Il 2020 annus horribilis? Sì. Ma non per tutti. A brindare con una bottiglia di quello buono ci hanno pensato le principali banche d’investimento del pianeta. Basta un dato per far comprendere di cosa stiamo parlando: stando ad uno studio condotto dal “Financial Times”, la sola attività di sottoscrizione, la cosiddetta “underwriting”, ha permesso ai colossi finanziari di registrare introiti da commissioni per qualcosa come 124,5 miliardi di dollari. Come? Il giochino è piuttosto semplice: grazie agli acquisti delle Banche centrali che hanno scatenato un vero e proprio diluvio di vendite azionarie e obbligazionarie. E la cosa non stupisce, se si pensa che a partire dallo scorso marzo gli istituti centrali del mondo hanno acquistato assets per 1,3 miliardi di dollari di controvalore ogni ora.

Il record delle banche

Crisi economica e autorità monetaria che hanno elargito fiumi e fiumi di denaro liquido. In un quadro così descritto, nel 2020 pandemico le aziende si sono lanciate in un’operazione di finanziamento emergenziale su larghissima scala, beneficiando proprio della finestra di tregua dal premio di rischio garantita dai vari Qe. Facendo proprio il principio per cui “ogni tipo di deal finanziario necessita di un sottoscrittore”, le banche d’investimento hanno guadagnato un capitale. Dollari e dollari legati alla sola voce – quasi passiva – della commissione percepita per il proprio ruolo di garante. Sia per il debito che per l’equity, in modalità ecumenica.

L’approccio delle multinazionali

Numeri, sempre numeri. Nel 2020 le aziende a livello globale hanno generato un giro d’affari in controvalore legato al mercato del debito pari a oltre 5 trilioni di dollari.  Un tesoretto dal quale le banche sottoscrittrici hanno visto materializzarsi – senza troppa fatica – un ammontare in commissioni pari a 42,9 miliardi di dollari. Addirittura, il 25% in più rispetto al 2019. Come spiegano gli analisti del Financial Times, “Molte multinazionali hanno completamente cambiato il proprio approccio all’emergenza dalla discesa in campo delle Banche centrali in poi. Se all’inizio della crisi prosciugavano le proprie linee di credito per creare cuscinetti emergenziali, dalla fine di marzo in poi si sono focalizzate sulle emissioni obbligazionarie di lunga durata”. L’obiettivo? “Garantirsi un finanziamento prolungato e a costo irrisorio”.

Soldi ai soliti noti

Il mercato azionario ha beneficiato per un controvalore di 435 miliardi di dollari nel 2020, un record che ha spazzato via il precedente primato di 279 miliardi risalente al 2014. La parte del leone l’hanno fatta le Spac, i veicoli di investimento ad hoc che hanno registrato qualcosa come 240 nuove entità su piazza e 81 miliardi di introiti da destinare a future acquisizioni. Ma non solo: il solo carrozzone delle Ipo ha permesso alle banche d’investimento di veder crescere il loro ruolo di sottoscrizione del 90% e il loro incasso a quota 13 miliardi, il più alto dal 2000. In totale, il business della sottoscrizione equity ha generato revenues per 32 miliardi di dollari nel 2020, quasi il doppio dei 18,3 miliardi del 2019. Un gruzzoletto che ha fatto la gioia delle solite note: JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley e Citigroup hanno collettivamente incassato 37 miliardi di dollari da commissioni bancarie sugli investimenti. Insomma, pandemia e crisi per tutti, siamo sicuri?