Il settore del factoring, particolarmente in voga sui mercati di origine anglosassone, sta diventando sempre più importante anche in Italia.

Un trend in continua ascesa legato alla necessità delle imprese di ottenere credito per tenere sotto controllo i flussi di cassa. Anche a causa delle molte difficoltà che spesso le PMI incontrano nella riscossione dei pagamenti da parte dei debitori.

Un espediente geniale, se così possiamo dire, visto che il contratto con il quale un’impresa cede ad una società specializzata i propri crediti esistenti o futuri, al fine di ottenere subito liquidità e una serie di servizi correlati alla gestione del credito ceduto, sta prendendo sempre più piede.

Con professionisti ad hoc che si occupano di gestire e amministrare le risorse, con l’incasso e l’anticipazione dei crediti prima della loro scadenza.

Il meccanismo del Factoring

Il meccanismo è piuttosto semplice. Le società specializzate in factoring si assumono l’onere di riscuotere l’importo dei crediti dietro pagamento di una commissione. Spesso queste aziende forniscono anche finanziamenti all’impresa cliente sotto forma di anticipazioni sui crediti non ancora scaduti.

Un modo di gestire risorse che in Italia può vantare un volume di affari di 247 miliardi di euro nel 2018, pari al 14% del Pil, percentuale in linea con la Gran Bretagna, dove vale il 13% del Pil. Peso relativo simile ma dimensioni diverse, dato che il factoring britannico rappresenta da solo il 55% del totale europeo.

Gli analisti spiegano questa evidente differenza con una regolamentazione più agile e snella ai piedi del Big Ben. In Italia, invece, gli intermediari finanziari devono sottostare e regole ferree e rigide, che spesso ne limitano il raggio d’azione e li penalizzano a livello internazionale.

Ma tant’è: dal 2008 in poi, dalla grande crisi finanziaria che ha colpito il mondo, con la conseguente stretta creditizia, il factoring si è trasformato in uno dei principali strumenti di finanziamento delle aziende. In Italia siamo ancora lontani dai volumi d’affari fatti registrare in Cina e USA; eppure il mercato è in continua evoluzione e si sta sempre di più caratterizzando da un’alta capacità innovativa dell’offerta alla clientela.

La tecnologia sposa il Factoring

La tecnologia è in grado di fornire nuovi e variegati servizi alle PMI. Strategie che evolvono essenzialmente secondo tre linee direttrici:

  1. la trasformazione digitale del modello di business e di quello operativo;
  2. il miglioramento della qualità del servizio offerto;
  3. la proposta dell’offerta a tranches di clientela non ancora coperti attraverso nuovi prodotti e pacchetti finanziari. 

Tra gli strumenti di particolare interesse, nell’ambito del factoring, vi è il cosiddetto “FinTech”. Esso è riferito alla tecnofinanza o tecnologia finanziaria. Vale a dire la fornitura di servizi e prodotti finanziari erogati attraverso le più moderne tecnologie messe a disposizione dall’ICT e da internet.

Una branca dell’economia in forte sviluppo, visto che nel 2018 ha fatto registrare un +120% di crescita, con un giro d’affari che sfiora i 40 miliardi di dollari. 

Il mercato delle Fintech

Il mercato delle FinTech conta attualmente più di 1.500 startup in tutto il mondo e un bacino di utenza che copre la quasi totalità della popolazione globale. Tra i servizi forniti ecco le app bancarie, i trasferimenti di denaro peer-to-peer, il crowdfunding online.

E ancora: il social lending o prestiti fra privati tramite Internet, le interazioni con i chat bot, mobile payment o pagamenti da smartphone, il prelievo cardless o senza carta di credito.

Un comparto, il FinTech, che sta trascinando il factoring, visto che riesce a tagliare i tempi di attesa, semplifica l’analisi dei rischi e garantisce emissioni di credito sostanzialmente in tempo reale, come emerge dalla ricerca Trend ed evoluzioni dell’invoice fintech a livello globale” realizzata da Assifact-Associazione italiana per il factoring con Accenture Strategy.