Il 1 luglio 2020, nell’ambito del Piano Industria 4.0., il decreto MISE è stato inserito in Gazzetta Ufficiale.  Nel decreto, viene messo a disposizione delle PMI ( Piccole e Medie Imprese Italiane) un fondo del valore complessivo di 100 milioni di euro.

La sua finalità è quella di favorire e  accelerare i processi di trasformazione tecnologica e digitale nel nostro paese.

Questo sia per quanto riguarda il rinnovamento dell’infrastruttura informatica dell’impresa. Sia per quel che concerne la riconversione degli impianti di produzione, e l’acquisto e l’utilizzo di tecnologie abilitanti. 

Le modalità di presentazione della domanda per accedere ai fondi e delle sue rispettive scadenza non sono però ancora state divulgate dal Ministero.

Questo genere di informazioni saranno invece fornite  con un altro provvedimento che dovrebbe uscire a breve. 

Decreto MISE, fondi per le PMI: requisiti d’accesso.

Per rientrare nel decreti, i progetti presentati devono però prevedere delle spese che siano contenute tra i 50 mila e 500 mila euro. 

I progetti possono essere elaborati e presentati sia da imprese singole che da imprese associate. Queste ultime però posso aver al loro interno un massimo di dieci persone. 

Lo scopo di questi fondi è quello di permettere a un’azienda di rinnovare o creare da zero un’infrastruttura informatica per migliorare la struttura aziendale nel suo complesso.

Oltre a questo, vi è anche la possibilità di utilizzarli per riconvertire gli impianti di produzione in base alle migliore tecnologie disponibili e integrare altre tipo di tecnologie come quelle che riguardano il pagamento di beni e servizi. O la gestione di un e-commerce e dei software per ottimizzare la logistica. 

Il decreto permette inoltre la possibilità di utilizzare questi fondi anche per costruire un’EDI, ovvero un Ecosistema Digitale per l’Innovazione. 

Chi può accedere ai fondi messi a disposizione per le PMI dal decreto MISE

Possono accedere ai fondi messi a disposizione dal MISE, le categorie d’imprese che rispettando determinati requisiti. 

Devono in primo luogo risultare iscritte e attive nel registro delle imprese. Devono poi necessariamente operare in misura prevalente nel settore manifatturiero, del turismo e del commercio. 

Un’altra disposizione fondamentale riguarda l’ultimo bilancio approvato. Questi,  deve aver necessariamente conseguito un importo dalle vendita e dalle prestazione che non sia inferiore a 100 mila euro.

Le PMI devono inoltre aver depositato presso il Registro delle Imprese almeno due bilanci approvati. Non devono trovarsi in stato di fallimento, o essere sottoposti ad alcun tipo indagine giudiziaria o procedura concorsuale. 

Le piccole e medie imprese che operano nel settore della pesca, della produzione primaria di prodotti agricoli e dell’acquacoltura non hanno il diritto di accedere alle agevolazioni previste dal decreto.

Decreto MISE: spese ammissibili e spese non ammissibili

L’agevolazione prevista dal decreto, può essere concessa in relazione ai costi e alle spese ammissibili.

Il 50 per cento dell’importo viene erogato con la seguente suddivisione. Il 10 per cento come forma di contributo, e il 40 per cento nella modalità di finanziamento agevolato.

I fondi stanziati devono poi rispettare altre due condizioni: il 25 per cento delle risorse erogate devono essere necessariamente a progetti presentati dalle stesse piccole e medie imprese.

Un 5 per cento viene poi riservato alle aziende che sono in possesso di un rating di legalità. 

Fondi per PMI: spese ammissibili e spese non ammissibili

Come spese ammissibili vanno intese quelle destinate al rinnovo di impianti e macchinari e tecnologie avanzate. Questo genere di spesa deve però avere necessariamente come finalità il miglioramento e la riconversione dei sistemi di produzione interni all’azienda. 

Sono considerati ammissibili anche i costi per i servizi di consulenza necessari allo sviluppo del progetto presentato. Questi ultimi però non devono superare la quota del 10 per cento dell’importo concesso. 

Sono compresi anche i costi relativi a un possibile canone di utilizzo di soluzione di cloud computing, e anche per l’utilizzo di servizi di connettività efficienti. 

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Come spese inammissibili vanno invece intese quelle che riguardano esclusivamente le spese interne, o stenute da un sistema di locazione finanziaria. Quelle che riguardano l’acquisto di macchinari usati. Spese riguardanti la la formazione del personale, o per l’affitto di terreni e impianti. I fondi non possono poi essere utilizzate per pagare le imposte arretrate.