Realizzare una nave spaziale in grado di utilizzare un motore “warp drive”, quindi con una forma di propulsione “più veloce della luce? La profezia raccontata nel film “Star Trek: primo contatto” potrebbe diventare realtà. Non certo a breve termine. Intanto, al “Johnson Space Center” della NASA, a Houston, da alcuni anni si stanno portando avanti degli esperimenti che potrebbero dare indicazioni positive sullo sviluppo futuro di una tecnologia simile al warp drive di Star Trek. Insomma, ecco un’altra idea nata dalla fantascienza che potrebbe – teoricamente e concretamente – diventare plausibile grazie alla scienza moderna.

“Warp drive” e la NASA

A condurre gli esperimenti in Texas ci sta pensando Harold “Sonny” White. Chiaramente il fisico americano e i suoi collaboratori stanno lavorando su una scala più piccola, utilizzando un dispositivo di misurazione della luce. Come dichiara lo scienziato al sito specializzato “space.com”, “Stiamo cercando un cambiamento nella lunghezza del percorso del fotone sull’interferometro, perché sarebbe la prova che stiamo generando l’effetto che stiamo cercando”. “Abbiamo visto un cambiamento nella lunghezza del percorso ottico. Stiamo facendo sembrare una gamba dell’interferometro più breve a causa del fatto che questo dispositivo è acceso, rispetto al dispositivo spento. Questo, però, non significa che sia quello che stiamo cercando”. Tradotto: questi esperimenti non è detto che portino alla nascita di una propulsione a curvatura. Tecnologia necessaria per superare i limiti della velocità.

Il “Quantum-thruster”

In ogni caso, l’impegno di White è fondamentale. In particolare, per sviluppare un’altra tecnologia denominata “Quantum-thruster”, che potrebbe essere la chiave per arrivare a produrre il carburante necessario per un motore a curvatura. Il concetto non è facile da comprendere. Proviamoci: la nave spaziale sarebbe spinta dalle perturbazioni quantistiche dello spazio. Tutto ciò grazie a una tecnologia capace di creare dallo spazio vuoto dell’energia negativa, ingrediente essenziale per un motore a curvatura di questo tipo. Chiariamo subito: in questo modo, la nave spaziale a curvatura non andrebbe mai più veloce della luce. Certo, lo spazio-tempo deformato attorno alla nave si contrarrebbe e si espanderebbe trascinando con sé la nave e consentendole di percorrere distanze enormi in breve tempo.

Viaggiare tra le stelle

Quali sarebbero le conseguenze? Incredibili. E forse non tutti siamo pronti “mentalmente” ad accettarle. Innanzitutto, come si legge sempre su space.com, “La nave potrebbe, così, raggiungere i pianeti del sistema solare in poche ore e le stelle vicine in pochi giorni”. Senza violare la teoria della relatività di Einstein. Cosa che invece farebbe lo spazio-tempo. A dirla tutta, l’ipotesi sulla quale sta lavorando Harold “Sonny” White non è del tutto nuova. Già nel 1994 il fisico messicano Miguel Alcubierre aveva approntato esperimenti che però richiedevano, per il disco di curvatura, enormi quantità di energia. Dai test di Alcubierre derivò anche il controverso propulsore EM-Drive, sul quale si continua a lavorare da anni con alterni risultati e che sta per essere sottoposto ad un nuovo, decisivo, esame.

Giove e la fantasia

Il lavoro di White sembrerebbe avere ridimensionato le quantità di energia necessarie. Un passo decisivo, visto che sino a poco tempo fa alcuni studi avevano dimostrato che il disco avrebbe avuto bisogno di un flusso energetico pari a quello prodotta dalla massa di Giove. Al momento, una tecnologia simile appare molto lontana da raggiungere e ancora più lontana da applicare. “Ma è certo che l’uomo non smetterà mai di tentare di superare i confini della conoscenza, per esplorare, tornando a Star Trek, coraggiosamente, posti dove nessun uomo è giunto prima”. Siamo ancora nel campo della fantasia che supera la realtà?