Terza ed ultima puntata dedicata all’importante e delicata tematica della “Ristrutturazione del debito”, riferito espressamente al mondo delle piccole e medie imprese. Con la nuova disciplina fallimentare italiana del 2019 il legislatore viene incontro al tessuto economico. Da un lato favorendo le imprese in crisi irreversibile a “limitare i danni” nella loro uscita dal mercato. Dall’altro, sostenendo quelle aziende che hanno i requisiti di uscire dal momento di difficoltà.

Come già spiegato, tra le principali novità della riforma vi è l’introduzione delle “procedure di allerta e di composizione assistita della crisi”. La normativa prevede cinque fasi: l’incubazione della crisi; la maturazione; la crisi conclamata e irreversibile; l’insolvenza reversibile; l’insolvenza conclamata. Un approccio innovativo da parte del legislatore, che prevede un’evoluzione che richiede inizialmente interventi solo da parte di soggetti interni (amministratori e organi di controllo) e, man mano che la situazione peggiora, di soggetti esterni.

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In questo ambito prenderemo in esame uno dei pilastri del nuovo impianto normativo, vale a dire l’introduzione degli Organismi di Composizione delle Crisi, i cosiddetti OCRI.

Gli OCRI – Organismi di Composizione delle Crisi

Il loro compito è strategico. Si tratta di organi stragiudiziali, costituiti presso le Camere di Commercio e hanno il compito di “ricevere le segnalazioni di allerta, gestire la fase d’allerta e la fase di composizione della crisi”.

La figura di riferimento è il referente, che garantisce il rispetto dei tempi e dei termini nei procedimenti.

Insieme al referente, ecco il collegio degli esperti composto da:

  • un membro designato dal presidente della sezione specializzata in materie d’impresa del tribunale;
  • un incaricato dal presidente CCIAA;
  • un appartenente all’associazione rappresentativa del settore di riferimento del debitore.

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Il primo step dell’Organismo sarà l’audizione del debitore, in modo da sentire le sue ragioni e comprendere come – e se – poter intervenire sulla situazione di crisi. Una volta esaminate tutte le informazioni fornite dall’imprenditore, il collegio potrà decidere se archiviare il procedimento o individuare una strategia da mettere in atto per superare la crisi.

La soluzione concordata della crisi

Da sottolineare che il debitore che ha presentato domanda di “soluzione concordata della crisi” può chiedere delle misure protettive ad hoc, a garanzia del patrimonio personale e che blocchino le azioni esecutive dei creditori.

Se non si arriva ad una soluzione amichevole, vorrà dire che lo stato di crisi permarrà e le strade che il collegio dovrà indicare all’imprenditore sono piuttosto obbligate.

Il debitore avrà la possibilità di presentare domanda di accesso ad una procedura regolatrice della crisi o dell’insolvenza. Ancora, si potrà procedere verso la liquidazione giudiziale. E’ quest’ultima l’extrema ratio, percorribile quando l’impresa non riesce a presentare la domanda di accesso ad una delle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza.

È evidente, in questo caso, che permane lo stato di insolvenza: l’OCRI avrà dunque la facoltà di segnalare al PM il procedimento, che quindi aprirà l’istanza di liquidazione.

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