Ikea compra una banca per offrire servizi finanziari ai suoi clienti. La multinazionale svedese acquisisce il 49% di Ikano Bank, con opzione per il restante 51%, per ampliare il raggio d’azione e creare soluzioni competitive e accessibili.

 

Una collaborazione decennale

Tra le due parti c’è in atto una collaborazione commerciale che dura da decenni, poiché la banca era parte integrante di Ingka Group (la società che controlla Ikea) fino al 1988, quando ne uscì per diventare una società indipendente, mantenendo però un legame con il più noto brand in tema di prestiti, gestione dei finanziamenti per i clienti e le carte fedeltà in otto paesi, e restando sempre sotto la proprietà della famiglia Kamprad, cui si deve la fondazione del marchio sinonimo mondiale di mobili economici (il merito, nello specifico, è di Feodor Ingvar, che ha lanciato Ikea nel 1943, emergendo a metà degli anni Duemila come uno degli uomini più ricchi del mondo, prima di morire nel 2018).

 

Approvazione in itiniere

La transazione è stata concordata tra le parti ed è ora soggetta alle approvazioni normative da parte dell’Autorità di vigilanza finanziaria svedese (Finansinspektionen) e delle autorità competenti per la concorrenza. In seguito al completamento della transazione, i rappresentanti del gruppo Ingka, previa valutazione dell’idoneità del management da parte dell’Autorità di vigilanza finanziaria svedese, entreranno a far parte del consiglio di amministrazione di Ingka.

 

La ragioni di questa scelta

Come evidenziato nel comunicato ufficiale, per Ikea il deal rappresenta un “passo decisivo” nel panorama dei servizi finanziari. “Questo accordo ci porta un passo avanti verso la realizzazione dell’ambizione del Gruppo Ingka di offrire servizi finanziari competitivi e accessibili” ha commentato l’amministratore delegato di Ingka Investments, Krister Mattsson, aggiungendo che l’investimento è “un passo entusiasmante per Ingka Investments nel settore bancario”. 

Ma per quale ragione un retailer come Ikea ha deciso di percorrere la strada dei servizi finanziari? A detta di Emanuele Egidio, partner Deals Financial Services di PwC Italy, sono tre le motivazioni principali che hanno dettato la mossa del retailer svedese. In primis, erogare servizi finanziari su una customer base qualificata e fidelizzata permette ad Ikea di “aumentare la penetrazione della spesa media mensile della clientela sui propri servizi”. 

Inoltre, valorizzare ulteriormente la customer base attraverso l’introduzione di servizi di tipo finanziario permette di aumentare l’avarage revenue per user (Arpu), ovvero il ricavo medio per utente. Infine, conclude Egidio, per controbilanciare gli effetti della crisi pandemica sugli store fisici e contrastare le big tech che stanno “disintermediando” i produttori dai consumatori, spostare e veicolare l’esperienza di acquisto del cliente sui propri canali online fornendo una serie di servizi finanziari permette al retailer di aumentare i touchpoints con il cliente e conoscere meglio i suoi usi e consumi, riuscendo così a proporre prodotti e soluzioni sempre più personalizzate e che rispondano ai suoi bisogni.

 

Più dati per servizi finanziari personalizzati

Tradurre le ambizioni cui ispira Ikea significherà stringere un legame ancora più stretto con i clienti. Ikea è una azienda che conta su una vasta base di fedeli seguaci, pronti almeno ad ascoltare le proposte del gruppo svedese che, da parte sua, mira a cavalcare nuove proposte al fine di incrementare i ricavi medi per cliente. 

Senza lasciare sullo sfondo un altro motivo rilevante, che potrebbe aver suggerito o convinto Ingka a investire su una banca: davanti all’ascesa di servizi fintech e delle big company californiane che stanno diffondendo i vantaggi dell’esperienza digitale, l’aggiunta di servizi finanziari al catalogo online dei negozi assicura al gruppo l’opportunità di conoscere usi, preferenze e abitudini al momento sconosciuti quanto decisivi per mettere a punto soluzioni su misura in grado di soddisfare i clienti.