Avrebbe potuto essere la “settimana dei record”, quella da ricordare per sempre. E invece, si è trasformata in un incubo. Eh già, perché la sospensione dell’Ipo di Ant Group, è costata a Jack Ma, fondatore di Alibaba, potenza mondiale dell’e-commerce, un vero capitale: la sua ricchezza nel giro di 24 ore è scesa di 2,6 miliardi di dollari, come riporta la classifica” live” dei billionaires redatta da Forbes. I motivi? Lo avevamo scritto anche da queste colonne: lo Shanghai Stock Exchange ha annunciato la decisione di sospendere la quotazione alle borse di Shangai e di Hong Kong di Ant Group, il titolo Alibaba, che controlla il 33% della società fintech. “Ant” è la piattaforma di pagamenti digitali più grande al mondo. Una fintech che concede credito, servizi assicurativi e servizi bancari a oltre 1 miliardo di utenti. La nuova collocazione in borsa sarebbe stata strategica. Il gruppo aveva previsto una raccolta record di 34,5 miliardi di dollari nelle due quotazioni a Hong Kong e Shanghai.

Jack Ma e la rivolta delle borse asiatiche

Le cose sono andate a rotolisu tutta la linea. A Wall Street, Jack Ma ha visto le sue azioni chiudere in discesa dell’8,13%, mentre a Hong Kong del 7,53%. Una notizia tremenda per il magnate cinese, visto che possiede ancora una partecipazione del 4,8% di Alibaba. Il suo patrimonio, quindi, è sceso da 66 a 63,4 miliardi di dollari. Mica bruscolini. Anche perché l’Ipo di Ant Group, avrebbe dovuto portare al collocamento di azioni per 34,5 miliardi di dollari sia alla borsa di Hong Kong che a quella Shanghai. In una sola frase, la più grande Ipo nella storia finanziaria globale, che avrebbe regalato alla fintech cinese una valutazione di oltre 310 miliardi, vicina a quella della seconda banca Usa, Bank of America.

Uno stop inaspettato

Come si è arrivati a bloccare la scalata delle borse asiatiche del cinquantaseienne miliardario Jack Ma? Andiamo con ordine. La decisione è giunta poche ore dopo che lo stesso Ma era stato convocato insieme al presidente di Ant, Eric Jing, per un colloquio con i rappresentanti della banca centrale cinese e l’autorità che vigila sulla Borsa. La versione dello Shanghai Stock Exchange, riportata dall’agenzia di stato cinese Xinhua, è che il gruppo aveva segnalato importanti problemi, inclusi “cambiamenti nel contesto di supervisione ai servizi di tecnofinanza”, che avrebbero potuto provocare il mancato rispetto dei requisiti di quotazione o dei criteri relativi alla corretta divulgazione delle informazioni. Ma secondo fonti citate da Bloomberg, i regolatori avrebbero comunicato a Ma e ai vertici di Ant Group che non ci sarà Ipo senza nuovi requisiti di capitale (e in particolare aumenti alle unità di microprestiti) e senza nuove licenze per operare su scala nazionale.

La stretta ai prestiti

Arrivano però altre indiscrezioni. Che trovano conferme da diverse fonti dell’ambiente borsistico. Come racconta “Il Sole 24 Ore”, nell’incontro con i rappresentanti dello Shanghai Stock Exchange, Jack Ma e i vertici di Ant sarebbero stati informati della decisione delle autorità di stringere i controlli sulle attività di prestiti online. Una procedura molto più rigorosa rispetto al passato, insomma. La stessa autorità cinese di vigilanza sul settore bancario e assicurativo ha pubblicato, successivamente, una nuova regolamentazione che mira a stringere le maglie sulle attività di credito. Di fatto, mettendo limiti alle aree di competenza, alla leva finanziaria e alle licenze. Un colpo forte per le quotazioni e la credibilità di Jack Ma. Dal quale però, la finanza asiatica si attende una pronta reazione. Staremo a vedere.