Dopo che la BCE ha annunciato il PEPP, cioè l’acquisto di titoli in emergenza per 750 miliardi , avrebbe dovuto tutto assopirsi e tranquillizzarsi. Alla fine, almeno per questa fase, c’è una potenza di fuoco sufficiente e poi c’è sempre la possibilità di innalzarla. Invece lo spread cresce ed in questo caso non è colpa della Germania e di una caduta nel rendimento dei titoli di stato di Berlino, che si sono mantenuti, tutto sommato, stabili, fra un -0,35 ed un -0,5%.

Mi sa che la colpa sia proprio del duo Conte e Gualtieri e dell’accordo sul MES, OMS, come ci spiega Shahin Vallée, ben introdotto in ambienti tedeschi…

 

Le ragioni della crescita

Perché questa crescita dello spread è intervenuta dopo “L’accordo non vincolante sul MES”? Perché, come spiega bene l’analista, le due soluzioni sono viste come alternative: o si aderische al MES (non quello light, quello serio) e si spera nell’OMT, l’azione mirata , e mai utilizzata, della BCE, oppure si utilizza il PEPP. Entrambe non si può, o almeno così viene percepito dal mercato, e siccome il MES è visto come molto più pericoloso per il debito pubblico italiano, sia per i vincoli insiti nello strumento, sia perchè viene a declassare il debito esistente, ecco spiegato l’aumento dello spread.

 

Le armi del Mes

Fondamentalmente, le pallottole a disposizione di questo bazooka finanziario sono 5:

  • Concessione di prestiti ai paesi in difficoltà;
  • Ricapitalizzazione indiretta delle banche;
  • Acquisti di titoli sul mercato;
  • Linee di credito precauzionali;
  • Ricapitalizzazione diretta.

Gli ultimi 3 di questi strumenti, finora, non sono mai stati utilizzati. Paesi come Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro hanno usufruito dei prestiti concessi dal MES, mentre la soluzione della ricapitalizzazione indiretta delle banche è stata utilizzata una sola volta dalla Spagna.

L’Italia, rullo di tamburi, non è mai ricorsa al MES (nota da tenere a mente per future e lucide riflessioni). 

 

Perché odiamo il Mes

Prestereste mai i vostri soldi “incondizionatamente” ad un giocatore d’azzardo incallito? Certo che no. L’assunto del MES è lo stesso, l’indebitamento, il più delle volte, deriva da una cattiva gestione dei conti pubblici, dal malaffare, dal “giocare d’azzardo”. I prestiti possono essere concessi, ma ad alcune condizioni, più o meno stringenti a seconda dei casi.

In generale, senza entrare troppo a fondo nei tecnicismi della procedura, lo stato richiedente deve sottoscrivere un protocollo d’intesa che verrà negoziato con la Commissione Europea a nome del MES.

 

Altre criticità

Un’altra criticità rivolta al MES riguarda il diverso trattamento che viene riservato ad alcuni paesi, chiamiamoli di serie A, rispetto ad altri di serie B. In Particolare, il meccanismo di concessione del credito è costruito in modo da facilitare l’accesso ai fondi di paesi che sono in regola con i conti pubblici (per esempio la Germania) e penalizza invece l’accesso ai fondi dei paesi che non rispettano i parametri di Maastricht, fra gli altri: rapporto debito/Pil superiore al 60% (come l’Italia). Nel secondo caso il Paese richiedente dovrà adottare le misure necessarie per rientrare all’interno dei parametri.

 

Il dibattito a Roma

Adesso, a Roma si è aperto il dibattito se sia opportuno o meno sfruttare i 35 miliardi che ci spetterebbero, prendendoli a prestito sostanzialmente a costo quasi zero. Tenete presente che attualmente il rendimento medio ponderato dei BTp sia dell’1,35% e che supponendo che il tasso applicato sui prestiti erogati dal MES fosse nullo, risparmieremmo qualcosa come quasi 500 milioni di euro all’anno di interessi. Se questo è vero, del resto i prestiti andrebbero a gravare sullo stock di debito pubblico e quando prima o poi alla scadenza lo dovessimo rifinanziare, ci esporremmo ugualmente agli umori del mercato.

