Il mondo della finanza non è sorpreso della profonda crisi in cui è precipitata una delle maggiori banche tedesche, Deutsche Bank.

L’istituto tedesco ha infatti chiuso il 2019 con perdite da 5,27 miliardi contro i 341 milioni di utile del 2018. Nel quarto trimestre la perdita netta è stata di 1,48 miliardi di dollari, in netto peggioramento rispetto a 409 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

Una bomba a orologeria per l’UE

Quest’anno si prevedono tagli sulle spese di 2 miliardi di euro per arrivare a tagli complessivi di 19,5 miliardi. Tuttavia, già nel primo trimestre la DB ha speso 5,6 miliardi.

Se l’istituto continuerà su questa linea, spenderà il 15% di quanto consentito. I dirigenti stanno ricorrendo a misure straordinarie come l’invito ai collaboratori di lavorare gratuitamente.

 

Il caso Epstein

Ma comunque la DB potrebbe essere interessata da un nuovo duro colpo. Le autorità statunitensi ritengono che la banca abbia contribuito alle speculazioni di Jeffrey Epstein, arrestato l’estate scorsa per abusi sessuali e, secondo la versione ufficiale, suicidatosi nell’istituto penitenziario federale dov’era detenuto.

È emerso che la DB non solo avrebbe concesso a Epstein numerose linee di credito, ma gli avrebbe anche aperto decine di conti intestati a nominativi di fantasia.

 

La previsione di Sannat

“La Deutsche fallirà e farà colare a picco l’Europa?”. E’ il titolo che dà al suo ultimo pezzo Charles Sannat: economista da leggere con molto interesse perché “interno” alsistema (piani alti di Paribas).

“Il rischio massimo per Deutsche è stimato  in 1515 miliardi di €. E’ stata creata una struttura per alloggiarvi gli “attivi andati a male”… ossia 75 miliardi € nella prima fase. Ne seguiranno altri. Infine i prodotti derivati ammontano a  – rataplan  – 45 mila miliardi di euro :  sì avete letto bene, 45 mila miliardi”.

L’euro calerà del 10 per cento sul dollaro. Donald Trump  -o il suo successore – strillerà; domanderà alla Fed, la sua banca  centrale, di produrre altri dollari per  calarlo; le cose si aggiusteranno”.

 

Lo scenario peggiore

Nel caso peggiore, ovvero di impotenza delle banche centrali o, peggio, di esplosione dell’euro, dell’eurozona, e di ritorno en catastrophe alle valute nazionali , le cose possono finire molto male, è chiaro”: “Ma per il momento, nonostante i cadaveri finanziari che la Deutsche Bank conserva nei suoi armadi, malgrado le  sue fragilità monumentali, non c’è ragione di temere che la banca tedesca affondi: perché sarà salvata per scongiurare il peggio. Ciò non vuol dire che i suoi clienti non perderanno denaro. Ma la Deutsche Bank deve essere salvata”.

 

Cosa sta facendo Berlino?

Di fronte ad uno scenario negativo il Governo di Berlino sta pensando a come “condividere il rischio” di dover assicurare tutti i correntisti della più grande banca europea.

Le condizioni poste dal governo tedesco – apertamente deflazionistiche – avrebbero come conseguenza quasi immediata una svalutazione sia delle banche che di altri asset italiani e di altri paesi europei. Che significa? Che chi dispone ancora di una certa liquidità può comprare quelle banche o quegli asset (immobili, industrie, attività) a prezzi inferiori a quelli attuali.

Un bell’affare, senza dubbio, specie se i potenziali acquirenti fossero – come sono – tedeschi. E potrebbero dunque far fronte all’esplosione del proprio sistema saccheggiando le ricchezze dei “partner europei”. Dando loro la colpa, ovviamente, di esser stati poco attenti a “fare i compiti a casa”

Il che conferma come le “regole europee” altro non siano che una una forma di concorrenza asimmetrica fra paesi europei, ossia l’esatto contrario della “casa comune” con cui travestono ogni proposta criminale a scapito delle popolazioni.

