Il calcio è un’industria miliardaria, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Già. Ma dopo la crisi da Covid, qual è il suo stato di salute? Se in Inghilterra non pare si soffra molto, con compagini come il Chelsea pronte a sborsare oltre 130 milioni di euro pur di acquisire le prestazioni dell’interista Lukaku, al di qua della Manica le cose vanno un po’ diversamente. In Italia il calciomercato è fatto per lo più di scambi e di soldi se ne vedono pochini. Lo stesso dicasi in Germania. Caso a parte la Francia, o meglio il Paris Saint Germain di proprietà degli sceicchi. Segnano il passo anche in Spagna, in particolare il Barcellona, dove pare proprio che il fuoriclasse Lionel Messi non sarà riconfermato. I motivi? Sempre e solo soldi: il suo ingaggio plurimilionario non sarebbe più sostenibile dalla società catalana. Ecco tutti i risvolti del “caso Messi”.

Messi e il salary cap

Per comprendere meglio la situazione, bisogna scoprire quanto guadagna Lionel Messi. Fino al 31 giugno 2021 Messi è stato il giocatore più pagato al mondo. Facciamo due conti: la scorsa stagione la “Pulce” Messi ha guadagnato 71 milioni lordi l’anno dal Barcellona. Questa la cifra ufficiale, ma secondo il quotidiano “El Mundo”, il rinnovo di contratto firmato nel 2017 gli ha riconosciuto cifre ben maggiori. Nel dettaglio, dal 2017 al 2021 Messi avrebbe intascato una cifra astronomica: 555.237.619 euro in totale, ossia circa 139 milioni lordi a stagione. Merito di alcune “voci” di quell’accordo, come un premio alla firma di 115 milioni di euro più altri 80 milioni di euro di premio di fedeltà. Cifre lontane da quelle che invece gli sono state proposte dal nuovo accordo. Il Barcellona, infatti, vive in una situazione di profonda difficoltà economica e d’ora in avanti dovrà attenersi a dei rigidi parametri di spesa se vuole rientrare nei parametri imposti dalla Liga.

Un rinnovo dimezzato

I dirigenti catalani hanno proposto al giocatore un accordo di cinque anni (sino a fine carriera) ma con un ingaggio dimezzato, intorno ai 30 milioni lordi l’anno. Di 600 milioni di euro la clausola rescissoria. L’accordo era stato anche raggiunto. Poi, invece, ecco la rottura: stando ai bene informati, il Barcellona avrebbe chiesto un ulteriore taglio dell’ingaggio a causa delle regole del salary cap. La questione è più complicata del previsto. Anche perché secondo la classifica Forbes degli sportivi più pagati al mondo, riferita al 2020, Lionel Messi è sul podio dei più ricchi: dietro solo al pugile Conor McGregor, l’argentino solo nell’ultimo anno si è portato a casa ben 130 milioni, di cui 97 sul campo e il resto grazie agli sponsor. In particolare, la sponsorship più importante è quella con Adidas. Un accordo che gli permette d’incassare circa 19 milioni di euro l’anno.

L’azienda Messi

A questo brand si aggiungono anche Mastercard, il marchio di orologio Jacob & Co, Ooredoo (società qatariota di telecomunicazioni), l’azienda di birra Budweiser e la Technologies, azienda israeliana che produce visori che sfruttano l’intelligenza artificiale. Accordi che permetteranno a Messi di superare nel 2021 lo storico traguardo del primo miliardo di dollari guadagnati. Ma non finisce qui. A Messi piace tanto investire. Recentemente, ad esempio, la Pulce ha acquistato un lussuoso hotel – l’MM Sitges – distante appena 40 km da Barcellona, del valore di 30 milioni di euro. Insieme al padre è proprietario di una avviata agenzia immobiliare, oltre a possedere in Argentina un circolo sportivo da 80 ettari. Senza dimenticare la villa dove vive con la sua famiglia, del valore di 6 milioni di euro. Oltre ad un parco auto che vale 3,5 milioni di euro. Tra queste, una Pagani Zonda da 1,7 milioni di euro e una Ferrari F43 Spider quotata 195.000 euro.

Chi se lo piglia?

Insomma, chi si accaparrerà Messi sa che dovrà assumere un’azienda ambulante. Con i suoi interessi e profitti. E chi avrà la potenza economica di farlo? Da più parti si vocifera che gli sceicchi del PSG sono ormai vicini all’accordo. Più staccate, le potenze inglesi, Manchester City su tutte. Poche “mosche bianche” in un mondo, quello del calcio, che continua a tagliare da tutte le parti e dove anche i proprietari cinesi dell’Inter sono costretti ad alzare la bandiera della resa…