Ha fatto particolarmente scalpore, negli ultimi tempi, la notizia dello scandalo che ha investito la Bank of England.
E’ stato davvero un Natale turbolento quello passato dalla più importante istituzione finanziaria britannica, artefice della politica monetaria del Regno Unito, sorta nel 1694.
In sintesi, come da comunicato ufficiale, si potrebbe riassumere così: siamo stati hackerati. Una vicenda di puro spionaggio, che non poteva che avvenire nella Patria di James Bond.
In soldoni, da un’indagine interna è emerso che delle “talpe” sono riuscite a vendere in anticipo gli audio di alcune conferenze stampa, materiale sensibilissimo in grado di muovere – e direzionare – i mercati.
Informazioni che venivano trasmesse a hedge fund e traders che operano nel campo del trading ad alta frequenza  per speculare, garantendosi il vantaggio di un patrimonio di “ 5-8 secondi in partenza in anticipo”, come denunciato dal  Times.
Quisquilie di tempo che però, nell’epoca dell’ high frequency trading, degli algoritmi e del trading automatico governato dai computer, diventano un’enormità, in grado di far guadagnare milioni di sterline a speculatori senza scrupoli.

Bank of England: il “buco nero” del sistema informatico

Tecnicamente, il “buco nero” del sistema è stato individuato nei fornitori di servizi informatici alla Banca, società esterne che gestiscono la messa in onda delle riunioni. Veri e propri hacker erano in grado di avere accesso a file audio usati come copia di sicurezza nel caso in cui lo streaming principale non avesse funzionato. In un comunicato datato 18 dicembre 2019, i vertici della banca britannica informavano di aver “immediatamente disabilitato l’accesso del fornitore terzo”. Ma tant’è, ormai il danno era stato fatto…
Insomma, una vera e propria opera di spionaggio informatico hig level. Ciò dimostra, ancora una volta, come non esistano sistemi e strutture che possano considerarsi sicure al 100%. Anche ai piani più alti della politica economica e finanziaria globale.
Hackeraggi ed azioni illegali arrivate in un momento decisamente delicato. Da un lato, la riunione del board che ha deciso di mantenere i tassi inalterati allo 0,75%, dall’altro, la volata finale per  la nomina del nuovo governatore, visto l’addio del canadese Mark Carney.
Una scelta che è ricaduta su Andrew Bailey, già numero uno della Financial conduct authority (Fca), la Consob d’Oltremanica. Da marzo e sino al 2028 sarà lui a dover traghettare la Banca in anni che si prospettano cruciali per il futuro economico, politico e sociale non solo della Gran Bretagna ma di tutta Europa, con la sterlina fuori dall’UE.

Hackeraggio casuale o frutto di un disegno preciso?

La domanda, dunque, sorge spontanea. I tempi scelti per l’hackeraggio sono del tutto casuali oppure c’è un disegno ben preciso più grande? Che sia stato sfruttato il momento di transizione – e quindi di relativa debolezza – dell’economia d’Albione? Saranno i libri di storia fra qualche anno a dare la risposta definitiva.
Per ora i giornali inglesi continuano a fornire nuovi e raccapriccianti particolari sulla vicenda tutti da verificare.
Pare infatti che le aziende che ricevevano i feeds audio in anticipo li rivendevano ai propri clienti privati ad un costo oscillante tra le 2.500 e le 5 mila sterline l’uno, oltre ovviamente a ricevere una  fee fissa per le proprie prestazioni professionali di consulenza ufficiale.
Ma c’è di più: stando al “ Wall Street Journal”, il fornitore fraudolento sarebbe stato individuato in “Statisma News and Data”, leader nel campo dell’audio-delivery.
Ovvia e consequenziale la risposta dell’azienda anglo-americana. In una nota prenatalizia ha tenuto a precisare che non rilascia “informazioni senza che siano prima rese disponibili al pubblico.
È impossibile hackerare o intercettare qualsiasi evento pubblico dal vivo o conferenza stampa”. Piuttosto illuminante lo slogan che campeggia sul sito Internet di Statisma. “Copriamo gli eventi live più importanti di tutto il mondo, consegnandoli per primi e senza interruzioni”.
Ecco, se davvero le illazioni fossero confermate, si potrebbe dire che, nel caso della Bank of England, i files audio sarebbero stati consegnati un po’ troppo per primi…