Gli imprenditori devono fare i conti, per forza di cose, con la concretezza. Si parte da un’idea, brillante, per poi passare al cosiddetto “nero su bianco”. Insomma, per chi fa questo lavoro, le idee da sole non bastano. Soprattutto per i giovani di belle speranze che vogliono dar vita a start up innovative. Ci vogliono risorse, finanziamenti, spesso anche cospicui. E allora, come si fa per chi non dispone di cash? Una soluzione ingegnosa potrebbe essere ricorrere al “crowdfunding”, la raccolta di fondi online.

Il crowdfunding

Nato originariamente come forma di micro finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse, il crowdfunding è oggi tra le forme più diffuse ed efficaci di finanziamento di progetti imprenditoriali e creativi. Già, ma come funziona? Il meccanismo è semplice e vincete. I siti web fungono da piattaforma e permettono ai fundraiser di rapportarsi con un ampio pubblico di potenziali finanziatori. Tra i siti più utilizzati e conosciuti in tal senso, ecco Kickstarter e Indiegogo. Parlano i numeri: stando ai dati pubblicati dall’Università di Cambridge, nel 2020 chi ha deciso di investire attraverso il crowdfunding (dall’immobiliare alla Green economy) ha reso fino al 7%. Tra l’altro, in settori lontani tra loro, come l’immobiliare o la green economy, solo per fare alcuni esempi.

Vari tipi di crowdfunding

Esistono vari tipi di crowdfunding, a seconda delle esigenze e delle necessità. A cominciare dal “Reward based”. Si tratta di una raccolta fondi che, in cambio di donazioni in denaro, prevede una ricompensa. Tra le più gettonate, lo stesso prodotto per il quale si sta effettuando il finanziamento. Oppure un riconoscimento, come il ringraziamento pubblico sul sito della nuova impresa. Ecco poi la “Donation based”: si tratta di un sistema in voga soprattutto tra le organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro. Il “Lending based” prevede, invece, microprestiti a singoli soggetti o alle imprese. La Consob regola l’Equity based: in cambio del finanziamento versato, è prevista la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa, diventandone così socio a tutti gli effetti.

Requisiti fiscali

Per partecipare al crowfdunding – e non incorrere in spiacevoli sorprese – è necessario riferirsi al combinato disposto della disciplina contenuta nel Tuf e nel Regolamento adottato ai sensi degli articoli 50-quinques e 100-ter. La legge prevede che tali operazioni:

  • siano effettuate solo da portali gestiti da soggetti iscritti o annotati nel Registro tenuto dalla Consob;
  • non superino l’importo di 5 milioni di euro;
  • abbiano come oggetto solo strumenti finanziari rappresentativi di capitale di rischio;
  • siano sottoscritte per almeno il 5% del loro ammontare da parte di un investitore professionale, una fondazione bancaria o un incubatore di start-up innovative;
  • riconoscano il diritto di revoca agli investitori per i casi in cui intervengono cambiamenti significativi nella situazione della start up o delle condizioni dell’offerta.

Le modalità dell’offerta

Le campagne di crowdfunding possono essere strutturate in base a diversi modelli. Ecco i principali:

“All or nothing”: la somma prevista deve essere raggiunta entro un periodo di tempo prefissato. Se l’obiettivo non viene raggiunto il finanziamento si considera fallito, le transazioni non avverranno e il denaro andrà restituito ai sostenitori.

“Keep il all”: le risorse finanziarie ottenute rimangono nella società emittente a prescindere dall’importo raccolto e dal raggiungimento del target prestabilito.

“All and more”: modello similare a “All or nothing” se l’obiettivo non viene raggiunto. Se invece ha successo, la normativa prevede l’esenzione del pagamento di parte delle tariffe, come il contributo di iscrizione alla piattaforma.