Alla fine, Emanuel Faber ha deciso di non dimettersi dalla carica di Chief Executive Officer di Danone. Il manager infatti, con una mossa quasi a sorpresa, ha scelto di dividere in due il suo ruolo, mantenendo il ruolo di presidente.

Adesso si dovrà però cercare un nuovo amministratore delegato. Non sono dunque bastate le dure proteste dei fondi Artisan e Blubell a convincere il francese a lasciare definitivamente la sua carica. Faber guida Danone dal 2014 e si è dichiarato estremamente soddisfatto dell’intesa raggiunta con il resto del board.

Ha inoltre aggiunto che il compromesso raggiunto sulla governance, consentirà inoltre anche di dare una forte accelerazione alla prossima fase di sviluppo del colosso francese. 

Danone, il piano di  sviluppo promosso da Faber non ha funzionato

Le accuse mosse in questi ultimi tempi da alcuni fondi nei confronti di Danone riguardano innanzitutto il suo piano di marketing di diversificazione delle aree di business.  Molti infatti sostengono che la scelta di occuparsi anche di prodotti come quelli caseari ( o l’acqua minerale) sia arrivata troppo in ritardo rispetto ai competitor. E per questo può già considerarsi un fallimento, guardando inoltre l’ascesa di Nestlè, che però ha attuato una strategia di marketing molto diversa.

La multinazionale statunitense ha infatti scelto, in modo quasi sorprendente, di allargare la sua produzione sul cibo salutare e quello per gli animali domestici. Una decisione che però sembra aver già pagato, in quanto il tasso di crescita di Nestlé è restato invariato durante la pandemia. In un’intervista concessa al giornale Repubblica Bruno Monteyne, un esperto del settore alimentare sostiene che la scelta di Faber di non dimettersi pone Danone di fronte a un grosso enigma.  

Il nuovo AD sarà un mero esecutore delle strategie di Faber?

Il vero mistero sarà infatti capire quali saranno adesso gli effettivi poteri del nuovo amministratore delegato. E se ad esempio, si limiterà, come sostiene Montenyne, ad essere “un mero esecutore della strategia del presidente”. Ma così non fosse “le tensioni tra l’azienda e gli investitori saranno destinate a ripetersi d’ora in poi”. Naturalmente c’è anche chi ha un giudizio molto meno severo sul futuro del colosso francese in questo momento di crisi.

E sono in molti nel settore finanziario a sostenere che l’arrivo di un nuovo Ad offre invece una concreta speranza di cambiamento all’interno del gruppo. Anche perché, è un dato di fatto che i tentativi di Danone di diversificare il proprio core-business, fino ad adesso non hanno ancora dato i risultati sperati. 

Il fatturato di Danone nell’anno della pandemia

Durante la pandemia, il comparto interno all’azienda che si occupa della produzione di acqua minerale ha perso circa un quinto dei suoi ricavi rispetto allo scorso anno. Per questo, mai come adesso, l’azienda ha bisogno di un nuovo piano di marketing che le permetta di rilanciarsi sul mercato.

Una speranza per Danone potrebbe arrivare dal mercato dei preparati vegetali. Negli ultimi cinque anni, l’azienda ha rilevato due due imprese americane del settore molto importanti: la WhiteWawe e Follow Your Heart. 

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L’obiettivo posto da Faber è quello di arrivare ad ottenere da questo comparto economico entro il 2025, un fatturato di circa cinque miliardi di dollari.

Di sicuro, il coronavirus non è stato clemente con Danone che nel 2020, ha chiuso l’anno con una flessione di un punto e mezzo nel fatturato rispetto allo scorso anno. Non poco, considerato che parliamo di un’azienda che nel 2019 ha fatturato oltre 23 miliardi di dollari.