Immaginiamo l’inizio della scena di un thriller: la scena si apre in Giappone, dove viene consumato un delitto, poi si sposta a New York, dove una serie di tipi loschi prende accordi per nuove mosse ed infine ci spostiamo in Europa dove un ignaro protagonista comincia la sua indagine per scoprire cosa sia successo. Potrebbe questo sembrare lo scenario di un mercato economico e finanziario? La risposta è si!

E’ quanto sta accadendo nei mercati con i cosiddetti CLO (Collateralized Debt Obligations), di fatto, obbligazioni garantite da collaterale nella forma di crediti originati da prestiti.

Cronistoria

Dopo interi trimestri con il vento in poppa, nel mese di marzo il mercato dei leveraged loans – che costituiscono l’ossatura di quegli assets – ha patito un netto calo delle valutazioni. Una caduta senza precedenti che da almeno dieci anni vede sempre più soggetti operanti nel settore impegnati senza fortuna nel trovare acquirenti per quei prodotti, così remunerativi ma anche sempre più simili a bombe a mano con la spoletta allentata. Il motivo? L’aumento esponenziale e rapidissimo dei default di soggetti di mercato.

Cos’è la grande Alchimia finanziaria?

A far paura, infatti, è la pressione crescente soprattutto su portfolio di buona qualità creditizia. Un qualcosa che ha molto a che vedere con la natura stessa di gran parte di quei prodotti finanziari, quella che a Wall Street viene definita la big alchemy, la grande alchimia. Ovvero, trasformare un prodotto sostanzialmente composto al 90% da prestiti junk (spazzatura) in un portfolio obbligazionario investment grade. Come? Nascondendo i rischi. 

Il fruttivendolo disonesto

La ragione? Ontologica, appunto. Per attirare clientela serve infatti un duplice amo: un buon rendimento e, soprattutto, garanzie di relativa sicurezza. Ovvero, esattamente come certi esercenti che mettono le fragole più belle e rosse sopra il cestino – nascondendo sotto quelle un po’ passate e ancora più in basso, sul fondo coperto dalla plastica, quelle del tutto marce -, così chi impacchetta e vende Clo, priorizza nel processo di securization le tranches di prestiti con rating maggiore, ponendole più in alto e in evidenza e poi offrendo una cromia a scalare a livello di sicurezza e conseguente maggiore return. Insomma, prima la tranches AAA, poi AA e poi a scendere fino al livello più basso del junk. 

Il caso giapponese

In Giappone è avvenuto che la maggiore banca cooperativa, la Norinchukin Bank (Nochu), una banca i cui maggiori clienti sono pescatori e agricoltori, ha deciso di aumentare i profitti dei suoi investimenti decidendo di lanciarsi sul mercato dei prodotti strutturati come i Clo, in grado di garantirti profitti interessanti, a fronte di un margine di rischio maggiore. Il quale, ovviamente, viene ben occultato agli occhi degli investitori, gente abituata ad alzarsi alle 4 del mattino e andare a lavorare duro. 

Ma la scorsa settimana, il management di Nochu ha dovuto comunicare a pescatori, contadini e pensionati suoi clienti di aver perso la cifra record di 400 miliardi di yen (3,7 miliardi di dollari) per il crollo del mercato dei leveraged loans a causa della crisi finanziaria innescata dalla Pandemia da Covid-19.

L’Aggravante

Da un grafico, pubblicato da Deutsche Bank si evince che persino la Bank of Japan, ovvero la Banca Centrale del Paese, dopo aver monopolizzato il mercato obbligazionario sovrano da aver ridotto praticamente a zero il volume di trading reale, oggi detiene oltre l’80% degli Etf azionari domestici: insomma, il mercato in Giappone è rappresentato dallo Stato, sia sul reddito fisso che nelle equities! 

In pratica il soggetto che dovrebbe controllare il tuo operato e limitare la tua propensione all’azzardo attraverso le regolamentazioni di settore, si è comporta allo stesso modo della NOCHU.

In occidente

E cosa accade da noi? Visto che il Giappone è un interessante laboratorio di anticipazione della realtà, possiamo dedurre da diversi movimenti e grafici finanziari che: il cosiddetto libero mercato opera comprandosi da solo, magari finanziando l’operazione con mega-emissioni di debito garantite dalla stessa Fed (Banca centrale), la quale non solo tiene i tassi al minimo e gioca al gatto col topo della discesa in negativo, ma ha ampliato talmente a dismisura il pool di collaterale accettato per operazioni di rifinanziamento da rendere eligibile anche una raccolta di buoni sconto del supermarket. 

Ma qual’è la realtà? Una volta grattata via la patina della propaganda: a fronte di titoli Faamg (Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google) che da inizio anno possono vantare un +15% sullo Standard&Poor’s 500, le rimanenti 495 aziende quotate sul medesimo indice hanno segnato un -8% nello stesso arco temporale.

Conclusioni

Se le Banche centrali operano così e i governi che le controllano le spingono a farlo sempre di più, pena stalkeraggio quotidiano via social, vedi crociata della Casa Bianca contro i social network, come pensate che un soggetto di mercato possa operare attenendosi alle regole del buonsenso? 

Purtroppo non è facile accontentare ormai una clientela mossa dall’avidità di accumulare sempre di più, ma se il competitor diretto si chiama SISTEMA, allora le cose si complicano, e nessuno oltre a non essere innocente, rischia di uscirne indenne, in primis i risparmiatori.