“Nuove mire statunitensi su Esselunga. È da qualche mese che nella comunità finanziaria milanese circolano indiscrezioni su un possibile interesse del colosso Amazon per il gruppo posseduto dalla famiglia Caprotti. Per ora si tratta soltanto di approcci, anche sulla base di qualche studio effettuato da alcune banche d’affari. Per capire quanto il leader dei supermercati italiani sia sinergico per il business del gigante fondato da Jeff Bezos, che nel settore si è affacciato da qualche anno”. La notizia, riportata qualche giorno fa dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, avrebbe del clamoroso. La proprietà ha smentito ufficialmente “nel modo più fermo ogni voce o ipotesi di trattativa di vendita, mai presa in considerazione con nessuno e per nessuna ragione”. Eppure, da più parti, nell’ambiente finanziario e food business, i rumors stanno crescendo sempre di più. L’impressione è che di questa vicenda si parlerà a lungo.

Amazon e le mire espansionistiche

Veniamo ai dati di fatto. Il business di Amazon negli ultimi anni si è espanso a macchia d’olio. Non solo la posizione dominante dell’e-commerce. Oggi Amazon vuol dire piattaforme di streaming, settore farmaceutico e grande distribuzione organizzata. L’interesse di Amazon per il mondo del food è iniziato nel 2017, quando la società di Jeff Bezos ha acquisito per 13,7 miliardi di dollari la Whole Foods. Si tratta di una catena statunitense proprietaria di oltre 400 punti vendita di cibo organico e biologico. Ma non solo. Con il lancio di “Amazon Go”, l’azienda ha dimostrato sempre più interesse per l’acquisizione di negozi fisici. Tecnologia innovativa, infatti, che permette ai clienti di fare la spesa tramite una app collegata al proprio conto Amazon. Entrando e uscendo dal supermercato. Senza passare dalle casse.

Amazon Go

Un’esperienza, quella di Amazon Go, che per ora fatica a decollare, almeno oltre Oceano. L’app funziona soltanto vicino casa, con l’apertura dell’Amazon Go Grocery a Seattle e in alcuni punti a San Francisco. In Europa il tentativo piace parecchio a Londra, con l’Amazon Fresh e le sue casse automatiche. In questo senso, l’eventuale acquisizione di Esselunga assicurerebbe al gigante americano una presenza importante in Europa nel settore GDO, con dei presidi fisici sul territorio italiano. Oltre ad apportare un prezioso contributo tecnologico alla catena di supermercati della famiglia Caprotti.

La spesa virtuale

Insomma, Jeff Bezos ha compreso che in un futuro neanche troppo lontano – un processo accelerato dalla pandemia -, la dimensione del negozio fisico non sarà più fondamentale. L’approccio vincente sarà quello che riesce a combinare in modo nuovo i tre formati: negozi fisici, e-commerce, ritiro della spesa. L’obiettivo, creando un’esperienza che al momento non esiste. Ogni negozio potrebbe gestire contemporaneamente tre diversi modelli di business con livelli di complessità tecnologici, della catena di approvvigionamento e di logistica generale estremamente elevati. I clienti avrebbero la possibilità di utilizzare pareti virtuali, consulenze personalizzate o app create ad hoc per ordinare tutto quello che vogliono ben oltre a ciò che il negozio può offrire sui suoi banchi.

Work in progress

Ma la conquista di Esselunga sarebbe soltanto uno step ulteriore, all’inseguimento di un gigante come “Walmart”, da oltre 20 anni in testa nella classifica Global Powers of Retailing 2021 di Deloitte dei primi dieci retailer al mondo. Posizione bramata da Amazon, che nel frattempo è riuscita a scalzare dal secondo gradino del podio un’altra istituzione come Costco Wholesale Corporation, grazie a una crescita del 17,7%. Insomma, work in progress…