L’Italia è un paese fondato sulle PMI. Spesso davvero piccole e caratterizzate da una forte impronta familiare, rappresentano praticamente il 99% del tessuto imprenditoriale italiano. Già. Ma allora perché fanno così fatica a trovare fonti di finanziamento alternative al credito bancario? Nell’ultimo decennio, i Governi hanno varato una serie di provvedimenti a sostegno delle imprese. L’obiettivo, favorire nuovi canali alternativi al credito tradizionale e agevolare il ricorso al mercato dei capitali, al fine di incrementare la competitività. In particolare, con il Decreto Sviluppo Bis (Dl 179 del 18 ottobre 2012, convertito in Legge 221/2012) è stata rivista la disciplina relativa a tutti gli strumenti di debito emessi da piccole e medie imprese e da società non quotate. Nello specifico, vogliamo occuparci delle obbligazioni a medio-lungo termine. I cosiddetti “Minibond”.

I Minibond: cosa sono

I Minibond sono strumenti obbligazionari innovativi di finanza alternativa, che permettono alle PMI di reperire liquidità per la crescita. Allo stesso tempo, consentono agli investitori di diversificare il portafoglio con prodotti obbligazionari. I Minibond possono essere sottoscritti da parte di un’ampia platea di soggetti:

  • Investitori professionali e qualificati (banche, fondi, SIM etc.);
  • con un portafoglio di strumenti finanziari, inclusi i depositi di denaro, per un controvalore superiore a 250.000 euro;
  • professionisti che si impegnano a investire almeno 100.000 euro per singola sottoscrizione dopo aver dichiarato di essere consapevoli dei rischi connessi;
  • investitori retail tramite gestori di portafoglio.

I principali vantaggi

Il ricorso ai Minibond consente alle PMI di fruire di una serie di vantaggi. Dal punto di vista degli emittenti, questo tipo di obbligazioni permette, innanzitutto, di avere una minore dipendenza dal sistema bancario, soprattutto in un mercato del credito ancora in contrazione. Ma non solo. Si tratta di uno strumento che allunga la durata media delle fonti di finanziamento, garantendo quindi una maggiore coerenza tra la duration dell’attivo e del passivo, con conseguente miglioramento degli equilibri patrimoniali e finanziari. Senza dimenticare l’opportunità di sostenere, per tutta la durata del prestito, il pagamento della sola quota interessi (formula bullet). Inoltre, i Minibond consentono di avere certezza e stabilità sulla disponibilità di risorse per un certo numero di anni.

Criticità e investitori stranieri

Una delle criticità che maggiormente si incontra nel mercato dei Minibond è la difficoltà di attrarre alcune categorie di investitori professionali. Soprattutto stranieri, che si concentrano generalmente su ticket minimi di investimento al di sopra una determinata soglia, escludendo totalmente questo strumento di finanziamento. “Una soluzione – si legge sul sito www.pmi.it – è data dalle operazioni di cartolarizzazione di più titoli, ottenendo una struttura nota come ‘basket bond’ o aggregazione di obbligazioni”. Diverse imprese, legate da una connotazione tematica e territoriale comune, scelgono di presentarsi unite di fronte alla platea di investitori e si accordano per organizzare delle emissioni “sincronizzate” sottoscritte interamente da un veicolo di nuova costituzione. Una sorta di autofinanziamento sul mercato con un’emissione di asset backed securities (ABSs), aventi come sottostante i singoli crediti.