E’ in arrivo una nuova “tempesta perfetta” sui mercati di mezzo mondo? Molti si stanno preparando a questa malaugurata ipotesi. A cominciare dagli hedge fund, fondi comuni di investimento a stelle e strisce. Ebbene, stando agli analisti, si starebbe preparando una ondata di vendite massiccia. Un po’ come successo a febbraio e durante la grave crisi da Covid-19. Un trend che è andato avanti per oltre un mese.

Mercati e crisi globale

I segnali ci sono, eccome. Gli operatori sono convinti che ci sia un rapporto inversamente proporzionale tra la stabilità del mercato azionario e la disoccupazione che imperversa nel mondo. Solo negli Stati Uniti sono oltre 40 milioni le persone che hanno perso il posto di lavoro. E in una recente intervista, i dirigenti di Elliott Management, società americana di gestione degli investimenti, considerata la più grande al mondo, hanno dichiarato che l’attuale “crisi è maggiore di quella registrata nel 2008”. Ecco perché non è sbagliato pensare che “i mercati azionari globali potrebbero scendere del 50% (o anche di più) rispetto ai massimi toccati a febbraio”.

L’ansia per il futuro

Ci va giù duro anche Satnley Druckenmiller, presidente e Chief executive di Duquesne Family Office. Secondo il manager, a breve assisteremo ad un’ondata di fallimenti in tutto il globo. E guai ad avallare teorie strampalate come la tanto decantata ripresa a “V”. Una rapida discesa alla quale succede una altrettanto fulminea ripresa, appare pura “fantasia”. Insomma, per gli investitori il momento è catartico. Bisogna valutare bene il da farsi. Proprio per non sperperare milioni e milioni di dollari in un sol colpo. Come sottolinea Loori Heinel di “State Street”, “Certamente ci saranno alcune preoccupazioni circa la possibilità di seconde ondate del virus ed è normale che i mercati siano in ansia”.  Paure decuplicate nelle ultime ore, quando gli Usa hanno superato i 2 milioni di casi da Cobid-19 e in alcune aree – Texas, California – si è vista una ripresa dei contagi.

La produzione industriale

Come ricorda “Repubblica”, con la preoccupazione che torna a farsi presente nelle sale operative, “scende la propensione degli investitori a mettersi in portafoglio asset rischiosi”. A farne le spese è l’euro, che continua a scendere, mentre il dollaro si rafforza. E gli investitori iniziano a guardare con timore i dati macroeconomici provenienti un po’ da ogni parte del mondo. A cominciare dalla produzione industriale della Gran Bretagna, che ad aprile ha fatto registrare un -20,3%. Una performance anche peggiore delle attese, che prevedevano un -15% e contro il -4,2% precedente. Su base annuale la produzione industriale scende del 24,4% contro un atteso -19,3% e il -8,2% precedente. Meno pesante il dato del Giappone: qui la produzione industriale si è contratta del 9,8% ad aprile, dopo il -3,7% di marzo e a fronte di un previsto -9,1%. In calo del 13,3% anche la capacità di utilizzo degli impianti, contro il -3,6% di marzo.

I timori per il petrolio

Tra le vittime dei timori di una nuova ondata di contagi Covid 19 c’è il petrolio, che lega a doppio filo la sua quotazione alla salute generale dell’economia e paga anche il balzo a sorpresa registrato dalle scorte di greggio Usa. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono l’1,8% a 35,70 dollari e quelli sul Brent arretrano dell’1,5% a 37,97 dollari al barile. Notizie tutt’altro che lusinghiere…