Governi deboli e cambi continui di Esecutivi rendono i sistemi economici sempre più fluttuanti e portano con sé una serie di conseguenze che riguardano il mondo della finanza e dell’impresa. Conseguenze che legano a doppia mandata banche e PMi sotto l’insegna del “rating”, giudizio che viene espresso da un soggetto esterno e indipendente, l’agenzia di rating, sulle capacità di una società di pagare o meno i propri debiti.

Si tratta quindi di una valutazione sintetica del profilo di rischio di credito della società e riassume le informazioni quantitative e qualitative che la banca ha a disposizione sull’impresa, in relazione all’insieme delle informazioni disponibili sulla totalità delle imprese clienti e sul loro comportamento di rimborso nel corso del tempo.

Va da sé, dunque, che il rating è strettamente connesso alla possibilità di accedere al credito, ma anche al suo costo, in quanto esprime la sua capacità di ripagare un debito o il rischio che lo stesso non venga rimborsato in tutto o in parte.

Il Rating nel sistema bancario 

In tal senso, le banche individuano quattro principali gruppi di rating all’interno dei quali vengono classificate le imprese clienti in funzione del rischio:

  1. basso;
  2. normale;
  3. consistente;
  4. elevato. 

Le aziende con rischio basso o normale, generalmente, non hanno particolari problemi nell’accesso al credito. Il racing, in questo caso, incide in modo pressoché esclusivo sullo spread. Nel senso che le imprese caratterizzate da una categoria di rischio basso pagheranno tassi d’interesse inferiori rispetto a quelle caratterizzate da rischio normale.

Il quadro secondo lo studio Cerved

In ogni caso, oggi la situazione è allarmante. A certificarlo sono i dati Cerved, secondo cui oltre il 35% delle PMI non ha possibilità di accedere al credito bancario proprio per un rating non idoneo. Inoltre, il 10% delle imprese accede al credito ma dopo numerose traversie proprio per un giudizio non certo ottimale di rating.

Qual è la soluzione ideale, dunque, per le imprese, soprattutto quelle medio piccole?

“L’unica strategia possibile è la pianificazione – spiega Manuele Massari, amministratore delegato di ValorImpresa Consulting, società specializzata nella consulenza di impresa, nel supporto alle imprese nell’ambito della ristrutturazione del debito bancario e dell’equity funding-: è necessario avere una visione prospettica delle logiche aziendali, a medio termine. Un percorso che sappia dar vita ad una struttura organizzativa interna in grado di rispondere in maniera positiva alle esigenze del sistema creditizio”.

Il “circolo vizioso” del Rating

Invece ad oggi accade tutto il contrario, una sorta di “circolo vizioso” che se può funzionare nell’immediato, nel tempo è deleterio. Le PMI si finanziano attraverso i fornitori, deteriorando il contesto commerciale e – allo stesso tempo – dando vita ad un accumulo di debiti tributari con l’Erario, dall’IVA alle imposte.

Elementi negativi che incideranno per forza di cose sul rating delle aziende, con un effetto downgrading che le renderà sempre meno appetibili. Ed è qui che deve entrare in campo la competenza della consulenza professionale.

“Le PMI devono comprendere che devono adottare un comportamento disciplinato anche e soprattutto in ambito fiscale – aggiunge Manuele Massari -; solo manifestando un utile reale, palesando bilanci con una certa marginalità operativa, potranno diventare appetibili per le banche, che così potranno accettare il ‘rischio’ di supportale”.

Un percorso che parte proprio dall’affiancamento delle professionalità giuste:

“La consulenza in un quadro così descritto diventale fondamentale. La capacità di fornire valutazioni a 360 gradi, con una prospettiva temporale di almeno 2/3 anni, può portare indubbi benefici all’imprenditore”, conclude Manuele Massari.