Brexit ferma. Il futuro accordo commerciale fra Regno Unito e Unione Europea dovrebbe entrare in vigore tra un mese, ma negli ultimi tempi non ci sono stati progressi.

 

Lo stallo

Nei giorni scorsi il capo dei negoziatori europei, Michel Barnier, ha parlato con i rappresentanti dei governi europei descrivendo una situazione di stallo. Qualche giorno prima Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, aveva tenuto un discorso al Parlamento Europeo spiegando che «francamente, non so dirvi se ci sarà o meno un accordo». Anche i negoziatori britannici confermano lo stallo. Venerdì sera Barnier è comunque andato a Londra per una serie di incontri programmati, ma nessuno si aspetta sviluppi particolari.

 

I punti critici

La trattativa è in stallo su tre punti, di differente impatto, pesca, aiuti di stato (level playing field, per britannici e bruxellesi) e governance, in particolare se e quanto riconoscere il ruolo della Corte di giustizia europea. Si stima che ci sia ancora da negoziare un cinque per cento dell’accordo, sarebbe già definito il novantacinque per cento. Però, come noto, nulla è concordato fino a quando tutto non è concordato. 

L’ottimismo sul raggiungimento di un’intesa, che allontani lo spettro del no-deal, ha spinto in alto la sterlina, ma la rottura della trattativa senza accordo resta un’opzione. A Londra non pochi la preferirebbero a un compromesso considerato al ribasso, nonostante il prezzo da pagare per una hard Brexit.

 

Il silenzio di Londra

In assenza di spiragli da parte britannica, potrebbe persino non presentarsi, pur se con il rischio di passare per responsabile del naufragio della trattativa. Per questo ha chiesto un segnale preliminare di disponibilità. Gli ha dato man forte la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che nella plenaria del Parlamento europeo ha scandito con chiarezza “la fiducia va bene, la legge meglio” (trust is good, but law is better), con un riferimento implicito alla disinvolta violazione da parte di Johnson, con il suo Internal market bill, degli impegni sottoscritti con Bruxelles.

 

Gli effetti sull’Italia

In ogni caso, l’Europa e l’Italia dovranno concentrarsi quanto prima sul post-Brexit. Al recesso britannico dall’Ue occorrerà far seguire subito una precisa strategia per mantenere o ricostituire rapporti e sinergie con il Regno Unito.

Per l’Italia, allora, sarà bene mettere a fuoco senza ritardi, e senza inutili elucubrazioni, i campi nei quali rinnovare e stimolare la cooperazione con il Regno Unito, dalla difesa alla sicurezza, alla ricerca, all’industria e altro. Gli interessi convergenti sono e resteranno notevoli. Sicché il nostro futuro rapporto con Londra va ridisegnato sin da ora con molta lucidità e un po’ di fiducia.

 

La bozza del compromesso

Se si troverà una bozza di compromesso, si metteranno in moto una serie di passaggi necessari. Il testo sarà analizzato parola per parola dagli avvocati di entrambe le parti. Poi dovrà essere tradotto in tutte le lingue ufficiali dell’Unione Europea. Farà sicuramente un passaggio parlamentare in qualche assemblea nazionale, e poi dovrà essere ratificato dal Parlamento Europeo, che chiederà almeno qualche giorno di tempo per esaminarlo. Significa che un accordo andrà trovato nella prima metà di dicembre: altrimenti entrambe le parti useranno gli ultimi 15 giorni dell’anno per attrezzarsi in vista del no deal.

 

La risposta dei mercati

Anche le risposte dei mercati britannici lasciano intravvedere una potenziale svolta positiva nei negoziati fra il governo di Boris Johnson e l’Ue sulle relazioni post Brexit, dopo mesi di difficoltĂ , con la sterlina che s’impenna a Londra in apertura al suo livello piĂą alto contro il dollaro da 11 settimane.

Ad alimentare la fiducia degli operatori – che hanno sempre temuto l’ipotesi di un no deal, sperando invece nella firma di un accordo di libero scambio – sono le indicazione giunte da fonti europee nel fine settimana a margine dei colloqui dei giorni scorsi di Bruxelles, secondo le quali un’intesa sarebbe ormai definita “al 95%”. Seppure con nodi chiave ancora da sciogliere sui tre punti cruciali rimasti finora irrisolti, ossia i diritti sulla pesca, la richiesta europea di un allineamento britannico in alcuni ambiti normativi a tutela di una concorrenza commerciale leale (il cosiddetto level playing field) e la governance di possibili contenziosi giuridici futuri.