Start up e PMI innovative, importanti novità dopo mesi di difficoltà dovute alla pandemia. Nel Decreto Rilancio ecco un pacchetto di 1 miliardo di euro per sostenere il settore. Tra incentivi e liquidità, ecco l’innalzamento della detrazione fiscale dal 30 al 50% sui capitali investiti dai cosiddetti “investitori informali”. I “Business angels” sono quei soggetti privati che apportano fondi a una nuova impresa, start up, in cambio di capitale di rischio della stessa, diventandone socio. Un modo di fare business nato decenni fa negli Stati Uniti e che ora sta prendendo sempre più piede, anche nel nostro Paese.

I “Business angels” italiani

Esultano i rappresentanti di IBAN, l’Associazione italiana dei Business Angels, da tempo impegnata nel vedere riconoscere l’impegno di un settore in profonda evoluzione. Come rivela la “Survey IBAN 2019”, l’annuale analisi sul mercato italiano dell’informal venture capital condotta dall’Associazione IBAN, con la supervisione scientifica del professor Vincenzo Capizzi dell’Università del Piemonte Orientale e della SDA Bocconi. E i numeri sono davvero positivi: solo l’anno scorso, gli investimenti diretti degli angels italiani hanno toccato quota 52,7 milioni di euro, suddivisi in 88 operazioni.

Investimenti in ICT

Il settore che maggiormente ha beneficiato degli investimenti degli angels è l’ICT: il 35% del totale nel 2019. Si tratta soprattutto di progetti per lo sviluppo di piattaforme di e-commerce relative a beni e servizi. Più staccato l’interesse per il terziario avanzato, che ha raccolto il 12% degli investimenti. Qui giocano un ruolo chiave i servizi finanziari e i beni di consumo. La Survey conferma anche il perdurare dell’interesse degli investitori verso start up che effettuano attività di ricerca e sviluppo nel settore della sanità e delle apparecchiature medicali (8%).

Un business in crescita

Cresce anche la dimensione delle operazioni. Il taglio medio degli investimenti fatti dagli angels italiani infatti è nettamente in aumento rispetto al 2018: +50% delle operazioni che superano i 100 mila euro e il 26% degli investimenti che vanno oltre il mezzo milione di euro. Nel 2019 gli angels nostrani hanno investito mediamente 220 mila euro in ogni società target, continuando a preferire le start up (66%) rispetto alle realtà in fase di seed (34%).

Focus sulle start up

L’obiettivo principale degli investimenti degli angels del nostro Paese rimane, dunque, le start up (79%) e le PMI innovative (32%). La Survey IBAN 2019 conferma, inoltre, un trend emerso anche nelle ultime rilevazioni. Gli investitori tendono a “fare squadra” ed unirsi in cordate per aumentare l’apporto finanziario e ridurre allo stesso tempo il rischio. Una strategia in grado di portare benefici a tutte le componenti coinvolte. Le aziende ricevono capitali e supporto per proseguire nel loro percorso. Gli investitori accrescono in maniera proporzionale il ritorno economico, in seguito ad un apporto di liquidità consistente.

L’identikit dei Business angels italiani

L’analisi di IBAN traccia anche un identikit dei Business angels italiani. Si tratta soprattutto di uomini tra i 40 e 50 anni, con un livello di istruzione alto o molto alto. Residenti nel Nord Italia. Il passato professionale di questi business men è soprattutto in ruoli dirigenziali o imprenditoriali. Attualmente svolgono attività di libero professionista (39%), valore in deciso aumento rispetto al 2018, o imprenditoriale (28%). Il potenziale di crescita del mercato (45%), il team (26%) e la strategia di uscita (11%) sono invece gli elementi che più degli altri vengono soppesati prima di prendere una decisione definitiva.