L’indagine sulla Danske Bank riguarda alcune transazioni sospette, effettuate attraverso la filiale estone della banca, avvenute tra il 2007 e il 2015.

I media hanno fin dall’inizio parlato di uno dei più grossi scandali di riciclaggio internazionale di sempre, e d’altronde la cifra complessiva di questi “movimenti sospetti” si aggira intorno ai 200 miliardi di euro.

Una vicenda molto grave per la Danske Bank, sotto accusa per riciclaggio di denaro verso la clientela russa.

L’indagine era venuta allo scoperto nel settembre 2018, quando un’inchiesta indipendente aveva rivelato come la banca danese avesse partecipato al riciclaggio di 200 miliardi di euro attraverso la divisione estone. Le indagini successive avevano costretto Thomas Borgen, all’epoca Ceo della banca, alle dimissioni.

Danske Bank conta oltre 21 mila dipendenti sparsi nelle varie filiali, ma da quando è emerso lo scandalo, gli allarmi sul crollo degli utili negli anni a venire non hanno fatto che moltiplicarsi.

Soltanto alcuni mesi fà, Aivar Rehe, ex Ceo di Danske Bank in Estonia, fu ritrovato morto nella sua abitazione dalle forze dell’ordine di Tallinn. Rehe, che risultava scomparso da giorni e non era indagato, aveva “soltanto” testimoniato sull’inchiesta.

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Danske Bank: l’ammissione di Deutsche Bank

Nel 2018 anche la Deutsche Bank aveva ammesso di essere coinvolta nello scandalo della banca danese. L’istituto tedesco aveva infatti dichiarato di essere stato coinvolto nella gestione di circa 130 miliardi di euro che provenivano dalla filiale estone di Danske Bank.

Questo perché, Deutsche Bank si era occupata di aiutare alcuni clienti di Danske Bank in Estonia a trasferire denaro negli Stati Uniti.

Queste rivelazioni di Deutsche Bank sono arrivate dopo che il lunedì precedente, Howard Wilkinson, dipendente della banca danese, era stato chiamato a testimoniare davanti al parlamento danese. Le sue dichiarazioni si sono rivelate esplosive, in quanto Wilkinson ha riferito che nello scandalo erano coinvolte due banche statunitensi e una europea, di cui però non poteva fare i nomi a causa di un accordo di riservatezza che aveva firmato con Danske Bank il giorno del suo licenziamento.

Le previsioni per il 2020

Per tutti questi motivi, il 2020 per Danske Bank sarà un’anno molto critico. Le conseguenze di questo scandalo ne colpiranno infatti pesantemente i profitti.

Chris Vogelzang, amministratore delegato dell’istituto bancario, ha affermato che non è ancora possibile stimare la cifra complessiva delle multe che saranno inflitte a causa di questa indagine.

Per il Ceo però, la diminuzione degli utili di quest’anno dipende anche da altri fattori quali i bassi tassi di interesse, maggiori costi e svalutazioni. Per quanto riguarda i costi, sono aumentati anche in relazione all’aumento degli investimenti necessari a migliorare le procedure antiriciclaggio.

Il Ceo ha citato il caso dell’Estonia, in cui si è registrato un incremento delle spese operative di circa il 10 per cento.

L’utile netto del 2020 per la banca danese risulterà praticamente dimezzato. Si prevede che dai 2 miliardi di euro, si scenderà a una cifra di poco superiore al miliardo. E difatti, è stata la stessa banca, nell’Annual report 2019 a fornire queste previsioni, sottolineando come le prospettive economiche del gruppo bancario quest’anno andranno sotto le attese. 

Intanto però, immediatamente dopo la pubblicazione del report, il mercato ha reagito negativamente. Le azioni del gruppo bancario sono infatti scese del 3,5 per cento.

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Uno scandalo planetario

Sul caso Danske Bank sono state aperte inchieste da diverse parti del mondo, come in Estonia, Danimarca, Francia. Un’inchiesta è stata aperta anche negli Stati Uniti, dove ad indagare sulla vicenda sono sia il Dipartimento di Giustizia che la Sec (Securities and Exchange Commission).

Non solo, a preoccupare la dirigenza della banca danese sono anche i procedimenti civili che sono stati avviati in Danimarca e negli Stati Uniti. La cifra complessiva delle cause intentate degli investitori si aggira infatti su un totale di circa 840 milioni di euro.

Nel Dicembre 2019 63 investitori dell’istituto, hanno chiesto 174 milioni di euro di risarcimento. Danske Bank nel frattempo ha chiuso le proprie attività sia in Estonia che in Russia, e si prepara a farlo anche in Lituania e Lettonia.

Nonostante queste criticità, Vogelzang ha dichiarato che il suo istituto non seguirà la strategie dei suoi concorrenti e non trasferirà dunque i tassi negativi di interesse nei depositi bancari di medie dimensioni. 

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Danske Bank: sono iniziati i licenziamenti

A gennaio di quest’anno, Danske bank ha deciso di offrire ai suoi dipendenti degli incentivi affinché si dimettessero volontariamente.

Anne Knos, responsabile delle risorse umane, ha motivato questa scelta sostenendo come tagliare i costi sia la priorità dell’istituto danese. Questo sia per ripristinare la redditività, che per convertire l’intero istituto in una banca digitale.

La banca aveva già introdotto un blocco delle assunzioni nel mese di ottobre.

L’offerta di uscita volontaria, è rivolta ai dipendenti che operano in sedi speciali e ai membri dello staff in Danimarca. Non però al personale delle filiali e a coloro che ricoprono cariche che riguardano la regolamentazione.

La scorsa settimana inoltre Danske Bank ha dichiarato pubblicamente l’intenzione di voler tagliare circa 108 dipendenti nella divisione in Finlandia.

Non è di sicuro un buon momento per la banca danese.