Spotify ha deciso di seguire l’esempio di altri colossi hi tech, come ad esempio Twitter. La pandemia infatti ha portato la piattaforma musicale a decidere di trasformarsi in un’azienda distribuita.

E la prima conseguenza di questo naturalmente, è stata quella di aver messo tutti i dipendenti dell’azienda in smart working.

Poche eccezioni in questa scelta radicale intrapresa da Spotify. Resteranno infatti in sede soltanto le figure professionali la cui presenza fisica è considerata indispensabile. Come ad esempio, coloro che si occupano attualmente della manutenzione dei server. La nuova politica del servizio musicale svedese entrerà in vigore a partire dal periodo estivo. 

Spotify, smart working per i dipendenti: come funzionerà la prima fase

In questa prima fase, i dipendenti si confronteranno con i loro referenti aziendali al fine di trovare la formula migliore per dare inizio a un rapporto di smart working. A questi inoltre, Spotify ha deciso di lasciare anche la libertà di cambiare paese. Una scelta che rende dunque i dipendenti tra i primi veri nomadi digitali di questa era, quantomeno in relazione al numero.

Una decisione storica dunque, che l’azienda di streaming musicale ha reso nota attraverso la pubblicazione di un comunicato ufficiale sul proprio sito. Nella nota Spotify chiarisce che si tratta di un’opportunità per entrambe le parti in causa.

Smart Working, una questione che non riguarda più soltanto il settore privato

La strada sembra dunque tracciata e, complice l’avvento della pandemia e le conseguenti misure restrittive, l’impressione è che stiamo assistendo a un processo che già era inevitabile prima, e che adesso è stato semplicemente accelerato.

Che lo smart working diventasse la modalità lavorativa principale del futuro è d’altronde una verità che si conosce da tempo e che non riguarda soltanto il settore privato. Anche la Germania ad esempio, sta valutando la possibilità di introdurre il lavoro telematico e renderlo un diritto per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione.

Spotify, arriva in Italia il primo podcast originale

In tutto questo continua inarrestabile la crescita di Spotify nel nostro paese. Di recente infatti, l’Italia è diventata il quindicesimo mercato in cui l’azienda svedese ha deciso di produrre contenuti. A breve infatti assisteremo al debutto del primo podcast originale in italiano prodotto da Spotify.

Sarà il famoso gruppo comico The Jackal a condurlo e si intitolerà “TuttoSanremo ma dura di meno”. Si tratterà dunque di una trasmissione satirica incentrata su quella che accade nel festival della musica italiana e sarà composta da dieci episodi in totale. È di questi giorni inoltre, la notizia che un ex-collaboratore di Obama sia entrato ufficialmente nel consiglio d’amministrazione dell’azienda svedese. 

Spotify, ex collaboratrice di Obama entra nel consiglio di amministrazione

Si tratta di Mona Sutphen, una donna con un passato da consulente finanziaria e che al suo attivo, vanta diverse collaborazione con alcune start up del settore tecnologico. Fu chiamata da Obama durante il suo primo mandato che le affidò il compito di ridefinire l’agenda tecnologica degli Stati Uniti. Daniel Ek, fondatore e ceo di Spotify, ha dichiarato che la sua azienda accoglie con entusiasmo la donna, rimarcandone inoltre il grande percorso professionale che si porta con sé.

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Ek ha infatti spiegato che “Mona ha costruito una carriera sia nel settore pubblico che in quello privato, fornendo consulenza ai leader in materia di politica interna internazionale e statunitense, tecnologia, macroeconomia, commercio e diritti umani. Porterà una nuova prospettiva di grande valore al consiglio di amministrazione, in un periodo che ci vede concentrati nel portare avanti la nostra strategia in questo periodo di cambiamenti eccezionali in tutto il mondo”.