Food Delivery: la fusione tra Takeway.com e JustEat ha dato vita al più grande gruppo europeo per la consegna on line di cibo a domicilio.

Un’unione nata dall’esigenza, in quanto, nonostante si tratti di un comparto in piena espansione, al momento i ricavi per i players del settore sono molto bassi, con tante società che lavorano tutt’ora in perdita e molte altre che sono state costrette a chiudere.

Questa fusione ha permesso a Takeway.com di poter inserire nel suo portfolio, quello che al momento è il brand più conosciuto a livello internazionale nel settore del food delivery, e mettersi così nelle migliori condizioni possibili per contrastare i competitors principali del settore, da UberEats alla controllata di Amazon, Deliveroo, fino a Glovo e Foodora.

JustEat è inoltre l’unica società ad avere un modello di business differente dagli altri attori economici del Food Delivery. L’azienda si limita infatti ad agire da intermediario tra il cliente e i locali. Questi ultimi infatti al momento dell’affiliazione, possiedono già un proprio servizio di consegna a domicilio. 

Takeaway.com e Just Eat: come sono nati

Takeaway.com è stata fondata nell’Aprile del 2000 ad Amsterdam da Jitse Groen, attuale CEO della compagnia.

Il suo nome era inizialmente Thuisbezorgd.nl, e nacque con l’obiettivo di imporsi in Europa nella fornitura di cibo on line. Groen raccontò in un’intervista che l’idea gli nacque mentre si trovava ad una festa e realizzò che non esisteva ancora a quei tempi uno strumento che permettesse di ordinare tramite internet, bypassando il metodo di ordine tradizionale. Oggi la società olandese è presente in moltissimi paesi UE e raccoglie mensilmente milioni di ordinazioni.

JustEat è stata invece fondata in Danimarca da Jesper Buch nel 2000, anche se il servizio è partito ufficialmente l’anno successivo. Nel 2006 ha aperto la prima filiale estera in Inghilterra, ed è oggi presente in 13 paesi. A partire dal 2011, è presente anche sul mercato italiano tramite la società controllata Just Eat Italy. Nel 2016 la società si è ingrandita ulteriormente acquisendo i marchi HelloFood e PizzaBO.

Il mercato mondiale del Food Delivery

Una ricerca di McKinsey uscita nel novembre 2016, ha evidenziato come il mercato del food delivery rappresenta l’1 per cento del mercato alimentare mondiale, con un tasso di crescita annuale stimato intorno al 3,5 per cento nei prossimi cinque anni.

Si tratta dunque di un mercato molto giovane, che al momento ha intaccato una parte minima della domanda disponibile su questa tipologia di servizio. La tradizionale consegna a domicilio, in cui l’utente effettua l’ordine tramite contatto telefonico, continua infatti a rappresentare il 90 per cento dell’intero settore.

Nonostante questo, il comparto della consegna on line a domicilio inizia ad avere un peso sempre più consistente sul mercato, soprattutto per quanto riguarda il personale impiegato. Attualmente, Just Eat e Glovo hanno oltre 100 dipendenti in Italia, mentre ne Deliveroo più di 70.  I numeri per quanto riguardano i rider, ovvero il personale addetto alla consegna, sono molto più grandi.

I fattorini che lavorano per Glovo sono più di 2500, mentre quelli di Deliveroo oltre 2000. Aumenta inoltre di anno in anno, il numero dei locali che decidono di affiliarsi a questi colossi, per far rientrare il loro locale sui principali siti di consegna on line a domicilio. Se JustEat domina la classifica con oltre 7500 locali, gli altri si attestano sul migliaio.

Il business delle app dedicate alla consegna a domicilio

Una ricerca condotta da SemRush, società di software con sede a Boston, si è concentrata sull’analisi delle principali parole chiave su Google nel settore. È emerso così che la query “la cena a casa” viene digitata su Google quattro volte in più di “cena al ristorante”. Interessante inoltre un’altro dato fornito dalla società americana, che riguarda il fatto che a maggio 2019 la voce “consegna della pizza” è stata cercata circa 2.300 volte contro le 1.500 ricerche di Febbraio 2019.

Un aumento notevole, considerato che avviene a distanza di pochi mesi, e che testimonia come ci troviamo di fronte ad un mercato in rapida espansione.

Il Food Delivery in Italia

Secondo un report redatto dall’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, realizzato in collaborazione con Netcomm, consorzio dedicato alle imprese digitali, in Italia nel 2019 il Food Delivery si è rivelato il primo comprato dell’intero mercato on line, con un fatturato stimato intorno ai 566 milioni di euro.

Inoltre, rispetto allo scorso anno, l’incremento è stato di oltre il 50 per cento.

Cifre molto grandi e significative, che testimoniano in maniera inequivocabile la rapida ascesa che questo settore sta avendo nel nostro paese. Inoltre, sempre secondo il report, i servizi di consegna on line a domicilio sono presenti nel 93 per cento delle città italiane che contano più di 50.000 abitanti, con un incremento del 19 per cento rispetto al 2017.

Il lato oscuro del Food Delivery

Un business che cresce esponenzialmente di anno in anno, dagli ampi margini di crescita e che rappresenta sicuramente il futuro del settore, ma che porta con sé, in linea con un po’ tutta la Gig Economy, alcuni lati oscuri.

Nel caso del Food Delivery è emerso ad esempio il problema dei rider, ovvero dei fattorini che si occupano della consegna fisica del cibo. Diverse inchieste hanno infatti mostrato come spesso alcune aziende compiano numerose violazioni riguardanti lo sfruttamento economico di queste figure.

Una situazione che nel 2019 ha portato i fattorini di tutta Italia a protestare per le loro condizioni lavorative.  La protesta più significativa, si è svolta davanti alla sede di Deliveroo.

A fronte infatti della decisione della multinazionale di abolire il salario minimo per passare a una retribuzione a cottimo, i riders italiani hanno deciso di protestare davanti alla sede dell’azienda chiedendo l’apertura di un tavolo di discussione in cui rivendicare i loro diritti.

Per rimediare a questa situazione, il governo ha varato ad Agosto 2019 un decreto legge contenente diverse disposizioni urgenti allo scopo di tutelare questa categoria professionale. 

Non tutte le aziende però hanno accolto positivamente l’iniziativa governativa, con Foodora che ha addirittura minacciato di lasciare l’Italia.