Quanto conta al giorno d’oggi il “Quantitative Easing”? Ancora tantissimo, visto che a distanza di pochi mesi le banche centrali più influenti a livello planetario sono tornate a “immettere” sul mercato nuovo denaro. Tutto per cercare di rafforzare le economie dei paesi di origine.

Cos’è il Quantitative Easing?

Tecnicamente, il Quantitative Easing è una strategia di politica monetaria espansiva volta a creare moneta a debito per iniettarla nel sistema finanziario ed economico. L’obiettivo? Stimolare la fiducia degli operatori e promuovere la liquidità e i prestiti.

E’ per questo motivo che la Bce dall’inizio dell’anno sta “stampando” nuovi euro per comprare obbligazioni al ritmo di 20 miliardi di euro al mese. Non solo: la Federal Reserve statunitense sta attuando un nuovo programma di acquisto di asset, in base al quale ha coniato dal settembre scorso 60 miliardi di dollari al mese. E la Banca del Giappone ha seguito quasi costantemente una politica simile in tutto lo scorso decennio.

Al Quantitative Easing starebbe pensando proprio in questi giorni anche la Bank of England. Insomma, forse è prematuro per dirlo, ma alcuni analisti sono convinti che il QE potrebbe davvero trasformarsi in una strategia permanente della politica monetaria internazionale.

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Lo scenario tracciato dal 2019

Il 2019 è stato segnato dal ritorno di uno scenario di stagnazione secolare, che ha dominato gran parte del decennio, smorzando la speranza di una ripresa.

Il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto ad appena il +3% le previsioni di crescita del Pil Globale. Il minimo dai tempi della Grande Crisi Finanziaria, mentre in Europa sono state tagliate al +1,4%.

Apparentemente uno dei più lunghi periodi di espansione economica negli Stati Uniti ha iniziato a traballare.

L’economia globale sta somatizzando inoltre le numerose tensioni e incertezze politiche che stanno facendo notizia, tra cui la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti e il tremendo “coronavirus”. Ciò ha reso mercati, manager e consumatori sempre più nervosi e cauti.

La differenza tra Quantitative Easing e Yield Curve Control

Un’alternativa al Quantitative Easing  viene utilizzata per la prima volta dalla FED nella Seconda Guerra Mondiale. E’ quella del controllo della curva dei rendimenti, in inglese Yield Curve Control.

Il tipico caso è quello della Banca Centrale del Giappone, che nel 2016, per spingere i prezzi al consumo, ha deciso di acquistare qualsiasi quantitativo di titoli a 10 anni ad un prezzo tale da portare i rendimenti prossimi allo zero. Nel caso del conflitto del 1940, la FED aveva come obiettivo di tenere bassi i tassi di interesse per ridurre il peso del finanziamento dei costi militari.

Già, ma qual è la differenza tra la Yield Curve Control e il Quantitative Easing? I professionisti del settore dicono che con la Yield Curve Control la banca mette sul tavolo solo una promessa di acquisto, mentre con il Quantitative Easing è necessario acquistare grandi quantità di titoli.

Tutto dipende, dunque, dalla credibilità delle banche. Se è forte, l’autorità monetaria riesce a trasmettere al mercato il messaggio che i tassi bassi saranno mantenuti per un adeguato periodo di tempo. In tal caso, con la Yield Curve Control sarà sufficiente acquistare un quantitativo molto ridotto di titoli; il mercato farà tutto da solo, in linea teorica potrebbe anche succedere che l’istituto centrale non debba acquisire nemmeno un titolo.

Il tema è controverso, esistono fazioni contrapposte che dibattono sul reale successo, negli anni, del Quantitative Easing. Secondo alcuni il Quantitative Easing avrebbe spianato la strada alla formazione di una nuova bolla speculativa legata ad asset più rischiosi, senza sbloccare una quantità di crescita sufficiente per conseguire una ripresa.

Le politiche finanziarie e fiscali dei prossimi mesi, in tal senso, saranno illuminanti sull’efficacia di questi strumenti di politica monetaria.