Un vero e proprio terremoto sta coinvolgendo – e sconvolgendo – le grandi aziende di revisione contabile, quelle che a livello internazionale dettano legge, tanto per intenderci.

Le “Big Four” del settore – Deloitte, Ernst & Young (EY), Kpmg e PricewaterhouseCoopers (Pwc) – per ora minimizzano e si trincerano dietro ad un lapidario “no comment”. Certo è, però, che le rivelazioni di due whistleblower, Mauro Botta e Brett Whitaker, stanno creando non pochi imbarazzi negli alti vertici di un settore così importante e ricco di interessi trasversali.

Tra stakeholder, gruppi di potere e opinion leader, sta sorgendo più di qualche dubbio sulle modalità di azione e di lavoro delle mega imprese di revisione contabile. Già, fin qui l’antefatto.

In soldoni, cosa è successo di concreto? 

Botta e Whitaker si sono resi conto di grossi problemi contabili nei conti annunciati al mercato di grandi gruppi quotati in Borsa. La loro prima reazione è stata quella di cercare di risolvere la questione senza far troppo rumore, con indagini interne. Per la serie “i panni sporchi chi si lavano in famiglia”, insomma.

E ne avrebbero avuto tutti i mezzi e probabilmente l’interesse, visto che il primo era un dipendente di PricewaterhouseCoopers, mentre Whitaker aveva segnalato una serie di incongruità nei bilanci della sua azienda, la statunitense Mattel, una delle più grandi case produttrici di giochi al mondo.

Qual’è il motivo del contendere?

Botta aveva riscontrato una serie di irregolarità nella compilazione di vari bilanci di gruppi high tech della Silicon Valley. E se la Mattel era stata costretta, per così dire, a rivedere i bilanci (quindi dando ragione al suo ex dipendente, che aveva tirato in ballo proprio la revisione contabile effettuata dalla Pwc), la stessa Pwc ha sempre negato le accuse di Botta, trascinandolo successivamente in un processo che è tutt’ora in corso.

In ogni caso, il duo Botta-Whitaker ha deciso di proseguire la battaglia dando alle “questioni interne” una risonanza mediatica internazionale e trasformandosi, così, in veri e propri whistleblower, vale a dire dei “segnalatori di irregolarità”, individui che denunciano pubblicamente o riferiscono alle autorità attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda. 

E così i due hanno fatto, controfirmando una lettera inviata dalle autorità di vigilanza statunitensi alla Commissione sui servizi finanziari della Camera del Congresso. I due dovranno presentarsi “urgentemente” in audizione proprio per parlare dei problemi dell’industria della revisione contabile. Con loro, saranno ascoltati anche i responsabili dell’ente chiamato a monitorare sulla trasparenza del settore, vale a dire il Public Company Accounting Oversight Board (Pcaob). 

Il timore delle aziende di revisione contabile

Il vero timore delle grandi aziende di revisione contabile di tutto il mondo è che le rivelazioni di Botta e Whitaker possano rappresentare solo la punta di un iceberg fitto fitto di incongruenze, errori, sviste e – nei peggiori dei casi – veri e propri illeciti.

Stando ai dati pubblicati dall’organismo di supervisione “Project On Government Oversight” (Pogo), infatti, tra il 20 e il 50% degli ultimi audit presi in considerazione dal Pcaob ed effettuati dalle Big Four, ha presentato errori critici.

Audit quindi inaffidabili e che certamente hanno creato, e creeranno a questo punto, seri problemi agli investitori a livello globale. Il motivo è semplice: se chi è chiamato a certificare la regolarità dei bilanci di mega multinazionali che smuovono miliardi di dollari e decidono le sorti del mercato borsistico, certifica il falso, è evidente che i rischi per i titoli di quelle aziende sono potenzialmente notevoli.

Rischi di default che coinvolgono, naturalmente, tutti coloro che hanno deciso di dare fiducia a quelle aziende. Sin qui la situazione al di là dei confini nazionali. 

La revisione contabile in Italia

Ma non è che qui, nel Bel Paese, ce la passiamo molto meglio in tema di certificazione dei bilanci. Se ormai è sui libri di storia il crac del 2003 della Parmalat, con i conti comunicati al mercato palesemente falsi ed il fallimento di centina di piccoli e medi investitori, sta ancora facendo discutere il più recente caso della Bio-On, azienda bolognese specializzata nella produzione di materie bioplastiche.

È in corso una vicenda giudiziaria. L’accusa rivolta al gruppo emiliano è di aver gonfiato a dismisura il fatturato grazie all’utilizzo di scatole cinesi. Il che avrebbe permesso di realizzare soldi con partite di giro.

Nel mirino è finita la stessa tecnologia dell’azienda e la reale produttività dei suoi impianti. E la Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.

Insomma, anche in tema di revisione contabile di bilanci e certificazioni, tutto il mondo è paese…

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