 

Il MES risolverebbe i problemi dell’Italia?

Se volessimo accedere al MES per tutte le altre voci di spesa, quindi, dovremmo sottoporci a condizionalità “light”, che sarebbero quasi certamente tali solo per il breve termine e che presupporrebbero, in ogni caso, il monitoraggio dell’istituto sui nostri conti pubblici, equivalendo a un commissariamento bello e buono.

Ma l’entità degli aiuti che saremmo costretti a chiedere sarebbe così elevata, che nei fatti il MES nemmeno disporrebbe delle risorse necessarie e si troverebbe costretto a ricapitalizzarsi per mostrarsi più solido sui mercati in fase di emissione di titoli obbligazionari. Come? Chiamando gli stati-azionisti a versare almeno parte del capitale rimanente e questo paradossalmente ci costringerebbe ad indebitarci ancora di più per contribuire. Dunque, dovremmo verosimilmente versare al MES decine di miliardi in più per ricevere aiuti dallo stesso. 

 

Scenari possibili

Nei giorni scorsi Desmond Lachman, docente presso l’American Enterprise Institute ed ex vice-direttore del dipartimento di Sviluppo e revisione del Fondo Monetario Internazionale, ha parlato del caso Italia paventando una crisi del debito sovrano italiano che potrebbe esplodere entro l’estate.

Lo scudo protettivo della Bce che sta effettuando acquisti record di BTP in questi mesi potrebbe non essere sufficiente a calmierare lo spread, come in parte dimostra il fatto che nell’ultimo mese il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi si sia mantenuto sui massimi di periodo.

L’elemento più discusso negli ultimi mesi, il MES, è anche il meno importante per le dinamiche dello spread. I prestiti senior forniti dal MES potrebbero causare un aumento dei rendimenti dei titoli italiani con pari scadenza (10 anni) e quindi un possibile incremento tecnico dello spread. A livello di costi del debito l’impatto del MES dovrebbe comunque essere positivo. “Tuttavia i nostri dubbi sono concentrati su una gestione efficiente dei fondi a disposizione da parte del nostro Governo rispettando le condizionalità di destinazione”.

 

Le scelte del Governo

Tra gli elementi che hanno contribuito ad alimentare l’ascesa dello spread c’è l’incertezza politica in Italia. Il Governo Conte dovrà essere efficiente nella gestione della Fase 2 per la riapertura delle attività economiche e nella amministrazione delle poche risorse a disposizione. “Sarebbe ovviamente auspicabile nei prossimi mesi evitare crisi di governo e forti scontri con l’opposizione”.

 

Agenzie di rating

Un elemento che dovrebbe preoccupare meno degli altri è il rischio legato alle agenzie di rating, anche se non si può escludere che in caso di peggioramento delle condizioni economiche una delle tre agenzie possa decidere di tagliare la valutazione del nostro debito a “junk”. Inoltre, grazie alle misure prese dalla BCE l’impatto sarà negativo ma limitato.

 

La Commissione Europea e il Recovery Fund

Ultimo punto ma sicuramente tra i piu’ importanti da affrontare è quello relativo al Recovery Fund. La BCE può difendere l’Eurozona per un periodo temporaneo, serve un intervento massiccio da parte dell’Unione Europea. Non solamente con MES, Sure e BEI ma con la creazione di un vero e proprio nuovo pilastro per l’Unione Europea, il Recovery o  Reconstruction Fund. Pilastro che dovrà essere introdotto il prima possibile ben prima rispetto alle aspettative di mercato che lo vedono attivo nel 2021. Uno dei principali problemi che dovrà essere affrontato sarà il finanziamento del fondo.