Qual è il “rischio estremo” che si prospetta all’orizzonte? E come il mercato finanziario è in grado di affrontarlo? Risposte certe e tranchant non ve ne sono. Un buon termometro della situazione economica globale lo può offrire il sondaggio mensile condotto da Bank of America su ben 200 gestori di fondi Usa. E in vetta, non vi sono particolari novità rispetto a quanto preventivato dagli analisti: ovviamente, le maggiori preoccupazioni le destano la pandemia da Covid-19 e le elezioni presidenziali a stelle e strisce. Qui fare previsioni per il futuro è davvero difficile. Non mancano le sorprese, in questa particolare classifica, soprattutto nelle posizioni di retrovia. Vediamole insieme.

Il rischio di un nuovo crack Lehman

Il dato più evidente è che si sta facendo strada un rischio sempre meno sfuocato e invece molto visibile. La paura è che si possa riproporre un crack in stile Lehman Brothers. Una vera ecatombe, causata in gran parte proprio dalla combinazione delle difficoltà economiche dovute dal Covid, con l’incertezza delle presidenziali americane. Basta valutare il livello di compressione degli spread che le banche centrali stanno operando sui rendimenti dei titoli di Stato in ambito internazionale. Gli occhi sono tutti puntati sul settore privato. In poche parole, sulle banche. Un indizio? Nel giorno in cui due colossi assoluti come JP Morgan e Citigroup hanno presentato i loro conti, Wall Street ha concentrato le sue attenzioni ribassiste proprio sul comparto creditizio. Tanto da chiudere in negativo.

Jp Morgani e Citigroup

Altro dato da non sottovalutare, quello degli utili. Ancora sotto trend rispetto alle previsioni degli analisti. Il consensus, infatti, si posiziona attorno al -19% su base annua contro il -30% del trimestre precedente, quello del lockdown, tanto per intenderci. E ancora: JP Morgan nel terzo trimestre ha registrato un +30% su base annua relativo ai depositi rispetto al +5% dei tre mesi precedenti, a quota poco superiore a 2 trilioni di dollari. Bene. Ma non benissimo. Visto che il tasso di concessione media di prestiti è rimasto invariato su base annua a 991 miliardi, in calo del 4% rispetto al secondo trimestre. Un risultato incredibile, visto che per la prima volta nella storia, JP Morgan ha comunicato al mercato un 100% in più di depositi rispetto ai prestiti. Lo stesso dicasi per Citigroup, il cui livello di depositi è salito al massimo storico. Mentre i prestiti rimangono irrimediabilmente fermi al palo.

I timori della Banca Mondiale

Pericoli e timori condivisi anche dalla Banca Mondiale. La capo economista dell’istituto, Carmen Reinhart, ha dichiarato a Bloomberg TV che sarebbe in arrivo una crisi finanziaria da Covid-19, con conseguenze molto gravi. Secondo Reinhart, la strategia attuata da parte di diverse banche centrali, come la BCE o la FED, di acquistare titoli di stato per rendere i tassi di rendimento bassi, sarebbe piuttosto rischiosa. Anche perché le banche difficilmente resteranno inermi nel momento in cui si dovrà attivare la fase di solvibilità dei prestiti erogati. Quanto successo ormai è storia, con la concessione di finanziamenti a basso costo a quelli definiti “cattivi pagatori”. E’ un gatto che si morde la coda, insomma. Da un lato, gli Stati debitori riusciranno a restituire i soldi presi in prestito attraverso l’emissione di bond? Dall’altro, anche se ciò dovesse accadere, chi ha concesso il prestito potrebbe fare i conti con una bassa redditività dell’investimento.