Il minimo che si dovrebbe pretendere da un governo appena dignitoso è il veto assoluto a qualsiasi “proposta” di vampiri travestiti da colombe. Ma vi sembra che questi (e i precedenti) siano governi dignitosi.

 

Quali sono le banche italiane più affidabili?

Fortunatamente alcuni istituti del nostro Paese hanno dimostrato, nonostante la crisi economica e i recenti scandali, di reggere bene il colpo e garantire fiducia ai propri clienti.

In termini di solidità Mediolanum si trova in testa alla classifica, seguita a distanza di quasi 6 punti da Credem, Mediobanca e Credito Valtellinese. Notevole il quinto posto per Intesa Sanpaolo che nei primi 4 mesi di quest’anno ha aumentato del 120% l’erogazione dei prestiti.

 

Le pressioni subite dalla banca nel 2020

Deutsche Bank è stata sotto pressione per la maggior parte dell’anno, di recente sono venute a galla le preoccupazioni di una possibile multa di 14 miliardi arrivato dal Dipartimento di Giustizia americano nell’affare mutui subprime, che tempismo. Le azioni erano leggermente salite di recente dopo che la banca ha accettato di vendere Abbey Life per 1,2 miliardi, e l’amministratore delegato John Cryan avevano escluso una vendita di azioni. La multa più salata per un caso simile è stata pagata da Bank of America che nel 2014 che ha versato 16,65 miliardi di dollari, mentre lo scorso aprile Goldman Sachs è stata multata per 5 miliardi.

 

Cosa accadrà?

La banca sarà salvata, a dispetto di quanto affermano la cancelliera tedesca Angela Merkel e il numero uno della banca, John Cryan. E’ quanto riporta il settimanale tedesco Die Zeit. Il contenuto dell’articolo è stato ripreso da Reuters, che scrive che il governo tedesco e le autorità finanziarie stanno preparando un piano di salvataggio per Deutsche Bank. Il piano consentirebbe a Deutsche Bank di varare un aumento di capitale a condizioni vantaggiose per pagare la maxi-multa imposta dal dipartimento di Giustizia Usa, del valore di $14 miliardi. 

 

Il ruolo dell’Italia

Sono sempre più insistenti le voci che circolano su una Deutsche Bank affamata di capitali, capitali che sembrano essere arrivati addirittura direttamente dalla casse di stato. Si racconta che nell’ultima cena di lavoro tra il Presidente del Consiglio Conte e Angela Merkel si sia parlato della più volte invocata (da noi) “Unione bancaria europea”, con l’aggiunta di un’assicurazione europea a garanzia delle banche che eventualmente dovessero cadere in default trascinando con se anche i conti correnti e i risparmi dei relativi correntisti.

Oggi, che a essere in difficoltà non è più la finanza italiana, ma l’azionista principale dell’Euro, cioè la Germania, oggi che a fare l’amara esperienza degli Npl (i crediti in sofferenza) sono i tedeschi, quelle regole che in principio sembravano così rigide e intransigenti, sembrano conoscere un improvviso ammorbidimento. Questi atteggiamenti ricordano molto quanto accaduto durante la grande crisi finanziaria del 2008, una crisi causata dall’avidità e dal rischio intrapreso dalla finanza anglosassone, un rischio che fino a quando portava profitto doveva essere considerato privato, quando successivamente alla crisi si tramutò in gravi perdite, le stesse istituzioni finanziarie, pretesero di statalizzarlo. La capitalizzazione e privatizzazione dei profitti, e la socializzazione delle perdite. Non si ricorda infatti nessun aiuto da parte tedesca, quando successivamente alla cura Monti, in Italia saltarono ben 7 istituti. L’Unione bancaria europea era molto lontana, se non irrealizzabile.