La Cina si prepara a dire addio a banconote e monete, sperimentando una valuta digitale sovrana. L’arma scelta da Pechino è lo yuan digitale. L’obiettivo? Scardinare il potere del dollaro e dell’euro nel sistema finanziario globale. E – allo stesso tempo – aumentare il suo controllo sull’economia locale, conoscendo tutti i movimenti di denaro dei propri connazionali. In silenzio, tra l’indifferenza generale e con il mondo sconvolto dalla pandemia, proprio nei primi mesi del 2020 è stata diffusa la “versione beta” della criptovaluta di Stato. Nelle poche città in cui è stata commercializzata, sino ad oggi ha fatto registrare transazioni per oltre 300 milioni di dollari. Un test accolto con entusiasmo dai gerarchi della Grande Muraglia, che ormai sono pronti a lanciare in pompa magna la nuova moneta digitale.

Lo yuan digitale

Stando ai dirigenti governativi cinesi, la nuova valuta – formalmente conosciuta come Digital Currency Electronic Payments (DCEP) – porterà ad una vera e propria rivoluzione digitale che prestò influenzerà i portafogli dei cinesi e il commercio internazionale. Già oggi, la maggior parte delle transazioni al dettaglio in Cina si effettuano elettronicamente, utilizzando app come Alipay di Ant Group (affiliato di Alibaba, di proprietà di Jack Ma) o WeChat Pay di Tencent. Si tratta, però, di servizi commerciali, che addebitano il costo delle singole transazioni ai commercianti. Lo yuan digitale sarà invece emesso dal Governo. Quindi completamente gratuito, proprio come le banconote cartacee cinesi attuali.

La sfida agli USA

La sfida al dollaro USA nelle transazioni finanziarie internazionali è lanciata, dunque. Ma non solo. Nelle mire del Partito Comunista cinese vi sono anche le criptovalute come i bitcoin, di proprietà dei loro utenti e quindi fuori controllo. O ancora gli “stable coin”, monete digitali private come Diem di Facebook (ex Libra) che sono supportate da una valuta sovrana esistente come il dollaro USA o l’euro. E’ noto che il governo cinese consideri Libra come una minaccia per la sua sovranità finanziaria interna. Ecco perché il progetto di Pechino sta accelerando alla grande. Tant’è vero che nelle ultime settimane, alla sperimentazione si sono unite le principali banche nazionali (gestite dallo Stato…).  E addirittura le principali piattaforme di e-commerce americane si stanno fortemente interessando all’iniziativa. Insomma, business is business

Controllo totale

Tecnicamente, DCEP è una valuta digitale della banca centrale cinese basata su una tecnologia di tipo DLT, comunemente nota come “blockchain”, paragonabile a Bitcoin. Di fatto, si eliminano le possibilità di contraffazione. In generale, la nuova valuta si qualifica come una moneta digitale “ibrida”, che combina gli aspetti decentralizzati tipici delle criptovalute DLT con la gestione centralizzata sovrana. L’approccio cinese promuove un sistema di autorizzazione a più livelli in base al quale i portafogli elettronici che effettuano transazioni di piccole quantità di DCEP devono solo registrarsi con il loro numero di cellulare. Con questo sistema, l’anonimato risulta garantito soltanto nelle piccole transazioni. I numeri di cellulare in Cina, infatti, sono collegati a nomi reali e dunque gli utenti rimangono anonimi per tutti tranne che per lo Stato. Il trasferimento di importi maggiori invece, avrà obbligatoriamente bisogno della registrazione di conti bancari con nomi reali.

Lotta al gioco d’azzardo

Insomma, in un modo o nell’altro, dalla sede del Partito sapranno sempre ogni minimo movimento di denaro. Le autorità potranno così tracciare tutte le transazioni finanziarie. In tal modo, secondo i dirigenti rossi, si riuscirà a porre un freno a quel trilione di yuan (153 miliardi di dollari), denaro del gioco d’azzardo che ogni anno, attraverso le criptovalute, emigra dalla Cina. Esentasse.