Credit crunch e stretta creditizia delle banche, la ricetta di Manuele Massari:

“Efficientare il sistema di price at risk e tornare alla funzione originale dell’erogazione”

Credit Crunch, cos’è?

Mercato eccessivamente fluttuante, instabilità perdurante e poca fiducia degli investitori. Figlia di un’economia stagnante e che non riserva nulla di buono per il futuro, il mondo dell’erogazione del credito per le PMI è sempre più problematico e asfittico.

Un tempo si parlava di credit crunch, lo ricordate? Termine anglosassone molto in voga negli anni addietro, in Italia è più noto come “stretta creditizia” o “crisi del credito”. Gli analisti lo definiscono come “un’improvvisa riduzione della disponibilità generale di prestiti (o credito) o un improvviso inasprimento delle condizioni richieste per ottenere un prestito dalle banche”.

Cenni storici

Il credit crunch è assurto agli onori delle cronache internazionali in particolare nel 2008, con il fallimento “Lehman Brothers”, società americana attiva sui servizi finanziari a livello globale. Nel giro di pochi istanti vennero bruciati attivi per 691 miliardi di dollari e persero il lavoro oltre 25.000 persone. In soldoni, si trattò della più grande bancarotta della storia americana.

A Wall Street, il Dow Jones perse 500 punti, il maggiore calo dagli attentati alle Torri Gemelle nel 2001.

Un crollo annunciato: dal 2005 al 2007 la bolla immobiliare crebbe esponenzialmente, per i mutui concessi a compratori insolventi che vennero cartolarizzati, creando una montagna di titoli tossici grazie ai quali Lehman Brothers continuò a macinare utili record. Ma a metà del 2007, la rotta si invertì e la banca iniziò ad accumulare perdite.

Fu proprio allora che si cominciò a parlare, anche nel nostro Paese, di credit crunch. Eppure, da qualche tempo a questa parte di credit crunch non si sente più parlare, come se fosse un termine desueto oppure le strette creditizie nei confronti dei cittadini e – soprattutto – del mondo imprenditoriale fossero solo un ricordo lontano, acqua passata.

Il Credit Crunch è solo un ricordo lontano?

A fornire una spiegazione plausibile e argomentata, ci pensa Manuele Massari, amministratore delegato di Valorimpresa Consulting, società specializzata nella consulenza di impresa, nel supporto alle imprese nell’ambito della ristrutturazione del debito bancario e dell’equity funding.

“Il credit crunch non è finito, ha solo cambiato vestito e modalità di presentarsi”.

Una “battuta” che nasconde una pura e dura verità.

“Al giorno d’oggi, la maggior parte delle PMI sono schiacciate e limitate dal fatto che non riescono ad avere un accesso agevolato al credito”, spiega Massari”.

Il Trend della Stretta Creditizia

Un trend che si sviluppa secondo due canali ben definiti: “Da un lato stiamo assistendo da tempo ad un innalzamento della soglia relativa ai parametri che consentono di accettare e quindi erogare crediti alle aziende da parte delle banche. Dall’altro, ecco l’imposizione della controgaranzia (MCC) e della “firma dell’imprenditore”.

“Una situazione insostenibile e che limita in maniera esponenziale l’operatività di moltissime PMI del nostro Paese”, sentenzia ancora Manuele Massari”.

“Ti piace vincere facile”, si potrebbe utilizzare in questo caso, anche perché l’evidenza di quanto sta accadendo è agli occhi di tutti: “Le banche non si assumono più alcun rischio, venendo meno dunque alla loro stessa ragione di esistenza. Sono ultra garantite e chiedono requisiti di alta qualità (ndr. merito creditizio). Serve un deciso cambio di rotta”.

LEGGI ANCHE La crisi del sistema bancario e il caso italiano

La ricetta di Massari per PMI e Banche

Diventa fondamentale, per imprenditori e PMI, affidarsi a consulenti preparati e competenti.

“L’obiettivo è far sì che le aziende possano presentarsi di fronte alle banche con il ‘vestito buono’, se così possiamo dire – chiosa Manuele Massari -; la nostra consulenza è mirata nel medio e lungo periodo, affinché le PMI sia in grado di presentare le credenziali necessari agli istituti di credito per ottenere il finanziamento richiesto”.

Ma non solo:

E’ necessario predisporre un efficientamento dei sistemi di price at risk, rivalutando la vera funzione originale del mondo bancario. Bisogna prendere coscienza del valore dell’erogazione, dell’importanza del mondo imprenditoriale italiano. Solo così il sistema economico potrà di nuovo trovare linfa vitale per la sua sopravvivenza”.