Per ora nessun accordo. Tarda ad arrivare il rinnovo della convenzione triennale tra Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti. Una liaison strategica, che regola i rapporti tra le due realtà e che riguarda la gestione e la remunerazione della raccolta postale, principalmente Buoni e Libretti, effettuata appunto dalle Poste per conto di CDP (che trova nel risparmio postale le munizioni per operare). La convenzione è scaduta alla fine del 2020 ma potrebbe essere prorogata di 6 mesi. E quindi? L’accordo non si trova. E non solo per le numerose difficoltà avute a causa della pandemia. Ma anche – e soprattutto – perché Cassa Depositi e Prestiti avrebbe intenzione di abbassare la remunerazione a Poste.

Poste e CDP

In ballo ci sono davvero tanti soldi. Con il servizio di raccolta e di gestione del risparmio postale, Poste Italiane nei primi 9 mesi del 2020 ha avuto ricavi uguali a 1,38 miliardi di euro. Con una crescita del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno antecedente. CDP ha quindi versato 1,38 miliardi per la distribuzione di buoni postali e libretti a Poste Italiane. Insomma, una fetta consistente dei 3,7 miliardi di ricavi da mercato e dei 4,4 miliardi di ricavi totali realizzati al 30 settembre. Ecco perché Cassa Depositi e Prestiti, come confermano gli analisti di Equita, la principale investment bank indipendente italiana, vorrebbe pagare meno corrispettivi a Poste.

Guerra a suon di zeri

Una guerra di soldi. Come sempre. I punti di confronto e scontro sono spiegati bene proprio da Equita. “CDP – argomento gli esperti del settore – starebbe cercando di ottenere una riduzione del corrispettivo pagato a Poste motivandolo con minori costi di raccolta dovuti all’introduzione del digitale”. Un ragionamento errato, secondo i vertici di Poste. Soprattutto perché “anche con la strategia digitale rimane comunque la necessità di garantire un presidio nei comuni sotto i 5 mila abitanti. A nostro avviso, i rischi di una riduzione significativa (del corrispettivo) sono mitigati dal fatto che CDP detiene il 35% di Poste”, chiude Equita. Ricordiamo che il 29,3% delle quote è in mano al ministero dell’Economia.

Poste, un 2020 da record

Il giochino non varrebbe la candela. Stando al pensiero dominante, se CDP cercasse di abbassare troppo il prezzo, rischierebbe di arrecare un danno indiretto ai numeri di bilancio di una propria controllata. E al suo andamento in Borsa. A rimetterci, in primis, sarebbe dunque, proprio CDP… D’altronde, i conti di Poste Italiane sono floridi e fanno gola. Tra i settori maggiormente in auge, ecco quello della spedizione pacchi. Qui, i ricavi l’anno scorso sono aumentati del 40%, sopperendo alla grande al declino della corrispondenza. Il business pagamenti e mobile ha visto crescere i ricavi dell’8,2%, a 185 milioni. Bene anche i servizi assicurativi, in rialzo del 7% a 454 milioni, con una raccolta netta e lorda in crescita. L’Ebit è salito del 4,2% a 479 milioni (sopra i 443 milioni attesi dal mercato) e del 10% a 507 milioni, esclusi i costi straordinari per affrontare l’emergenza.