A distanza di nove da quando venne per la prima volta emesso un decreto sanzionatorio, arrivano le prime multe destinate ai vertici della Banca Popolare di Bari.

E Banca d’Italia che sotto la presidenza di Ignazio Visco aveva già commissariato l’Istituto, ha optato per delle sanzioni particolarmente severe. Il valore complessivo ammonta infatti a 3,3 milioni di euro. In particolare, all’ex presidente Marco Jacobini, agli arresti domiciliari da Gennaio 2020,  è stata inflitta una sanzione pari a un milione e mezzo di euro. 

Banca Popolare di Bari, Marco Jacobini interdetto per 3 anni dall’intermediazione

Oltre a questo, l’ex presidente dell’istituto barese è stato anche interdetto per un periodo di tre anni da incarichi di intermediazione. Multati pesantemente anche Giorgio Papa, ex direttore generale e il figlio dell’ex presidente Gianluca Jacobini, che al momento dell’inizio delle indagini ricopriva il ruolo di co-direttore generale. Rinviato a giudizio per falsa testimonianza anche l’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis.

E queste sono soltanto alcune delle sanzioni che Banca d’Italia ha disposto nei confronti di una vicenda giudiziaria molto grave. L’inchiesta della magistratura è iniziata nel 2017 dopo il crac dell’Istituto di credito barese, che a partire poi dal dicembre del 2019 venne commissariato. Attualmente infatti, la Banca Popolare di Bari è di proprietà del Mediocredito Centrale, e dunque sotto il controllo diretto di Invitalia e Ministero dell’Economia e delle Finanze. 

Banca Popolare di Bari, scagionato dalle accuse Paolo Jacobini

Scagionato invece da qualunque a causa Paolo Jacobini, l’altro figlio del presidente che aveva ruoli direttivi all’interno della banca. Jacobini ha infatti dimostrato ai magistrati di essere in profondo attrito con la sua famiglia, anche a causa delle scelte fatte nella gestione dell’Istituto. Da quanto si apprende, avrebbe infatti consegnato in procura alcune mail che testimonierebbero come cercasse di mettere in guardia il padre da alcune scelte intraprese.

Proprio a causa di questi suoi avvertimenti, sfociati in litigi nel momento in cui si rese conto di non essere ascoltato, l’uomo sarebbe stato ridimensionato dal padre nel suo ruolo. Anche per questo, ribadendo la sua totale estraneità ai fatti, ha deciso di fare ricorso contro la decisione dei commissari di licenziarlo. Una soluzione per recuperare la banca barese va comunque trovata. 

Mediocredito Centrale, forte passivo a causa dell’istituto barese

Anche perché al momento, questa rappresenta una vera propria spada di Damocle per Mediocredito Centrale. Il suo ultimo bilancio infatti, relativo al primo semestre dell’anno in corso, è stato chiuso con un passivo pari a 48 milioni di euro. Un segnale preoccupante considerato che nell’esercizio precedente si erano invece registrati 16 milioni di utili. Un deficit causato in primo luogo dalla Banca Popolare di Bari.

Mediocredito ne detiene il 97 per cento e l’Istituto ha chiuso la prima metà dell’anno con un passivo di 101 milioni di euro, una perdita che Mcc è riuscita a compensare solo in parte. Andando più nello specifico, e volgendo lo sguardo alle voci inerenti le spese amministrative, si nota l’accantonamento una tantum disposto da Mcc di 53 milioni stanziata alla Banca Popolare. Gli azionisti però, al di là delle multe di Banca d’Italia che certificano in modo definitivo le gravi irregolarità, hanno poco di cui stare tranquilli. 

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Al momento non vi è nessuna certezza per loro di essere rimborsati entro il 31 Dicembre di quest’anno dai loro crediti. Un rimborso in obbligazioni di circa 228 milioni. Una cifra importante che coinvolge in tutto 17 mila azionisti. Una situazione grave come ha confermato di recente ai giornalisti Augusta Dramisino, l’avvocatessa che dal 2019 rappresenta legalmente tutti gli azionisti danneggiati dal crac dell’Istituto.