso quei fessacchiotti del Pd romano, forse la più ingenua e arrogante classe dirigente della sinistra mondiale, aprendo la strada di Palazzo Chigi a Mario Draghi, il migliore italiano possibile in questo momento.

 

La caduta di Conte

A mettere in fila fatti e dichiarazioni d’archivio si può dire che Giuseppe Conte inizia a cadere quando ottiene da Bruxelles lo stanziamento degli ormai noti 209 miliardi di fondi per la ripartenza post pandemia. 

E qui va ricordata una cosa: è il premier uscente che ha consentito al nostro Paese di ottenere un risultato senza precedenti dall’Unione europea. È durante il suo mandato che l’Ue cambia diametralmente strategia, passando dall’austerità agli aiuti a fondo perduto per uscire dall’acrisi. Appena si capisce che arriveranno miliardi di fondi europei si mette in moto una sorta di meccanismo. L’obiettivo sembra far fuori il governo Conte per gestire i soldi che arriveranno dall’Europa.

 

Gli strani movimenti del mondo dell’informazione

Quelli erano i giorni in cui Fca aveva chiesto 6 miliardi di prestiti con garanzia pubbblica, solo alcune settimane dopo aver ufficializzato l’acquisto di Repubblica, La Stampa, l’Espresso e degli altri giornali e mezzi di comunicazioni del gruppo Gedi. 

Gli Agnelli cambiano direttore (via Carlo Verdelli dentro Maurizio Molinari) e linea editoriale: quello che un tempo era il principale quotidiano del centrosinistra italiano accentua – e di parecchio – gli attacchi nei confronti di un governo sostenuto da una maggioranza di centrosinistra. 

Una linea condivisa anche dagli altri principali giornali italiani: risalgono proprio a prima dell’estate i primi retroscena su un possibile cambio di governo, per virare su una formula a larghe intese. Il nome di Mario Draghi inizia ad aleggiare dietro a ogni pagina, quando editorialisti e commentatori iniziano ad auspicare l’arrivo di un premier “europeista“.

 

La rivincita di Colao

Adesso che torna a Roma per diventare il ministro della Transizione Digitale, potrà essere Colao stesso a riprendere in mano i suoi progetti. Nel piano di giugno il tema della digitalizzazione era presente ovunque, e se consideriamo che si tratta di uno degli obiettivi principali dei Recovery Plan, anche senza portafoglio il suo ministero dovrebbe essere in grado di influenzare direttamente l’operato della maggior parte degli altri: Sanità, Istruzione, Sviluppo economico, Lavoro, Infrastrutture, Pubblica amministrazione, Ambiente, Turismo, e altri ancora.

Per Colao l’implementazione della banda larga e delle reti 5G per rendere il Paese totalmente e universalmente connesso sono tra gli obiettivi imprescindibili per lo sviluppo del Paese, necessari per consentire l’ampia diffusione tra aziende e privati delle tecnologie innovative quali la sanità digitale e la telemedicina, l’istruzione in e-learning, gli acquisti e-commerce, i pagamenti contactless, la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e delle imprese private.

Potenzialmente quindi, con il suo ministero Colao potrebbe diventare una delle figure più influenti del nuovo governo. Se invece così non dovesse essere, sarebbe un pessimo segnale per il successo dell’implementazione degli obiettivi per la transizione digitale previsti nel Recovery Plan.

 

L’applauso del palazzo per Conte

Un lungo, fragoroso applauso saluta Giuseppe Conte a Palazzo Chigi prima che il premier uscente lasci la sede del governo. Dopo il passaggio della campanella con Mario Draghi Conte è stato salutato dal picchetto d’onore nel cortile di Palazzo Chigi, dove si è recato assieme alla compagna Olivia Paladino, e lì i funzionari e dipendenti della presidenza del Consiglio, affacciati alle finestre, hanno omaggiato il premier uscente con un lungo applauso, al quale Conte ha risposto con un gesto di ringraziamento.