Borse mondiali: anche per l’anno in corso il trend rimane positivo. Consigli per gli acquisti da parte di alcuni analisti.
Se il 2019 è stato l’anno migliore del decennale mercato Toro, il 2020 promette sicuramente bene. Anzi, no. Analisti e consulenti finanziari si stanno sfidando a suon di previsioni: dati alla mano, basta fare quattro conti, vedere e analizzare gli anni passati con gli stessi rendimenti…
Sulla questione, insomma, è necessario fare un po’ di chiarezza. E partire dai dati certi. Che raccontano di un 2019 eccellente per le borse mondiali, con azioni globali che hanno avuto ritorni del 30%, dividendi inclusi.

Borse mondiali: il 2020

Sulle previsioni dell’anno in corso, invece, peserebbero alcune variabili imponderabili che non fanno altro che aumentare l’incertezza. Tra queste, le elezioni americane. Eppure, l’ottimismo prevale e stando ad una parte sempre crescente di esperti la parola d’ordine sarebbe “aspettare”: non è il momento di vendere.
I motivi li spiega Ken Fisher, analista finanziario e presidente di Fisher Investment.
Sul “Sole 24 Ore” Fisher dice che “ gli anni caratterizzati da performance eccellenti non pregiudicano l’andamento delle azioni in futuro. Infatti, dal 1970 ad oggi i mercati azionari globali sono saliti di almeno il 20% per 18 dei 49 anni trascorsi e l’anno successivo le azioni hanno registrato rialzi per ben 15 volte, seppur a ritmi diversi. Come scrivo spesso, i mercati Toro si concludono solamente in due modi: travolti da un wallop, ovvero un evento negativo imprevisto e di enorme portata, oppure, più spesso, in un contesto di euforia generalizzata”.
Per quanto concerne le elezioni americane e i vari conflitti planetari che coinvolgono per forza di cose gli USA, non dovrebbero avere un effetto stravolgente sul mercato azionario. “Considerando che non vi sono valide ragioni per aspettarsi un mercato ribassista, e nonostante il 2020 possa non essere altrettanto allettante quanto il 2019, dovreste comunque rimanere rialzisti”, sentenzia Fisher.

L’Analisi condivisa

Un’analisi “forte” ma condivisa anche da altri tecnici di fama internazionale. Come Stephen Dover, Head of Equities di Franklin Templeton, che dalle colonne di “Milano Finanza” aggiunge alcuni spunti di riflessione interessanti:
“L’economia Usa, nonostante la decelerazione, non rischia una recessione, mentre la Cina rallenta e l’area euro continua ad avanzare seppure a piccoli passi. Riassumendo: la crescita è più modesta, ma non siamo in prossimità di una fase recessiva”. E incalza: “Vi sono sicuramente alcuni rischi legati a politiche populiste e all’elevato indebitamento delle imprese. Tuttavia, in termini generali, i tassi di interesse sono bassi e l’inflazione non accenna ad aumentare; inoltre nel 2019 diverse grandi banche centrali hanno adottato misure a sostegno della crescita nel 2020 e interverranno ancora ai primi segnai di recessione”.
Quindi, stringendo, per Dover il livello contenuto dei tassi di interesse è un elemento determinante per la buona performance di asset rischiosi come le azioni. Un trend che potrebbe creare un contesto favorevole per le piazze azionarie. Tant’è vero che un ulteriore calo dei tassi di interesse indurrebbe gli investitori a cercare rendimenti su altri mercati, e in questo senso le azioni rappresentano una delle alternative più allettanti.

Già. Ma in un panorama così descritto, dove conviene investire?

Il futuro è nell’innovazione. Di solito le aziende innovative generano una ricchezza in grado di aumentare la produttività e offrire agli investitori un ottimo potenziale di performance nel lungo periodo. Senza dimenticare che l’innovazione ormai abbraccia una miriade di settori, dalla sanità all’industria, dalla finanza ai beni di consumo.
Ultima questione, l’allocazione geografica degli investimenti. Anche qui Dover ha le idee chiare:
“Sulle piazze emergenti, puntiamo essenzialmente su quattro tematiche di lungo periodo: crescita strutturale della tecnologia in tutti i segmenti dell’economia; aumento della spesa al consumo in linea con l’espansione del ceto medio; small cap dei Paesi emergenti favorite dalla crescita locale e società caratterizzate da progressi nella corporate governance e da un impatto ambientale contenuto o in miglioramento”.
Mercati emergenti interessati da un’espansione economica sempre più rapida. Per il 2020 l’Fmi prevede una loro crescita pari al 4,6%, quasi il triplo rispetto al +1,7% stimato per i Paesi sviluppati.
Insomma, il 2020 sarà ancora un anno florido per i mercati. E chissà ancora per quanto…